Con gli occhi di un bambino

La quarantena continua e con essa l’insofferenza. In molti si lamentano delle perdite economiche, dei disagi o semplicemente della noia. Le ragioni dei singoli sono molteplici, alcune delle quali meritevoli di attenzione, comunque non è semplice mettere tutti d’accordo quando si deve tutelare il bene comune. Già, il bene comune, questo sconosciuto. Le creature viventi sono accomunate dall’istinto di sopravvivenza e noi non facciamo eccezione. Quello che ci differenzia è la difesa del gruppo e la continuità della specie. A volte gli animali sacrificano alcuni membri del branco per proteggere chi è più utile alla comunità. In genere si tratta dei più anziani o malati. Noi non siamo “bestie” e non possiamo accettarlo .. se si tralascia l’ “insignificante” caso della tutela degli interessi personali. Allora siamo pronti a sacrificare i nostri simili, basta siano “altri”. Spesso affrontiamo la vita col motto del carpe diem e ci facciamo guidare dai nostri egoismi. Tutti sono pronti a proteggere i propri affetti, ma senza guardare troppo oltre. Tornando alla quarantena, mi sono reso conto di come siano passati in secondo piano i cambiamenti improvvisi avvenuti nella vita degli individui più “deboli” : i bambini. Sono proprio loro coloro ai quali è stata maggiormente stravolta la vita. Non possono andare a scuola, non possono svolgere attività ludiche e sportive, non possono vedere i nonni né frequentare i propri coetanei. Insomma, non possono fare nulla e se esistono dei colpevoli per  questa emergenza, di certo non sono loro. Gli adulti, quanto meno, possono sempre inventarsi delle scuse. Conosco un tizio che ha corso una maratona (42 Km !!) continuando a girare attorno a casa o persone che vanno ogni giorno al supermercato solo per avere l’ora d’aria. D’altronde si sa, se non è espressamente vietato (..). Io per primo ho sottovalutato le esigenze di mia figlia ed è accaduto per un motivo preciso : lei, tempo zero, si è adattata benissimo alla nuova realtà. Non credo sia una mosca bianca, anzi. Parlando con amici e genitori dei suoi compagni, tutti mi hanno confermato questa impressione. Dopo la chiusura della scuola le abbiamo spiegato i motivi e i  comportamenti da seguire ed ha subito recepito il messaggio. Molto meglio di mio padre il quale, alla fine di ogni telefonata, continua a chiedermi quando andremo a cena da loro. Dovrebbe sapere meglio di chiunque altro che non mi chiamo Conte visto che il cognome appiccicatomi alla nascita è proprio il suo. Ad ogni modo a casa il tempo scorre in una tranquilla “normalità”. Bisogna fare un po’ di fatica con le lezioni inviate dalle maestre e c’è bisogno che i genitori aiutino ad organizzare la giornata, ma stiamo parlando di bambini mica di smart worker. Lo scorso sabato era l’ Earth hour , giornata in cui si chiede di spegnere le luci per un’ora come gesto di sensibilizzazione all’eccessivo consumo energetico. L’ho proposto a mia figlia cercando di non essere “pesante” ed ha accettato con entusiasmo. Così abbiamo passato la serata giocando a carte con la mamma a lume di candela. Ci siamo divertiti da matti, soprattutto nelle partite ad “UNO” in cui, alla luce fioca, confondevamo continuamente il verde con il blu. Le è piaciuta talmente tanto che abbiamo replicato la domenica, con la promessa di ripetere la serata almeno una volta a settimana. Allora i figli (per ora) ci ascoltano sul serio ?! Scherzi a parte, loro si fidano di ciò che gli diciamo e lo assorbono facilmente. È una bella soddisfazione e una grande responsabilità. A questo punto basterebbe “soltanto” che i genitori dessero loro gli input giusti .. (più facile a dirsi che a farsi). Ritengo sia improbabile, però sarebbe bello continuare ad avere quel tipo di apertura mentale anche da adulti. Parecchi anni fa, quando chiesi a mio nonno perché mettesse dei bastoni legati ai giovani alberelli in giardino, mi spiegò come fosse quello il momento buono per guidarli nella direzione giusta. Una volta cresciuti troppo storti da risultare fastidiosi o addirittura pericolosi, l’unica soluzione possibile sarebbe stata .. tagliarli.

E se non fosse un caso ?

Il propagarsi del COVID-19 sta mettendo a dura prova gli esseri umani di buona parte del globo e le “normali” attività della vita quotidiana. Il rallentamento della produzione, degli spostamenti e dei consumi, ha coinciso (ma non è una sorpresa) con un evidente calo di inquinamento. Nelle aree industriali è visibile dai satelliti e in alcune zone costiere il miglioramento dei mari si può notare anche ad occhio nudo. I delfini si avvicinano alla banchina del porto di Cagliari e nei canali di Venezia si sono rivisti i pesci ! L’ironia della situazione è che gli unici a non poterne godere sono proprio gli esseri umani, costretti a restarsene rinchiusi in casa. Viene da pensare come tutto questo, altro non sia che una difesa della Terra per poter “rifiatare” e dare un avvertimento a tutti noi. Almeno, io l’ho pensato . Naturalmente niente di tutto ciò è supportato da basi scientifiche; lo definirei un atto di fede. La scienza, però, si interroga sulle cause scatenanti della pandemia e cerca delle risposte. Una viene proprio dal fragile equilibrio della Natura e dall’invadente intervento umano che lo mette a rischio. Molti agenti patogeni sono veicolati da animali selvatici ed entrano in contatto con l’uomo quando quest’ultimo modifica gli ecosistemi ed il loro habitat. Un virus fa il cosiddetto “salto di specie”   ( spillover ) quando passa da un animale ad un essere umano, adattandosi poi alla trasmissione uomo-uomo. Se ciò accade, citando l’autore del saggio ” Spillover ” (D.Quammen), “quel virus ha vinto la lotteria” con una popolazione di oltre 7 miliardi di individui che vivono in città affollate e si spostano in lungo e in largo. Il suo unico obiettivo è diffondersi ed il “terreno di conquista” sconfinato. Una delle ipotesi sull’origine dell’attuale coronavirus è che lo spillover sia avvenuto in un mercato di animali selvatici vivi nella città di Wuhan in Cina. Qui gli animali sono destinati alla macellazione per il consumo umano. Il commercio di animali, ma anche la distruzione dei loro habitat, porta diverse specie abituate a vivere in luoghi isolati, ad avvicinarsi sempre più ai centri abitati. Entrando in contatto con persone o con i loro animali domestici, aumentano i rischi di contagio. Il pericolo in questione è stato riportato in un recente rapporto pubblicato dal WWF che lancia l’allarme (leggi qui). Il COVID-19 non è un caso isolato e nei prossimi anni potremmo essere costretti a fronteggiare minacce analoghe o forse peggiori se non diamo un taglio alla perdita di biodiversità. Lo scenario è poco rassicurante e non è scontato possa bastare l’emergenza in atto per cambiare rotta . Come mi ha suggerito un amico, servirebbe “il mese del virus” ogni anno .. naturalmente senza il virus . Tuttavia i pericoli non provengono esclusivamente dagli animali; ce ne sono di ben conservati e sigillati nei ghiacciai. In realtà “sigillati” è una parola grossa, visto il ritmo con cui si stanno sciogliendo e da qui il rischio. Un team di ricercatori internazionale ha rilevato 33 virus preistorici (molti dei quali sconosciuti) analizzando due campioni di ghiaccio prelevati dall’altopiano tibetano. Se rilasciati nell’atmosfera potrebbero avere effetti imprevedibili sul genere umano (leggi qui). Chissà quanti ce ne potrebbero essere intrappolati (fino ad oggi) nei ghiacci perenni di tutto il pianeta. Per quanto mi riguarda, la parte più gratificante della quarantena è poter fare il maestro. Giustappunto, in questi giorni con mia figlia stiamo studiando l’era glaciale. Dalle raffigurazioni sul libro di terza elementare, l’uomo di Neanderthal sembra un “tipetto” molto più robusto rispetto agli attuali sapiens. Preferirei non prendermi una delle loro malattie, nemmeno un raffreddore. Per tornare alla mia premessa, tra le varie cose che girano sul Web, mi è capitato di vedere un video che “parla” a nome del virus (e indirettamente della Terra). Anche quel video non è un trattato scientifico, ma nei sui 3 minuti contiene molte cose da ascoltare. Non a caso si intitola proprio #ASCOLTA (guarda il video) .

Un’eco lontana .. una richiesta di aiuto

A volte penso che non siamo più abituati a lottare. La qualità della vita raggiunta, i diritti acquisiti, tutto viene dato per scontato. Forse per questo ogni cambiamento nelle nostre abitudini ci mette in crisi. Ogni rinuncia, dalla più piccola alla più grande, diventa quasi insopportabile. I nostri nonni, loro si erano pronti ad affrontare le difficoltà per tirare avanti. Ci sono zone del mondo dove è ancora così e le persone sono costrette a combattere quotidianamente per ogni cosa, anche per la sopravvivenza. L’Amazzonia è una terra bellissima, la zona del pianeta con la più ampia biodiversità, ma anche il regno dell’ingiustizia. I confini della foresta si sono sempre più ristretti nel corso dei decenni ed oggi la minaccia è più grave che mai. L’attuale presidente della Repubblica, J.Bolsonaro, ha dichiarato guerra alle associazioni ambientaliste ed ai popoli indigeni, favorendo in ogni modo i latifondisti e le lobby che lo hanno aiutato a vincere le elezioni. Non ha mai nascosto il progetto di sfruttare economicamente il “polmone della Terra”. La prima mossa è stata incentivare l’agricoltura estensiva anche con l’utilizzo di semi geneticamente modificati. Adesso è stato autorizzato l’uso delle armi da parte degli agricoltori nelle estensioni delle loro proprietà, con il conseguente aumento dei taglialegna abusivi e degli incendi di origine dolosa finalizzati ad allargare le aree coltivabili. Sono cresciuti gli atti di violenza nei confronti degli indios, i quali tentano di difendere le loro terre. Per comprendere l’indirizzo dell’attuale esecutivo basti pensare al Ministro dell’Ambiente R.Salles, il quale sostiene come il riscaldamento globale sia puramente un “tema accademico” ed i suoi (eventuali) effetti visibili tra 500 anni. Temo che per quella data sia in dubbio la presenza della vita stessa e l’operato di questi personaggi ne avvicina l’avverarsi. Con il disegno di legge 191/20 si è voluto fare un ulteriore passo in avanti verso lo sfruttamento totale delle risorse amazzoniche. Si è spianata la strada alla possibilità di trivellare alla ricerca del petrolio, di aprire miniere e soprattutto alla costruzione di enormi infrastrutture. L’obiettivo, per niente celato, è quello di popolare L’Amazzonia di non-indigeni, eliminando ogni diritto degli attuali abitanti. Ci sono persone che non vivono come noi, secondo i nostri criteri, ma vivono in modo semplice in armonia con la natura. E non sono persone che, come sostiene Bolsonaro, se ne avessero l’occasione, abbandonerebbero i loro luoghi natii per trasferirsi nelle città. Questo è evidente perché non sono ignari di cosa ci sia oltre i loro confini. Non sono certo come quei soldati fantasma giapponesi ritrovati arroccati nelle foreste del Sud-est asiatico a trent’anni dalla fine della guerra senza che ne sapessero la notizia. Sono individui che hanno scelto quel tipo di vita e sono pronti a lottare per difendere i propri diritti e le tradizioni delle loro tribù in tutte le sedi opportune. Diritti sanciti dalla Costituzione del 1988, la quale attribuiva a 256 popoli autoctoni 1296 aree ben delineate. In realtà ad oggi ne sono state demarcate soltanto 1/3 e anche queste sono oggi a forte rischio. Se il PL 191/20 diventerà esecutivo, questi popoli non avranno nessuna voce in capitolo e saranno “integrati” nella società brasiliana o, per meglio dire, sradicati forzatamente dalle loro case. Bolsonaro non ha mai accettato il principio di “diritto alla differenza” di queste etnie, anch’esso stabilito dalla carta costituzionale. D’altro canto si può intuire quanto possa rispettare i principi democratici, un’alta carica dello Stato che definisce Greenpeace Brasil “merda e spazzatura” (leggi qui). Pochi giorni fa lo stesso presidente ha smentito le voci su una sua presunta positività al coronavirus facendosi immortalare sul proprio profilo FB nel classico gesto dell’ombrello. Cosa dire : quanta eleganza (..) . Le organizzazioni ambientaliste sono un ostacolo allo sviluppo pensato dal governo e subiscono ogni genere di attacchi, anche i più biechi e diffamatori. Una dei leader della comunità indigena, Sonia Guajajara, ha parlato dell’ escalation di violenze impunite in atto in Amazzonia. Dalle minacce ai più efferati omicidi. Bolsonaro è anche stato denunciato al Tribunale dell’Aia per “crimini contro l’umanità”. Il disegno di legge 191, definito “un sogno” dal presidente stesso, oltre ad essere una minaccia per le popolazioni indigene, potrebbe diventare un vero e proprio incubo per tutta l’umanità. Come sempre il desiderio di ricchezza di pochi, andrà a colpire la vita di tutti. Mai come oggi abbiamo bisogno della “pulizia atmosferica” operata dalle foreste e perdere la più grande è un “lusso” che non ci possiamo permettere.

Buone notizie, cattive abitudini

Consapevole della preoccupazione crescente, mi sono ripromesso di scrivere su qualcosa di positivo. Qualcosa che faccia pensare : “meno male”. Mi era già capitato di parlare di una delle maggiori fonti di inquinamento dei mari, la plastica. Questa, trasportata dalle correnti, forma delle vere e proprie isole galleggianti la più grande delle quali è il Pacific Garbage Patch nell’ oceano Pacifico (leggi “Un mare di plastica”). La buona notizia è che, dopo 7 anni di studi, è stata messa a punto una “macchina cattura rifiuti” per contenere il problema. La parte migliore è il fatto che funzioni davvero! Il macchinario si chiama System 001/B ed è in grado di trattenere ogni tipo di rifiuti : dai più voluminosi, alle insidiose microplastiche (fino ad un millimetro). A svilupparla sono stati gli ingegneri di una ONG olandese, la Ocean Cleanup. Il sistema è stato testato in autunno e utilizzando le correnti marine, il moto ondoso ed il vento, riesce a concentrare la plastica permettendone così la raccolta da parte delle navi di supporto. Ancora più sorprendente è il fatto che la Ocean Cleanup sia stata fondata da un ragazzo della green generation, Boyan Slat, il quale, appena diciannovenne, è partito da un progetto fatto al liceo per realizzare i propri sogni. Come a dire : “c’è ancora speranza, ma diamo spazio a questi giovani” (leggi qui). Parlando di rifiuti gettati in giro con un altro papà, mentre aspettavamo le bimbe alla scuola di danza, ho appreso un’altra bella notizia. Mi ha informato di un servizio messo in atto dal nostro Comune per salvaguardare il territorio. Si tratta dell’ Acchiapparifiuti ; nome carino e azzeccato per rendere l’idea di come funziona. Se viene avvistata dell’immondizia abbandonata, basta scattare una foto ed inviarla, con la posizione, ad un numero WhatsApp . Il Comune ne garantisce la rimozione nell’arco di 2/3 giorni. Parafrasando lo slogan usato nel film Ghostbusters si potrebbe dire : ” e chi messaggerai ?” . Al che mi sono illuminato ed ho subito memorizzato il numero. Una volta rincontrato il genitore gli ho detto che volevo mettere un post sulla mia pagina FB per pubblicizzarlo, ma la sua reazione mi ha spiazzato. Frenando il mio entusiasmo mi ha spiegato come fosse  stato proprio il sindaco a fornirgli quel numero, precisando di non farlo girare troppo. A suo parere qualcuno potrebbe esserne incentivato a compiere azioni incivili. Cercando bene il servizio è presente sul sito Internet del Comune (Capannori) però, seguendo il consiglio datomi, non l’ho pubblicato. Ci ho riflettuto parecchio e questo mi ha fatto riaffiorare un ricordo sopito. Ere geologiche fa, mentre eravamo in auto diretti verso una discoteca, il mio compagno di serata si beveva la sua Red Bull. Una volta bevuta schiacciò la lattina nella mano e poi, con nonchalance, la gettò fuori dal finestrino. La musica tecno faceva vibrare le casse e con tono alto, più sorpreso che arrabbiato, gli dissi : “ma che fai ?!”. Lui, con calma olimpica, abbassò il volume della radio e rispose tranquillamente: “sono strade cittadine, poi ci puliscono”. La spiegazione non mi convinse del tutto, ma la serata era lunga e le nostre aspettative diverse, così la conversazione finì lì . Ripensandoci adesso la vicenda è sintomatica. Vuoi vedere che il sindaco non ha tutti i torti ? Ci tengo a precisare che si trattava di un bravo ragazzo, con un eccellente curriculum universitario. Troppo spesso sento generalizzare parlando della “gente” e dei suoi comportamenti disdicevoli . Ma in fin dei conti chi è questa “gente” ? È ovvio che chi la cita voglia indicare gli “altri” o al limite la gran parte “presenti esclusi”. Di conseguenza quando saranno “altri” a tirarla in ballo, la “gente”  saremo “noi” (un po’ contorto, mi rendo conto). Un ulteriore pensiero comune è quello, pur riconoscendo la dannosità di alcuni comportamenti, della necessità di obbligare la “gente” (sempre loro) ad evitarli. In alternativa, “qualcuno” deve inventare il rimedio. Preferisco sempre utilizzare il buon senso piuttosto di dover subire delle imposizioni (anche se a volte sono necessarie) . Non è sensato nemmeno restare passivi pretendendo che un genio come Boyan trovi la soluzione a problemi evitabili. Sarebbe molto più semplice non spargere rifiuti in giro anziché aspettare il macchinario della Ocean Cleanup o il passaggio degli Acchiapparifiuti. Prima di pensare a cosa devono fare gli “altri” è meglio concentrarsi su cosa possiamo fare noi .. la “gente”.

Paure di massa

A quindici anni, escludendo i libri imposti dagli insegnanti, le mie letture si limitavano ai fumetti e qualche articolo di cronaca sportiva. Quando decisi di leggere “L’ombra dello scorpione” di S.King , più per far colpo su una ragazzina appassionata dello scrittore del Maine che per un mio desiderio, non ero molto ottimista sul raggiungimento dell’obiettivo. La versione economica acquistata era un “mattone” di oltre 1000 pagine scritte in caratteri piccoli. Il libro racconta di un virus letale creato in laboratorio, con un indice di contagio pari al 99% e sfuggito al controllo. Ricorda qualcosa (?). La storia mi prese fin dalle prime pagine e contro ogni previsione la terminai in un paio di settimane. Presi lo stesso un “2 di picche”, ma almeno fui contagiato .. dal piacere di leggere. Pur essendo un opera fantasy ho sempre considerato plausibile l’incipit. Senza nominarlo, per fortuna il “cv” non è nemmeno lontanamente paragonabile all’ influenza immaginata da King. Giuro, volevo evitare di parlarne, però è difficile non farlo. Non si tratta della prima epidemia di cui abbiamo sentito parlare negli ultimi anni, ne della più pericolosa, ma per certi aspetti ha creato una situazione senza precedenti. All’inizio, con i primi casi in Cina, il virus è stato oggetto di conversazioni soft con il proliferare di teorie, dalle più realistiche alle più fantasiose. Ho sentito parlare di prove generali per “risolvere” il problema della sovrappopolazione mondiale, di attacco mirato degli Stati Uniti per fermare l’ascesa economica cinese o di una strategia pianificata dalle aziende farmaceutiche (un classico) per immettere sul mercato il vaccino e guadagnare miliardi di dollari. Adesso che il contagio è sbarcato nel nostro paese è diventato l’argomento principe, dai media alle persone in strada. I dati (a differenza delle opinioni) sono concordi nello stabilire un pericolo “basso”. I decessi sono intorno al 3% dei contagiati e gli individui a rischio sono persone non giovanissime e con patologie pregresse. Non significa che le loro vite valgano meno, tuttavia anche le “normali” influenze causano ogni anno migliaia di morti tra questi soggetti. La differenza sta nella maggiore infettività. Potenzialmente il virus potrebbe colpire una quantità tale della popolazione da paralizzare il sistema sanitario nazionale. È evidente come la situazione non debba essere sottovalutata e vadano applicate delle misure di prevenzione. Resto un po’ più scettico sulla quantità di questi provvedimenti. Non ho paura di contrarre la malattia; sono più inquietato da alcune reazioni dei cittadini. Le farmacie prese d’assalto per acquistare mascherine e fare scorte di disinfettanti (immagino cosa accadrebbe se venisse messo in vendita un vaccino) , i supermercati svuotati come se ci preparassimo ad affrontare una guerra ed una psicosi dilagante. Anche alcuni provvedimenti del Governo sembrano più la risposta politica al bisogno di interventismo delle masse, rispetto ad una reale necessità. I tempi dell’attenzione umana sono brevi e anche le soluzioni devono essere veloci . Inoltre, i sacrifici sono tollerati soltanto se momentanei. Il rapporto del Global Climate Risk Index sostiene come siano riconducibili ai cambiamenti climatici la morte di quasi 500.000 persone negli ultimi venti anni e ingenti danni economici. Numeri destinati a crescere in modo progressivo nei prossimi decenni. Un simile lasso di tempo non attira la stessa attenzione e le contromisure della politica (quando vengono attuate) non sono altrettanto rapide e commisurate al rischio. In questo caso si dovrebbe parlare di modifiche perenni allo stile di vita delle persone. Solo in Italia l’inquinamento dell’aria causa circa 80.000 decessi all’anno. Anche in questo caso nessuno si sogna di fermare i veicoli, spegnere le caldaie o chiudere le fabbriche. Comprendo la preoccupazione per il virus, non il panico. La paura genera paura, autoalimentandosi in un circolo vizioso. Se la situazione dovesse precipitare (per una qualsiasi causa), cosa potrebbe giustificare la paura stessa ? Svuotare i supermercati senza passare dalla cassa o magari calpestare i propri simili caduti a terra nella foga ? Forse è meglio non pensarci. Intanto, mentre (non) ci pensiamo, in Antartide i ghiacci continuano a sciogliersi .. (leggi qui).

L’amore salverà il mondo ?

Il giorno di S.Valentino sono uscito per fare una passeggiata in una (a)normale tiepida mattinata . La settimana precedente era stata quella delle temperature record registrate in Antartide. Si sono toccate punte oltre i 20 gradi C. ! Roba da jeans e maglietta . L’anomalia stagionale ha riguardato anche il nostro paese. Da dicembre ad oggi saranno state un paio le settimane in cui ci siamo avvicinati allo zero. Non possiamo dire di essere in inverno, se non consultando il calendario. Ascoltando i commenti in proposito ho notato una certa soddisfazione, del tipo “che belle giornate”, “perfetto per stare all’aperto”, “non serve nemmeno la giacca” (..). Peccato questo “benessere”‘ momentaneo porti ad altre conseguenze : dallo scioglimento di tonnellate di ghiaccio, a tutte le reazioni a catena ormai ben note. Alcune terre saranno sommerse dall’innalzamento dei mari e molte persone costrette ad abbandonare le proprie case. Le tempeste si abbatteranno con più frequenza e maggiore forza e le correnti oceaniche (che influenzano il clima) potrebbero essere modificate. Insomma, nulla di cui rallegrarsi . Sembra non riesca più a regolare le stagioni nemmeno il nostro Mediterraneo, con le conseguenze già riscontrate in Australia : le quattro stagioni ridotte ad un lungo autunno ed una lunga estate. Pensando a queste cose, mentre camminavo sul percorso del parco fluviale del Serchio, mi è tornato alla mente un (brutto) episodio al quale ho assistito qualche anno prima in quello stesso posto. Quel giorno ero con mia moglie e all’improvviso la nostra attenzione fu attirata da alcune grida provenienti dall’argine opposto. Impiegammo qualche secondo a capire cosa stesse accadendo, poi la situazione fu chiara. Un cane, forse attratto da un oggetto trascinato dalla corrente del fiume, si era tuffato dentro. Nelle settimane precedenti aveva piovuto copiosamente ed il livello dell’acqua era molto alto. Inoltre, in quel punto vi è un “salto” artificiale che ne accelera il corso. Le urla disperate erano del padrone che chiamava l’animale, ma questo, pur lottando contro la corrente, non riusciva a riguadagnare la riva. Il ragazzo per prima cosa provò ad allungare un bastone, ma una volta constatato che il cane non riusciva ad afferrarlo, entrò coraggiosamente in acqua. Noi guardavamo quella macabra scena impotenti, divisi dagli sfortunati protagonisti da migliaia di litri d’acqua. Faticosamente il ragazzo si avvicinò al punto dove si era formato un mulinello e il cane si inabissava e riemergeva di continuo. L’evolversi degli eventi sembrò interminabile, in realtà non passarono più di dieci minuti. Nel frattempo dalla nostra parte i passanti si fermavano, prima incuriositi, poi, capendo la situazione, emotivamente coinvolti. Si formò un piccolo drappello di sconosciuti con un obiettivo comune : la speranza che un altro sconosciuto salvasse il proprio cane. A mente fredda qualcuno potrebbe obiettare su quanto fosse sciocco rischiare la propria vita per un animale. Ma io non lo pensavo e non credo lo facesse nessuno. Non mi considero un “cuor di leone”, tuttavia sono certo che non avrei esitato in una simile circostanza. Un animale domestico diventa un membro della famiglia e l’amore non è un’ esclusiva tra un uomo ed una donna. Alla fine il ragazzo arrivò vicino al suo amico, ma non riusciva a tirarlo fuori. Era un cane di grossa taglia e, probabilmente in preda al panico, doveva essere pesantissimo. Quando finalmente lo prese in braccio e lo sdraiò sulla riva, era ormai un “oggetto” immobile. Evidentemente l’animale era morto. Dopo qualche secondo di silenzio gli spettatori casuali si dispersero, ognuno tornando alle proprie vite. Per quanto mi riguarda me ne andai con il groppo in gola ed un senso di nausea. È facile commuoversi per una situazione del genere, fa parte delle nostre caratteristiche “umane”. Altrettanto semplice è dimenticare tutto. Sarebbe bello ritrovare quell’umanità e quella solidarietà per affrontare i problemi del pianeta. Avere a cuore il destino di tutte le sue creature e non interessarsi soltanto al proprio “recinto”. A differenza di quell’episodio, però, non dobbiamo considerarci spettatori impotenti, ma protagonisti del nostro futuro. Ognuno può portare un mattoncino per costruire il ponte di cui abbiamo bisogno per arrivare sull’altra sponda e più siamo, più in fretta ci riusciremo. Forse è solo una fantasia, o forse non lo è affatto …

Se pochi ragazzi riescono a finire in prima pagina in tutto il mondo semplicemente non andando a scuola per qualche settimana, immaginate cosa potremmo fare insieme se volessimo. Ogni singolo individuo conta.” G. Thunberg

Volere volare

Fin dall’antichità uno dei sogni degli esseri umani è stato quello di poter volare, come testimonia il mito di Dedalo e Icaro. Leonardo da Vinci aveva già teorizzato questa possibilità nel 1500 con i suoi progetti di macchine volanti. Lui non poté mettere in pratica le proprie idee per mancanza di risorse e materiali adeguati, ma non so se, con tutto il suo genio, avesse immaginato il futuro dei nostri giorni. Ogni anno nel mondo decollano circa 15 milioni di aerei i quali trasportano 1,2 miliardi di passeggeri. Ogni 2 secondi un aereo prende il volo. In questo conteggio sono presi in considerazione solo quelli ad uso civile, dai più piccoli fino ai giganteschi Boeing. Ci sono “bestioni” che arrivano a pesare oltre 400 tonnellate e volano in quota fino a 15000 metri. Naturalmente questo traffico non è benefico per il pianeta. Senza scomodare le “mitiche” scie chimiche tanto care ai complottisti, volare produce in media 285 grammi di CO2 per ogni passeggero al Km. Facendo un paragone, un auto ne emette circa 42 grammi (leggi qui). Per fortuna non tutte le famiglie possiedono un proprio mezzo volante privato, ma il traffico aereo è in forte ascesa. Queste sono le ragioni che hanno favorito la nascita del movimento “no fly” 9in Svezia, portato alla ribalta dalla giovane attivista Greta Thunberg. Fortemente simbolico è stato il suo viaggio dello scorso agosto in barca a vela, partendo dalla Gran Bretagna alla volta di New York per poter partecipare al vertice sul clima ed al Cop25. La traversata è durata 15 giorni ed ha dato grande risalto al movimento. Si tratta di una lotta ancora di nicchia, ma da un report realizzato dal WWF in Svezia, uno svedese su quattro nel 2019 ha scelto di non volare. Questa nuova corrente inizia a fare proseliti in diversi paesi europei e non comprende soltanto giovani, ma anche businessman che preferiscono gli spostamenti in treno anche se meno rapidi. Perfino molti europarlamentari cominciano a modificare le proprie abitudini rendendole pubbliche sui social. Potrebbe essere una mossa per far tendenza (e prendere voti) , ma chi se ne importa .. sempre meglio di chi si vanta di non fare nulla. Come sempre non si tratta di estremizzare o di chiudere gli aeroporti domani mattina. La domanda giusta è : quanti voli giornalieri sono necessari e non sostituibili ? Esiste una parte di utenti che utilizzano questo mezzo di trasporto per motivi professionali e chi, invece, per fare vacanze. Nel primo caso la soluzione potrebbe essere l’alta velocità su rotaie (in ambito continentale), nel secondo, soprattutto per mete esotiche, cercare di dare un limite. A tutti piace viaggiare. È un bel modo per conoscere altre culture ed aprire la propria mente, sempre nel rispetto dei luoghi visitati. Personalmente ho fatto il conto delle volte in cui ho viaggiato con l’aereo ed il risultato è otto. Non sono moltissime, tuttavia è stato più il frutto delle circostanze (o delle poche disponibilità economiche) che di una coscienza ecologica. Almeno fino a qualche anno fa. Semplicemente non ci ho mai pensato. Le occasioni in cui ho volato sono tutte legate a ricordi molto belli della mia vita. In particolare, nel mio (unico) viaggio intercontinentale in Africa per la “luna di miele”. Venti giorni di vacanza in Namibia, per chi ama la natura, sono un paradiso. Tornato in Italia sarei ripartito la settimana successiva. In realtà partirei anche domani. Tuttavia, se mi fermo a riflettere su cosa sia più importante tra vedere di persona quei luoghi meravigliosi o cercare di preservarli, scelgo la seconda. Questo pensiero, se non si vuole rinunciare ad un bel viaggio, potrebbe essere uno stimolo ad adottare una serie di comportamenti quotidiani per compensare quel tipo di impatto ambientale. Non punto il dito su chi utilizza gli aerei, ma non condivido il loro abuso (come per qualsiasi altra cosa). Spesso le alternative ci sono. Una realtà che non concepisco sono i cosiddetti voli low cost. Viviamo in una società abituata a ragionare esclusivamente in termini economici, di conseguenza tutto ciò che ha effetti negativi sull’ambiente (e quindi un costo sociale) dovrebbe avere un prezzo proporzionale al danno arrecato. Non è possibile che un volo abbia un costo inferiore rispetto ad un viaggio in treno nella stessa località. Il sistema adottato dalle compagnie economiche ha prodotto un turismo aereo spropositato. Ci dovrebbe essere una “tassa” per ogni grammo di CO2 aggiuntiva e allo stesso tempo, incentivato l’uso dei trasporti a minor emissioni. Questo significherebbe lasciare la possibilità di volare solo alle persone più abbienti ? Di sicuro sarebbe un freno al turismo di massa. Per quanto concerne la questione “morale” sulla suddivisione della ricchezza o su quanto sia giusto fare qualcosa soltanto perché ce lo possiamo permettere, come dice la voce narrante concludendo il film de La storia infinita, “.. questa è un’altra storia ..” .

Segni di .. inciviltà

In un giorno come tanti altri sono uscito di casa per fare la mia solita corsetta, ma invece di rilassarmi è accaduto l’opposto . Mi capita spesso di tornare con una bottiglietta o un pacchetto di sigarette vuoto trovato a bordo strada. Una volta ho perfino riportato la custodia di un DVD (porno) “dimenticata” vicino ad una fontana. Era un atto di ribellione per difendere la propria privacy ? Per non dover rivelare i propri gusti cinematografici agli operatori ecologici della raccolta “porta a porta” ? Forse per questo, a volte, è più apprezzato l’anonimato del poggio erboso (??). In genere gli episodi di questo tipo sono isolati, soprattutto perché sono concentrato sul mio allenamento (o i miei pensieri) e non bado molto a ciò che mi circonda. Però, il giorno in questione ho visto la classica busta della spesa vicina ad un piccolo torrente e per evitare che ci finisse dentro l’ho agguantata al volo. Me la sono messa a mo’ di bracciale ed ho continuato il giro. Non abito nella Terra dei Fuochi, ma nella tranquilla periferia capannorese a Lucca. Nonostante ciò, stavo per avere una brutta sorpresa. In una stradina tra i campi con pochissime abitazioni (dove più tardi ho scattato la foto), ho visto le “solite” bottigliette. Avendo il sacchetto mi sono fermato con l’intenzione di fare pulizia. Ho lasciato la strada addentrandomi più all’interno nella vegetazione e lì si è aperto un mondo. C’era spazzatura di ogni genere: plastica, vetro, carte di imballi e decine di Kleenex usati (in vari modi). Persino un paio di mocassini ed una borsetta da donna. Insomma, una mini-discarica a cielo aperto. Ho iniziato a riempire il sacchetto scegliendo i materiali riciclabili e vista la mole di roba, ne ho cercato un altro. L’impresa è stata tutt’altro che complicata infatti, a pochi metri da lì, ne ho trovato uno già per metà riempito (che gentili .. ). Finito il “lavoro” mi sono avviato verso casa e cercando di non freddarmi del tutto, ho ripreso a corricchiare goffamente. Una volta arrivato alla strada più trafficata mi sono reso conto dello spettacolo grottesco che offrivo. Un tizio trotterellante in tenuta da runner con due borse colme di spazzatura penzolanti lungo i fianchi, come una bilancia in equilibrio. Mi mancava giusto un cartello attaccato al collo con su scritto “corriamo a salvare il pianeta” e avrei potuto rappresentare un carro allegorico di carnevale. Questa impressione l’ho dedotta dalle reazioni dei passanti. Quasi tutti quelli che ho incrociato mi hanno squadrato con lo sguardo, ma nessuno mi ha rivolto parola. Probabilmente la mia espressione non comunicava empatia. Ho anche incontrato una mia amica, la quale mi ha detto di essere stata costretta, pochi giorni prima, a chiamare il “Sistema Ambiente” per rimuovere delle batterie auto davanti a casa sua. Si tratta di un rifiuto pericoloso che deve essere portato ad un’ Isola Ecologica per il corretto smaltimento. La cosa non mi ha sorpreso più di tanto. Mi è capitato, lungo una strada collinare, di vedere giù da un pendio scosceso una lavatrice. Se penso alla fatica di caricarla su un auto per poi gettarla a braccia, non si può non definirlo un atto in mala fede. Un reato. È sufficiente portare l’elettrodomestico al negozio nel momento in cui se ne compra uno nuovo o, in alternativa, prendere un appuntamento telefonico con le aziende che gestiscono la raccolta dei rifiuti e posizionare i RAEE ingombranti (così si chiamano) a bordo strada. Poi queste procedono al ritiro. Alla fine il “bottino di guerra” recuperato lo si può vedere in foto sotto la mia amata campagna e descrivendo la scena, mi sale di nuovo l’irritazione. Possiamo continuare a dire come le colpe siano da ricercarsi nei porti (che non vengono chiusi), o nel governo dove “è tutto un magna magna”, oppure nell’Europa che pensa solo alla Germania. In realtà, fino a quando non comprenderemo che siamo noi i custodi del mondo, niente cambierà. Questo mi mette una grande tristezza .. 

Non si può essere profondamente sensibili in questo mondo senza essere molto spesso tristi .” E.Fromm

Donare responsabilmente

Negli ultimi giorni, navigando in rete fra i vari siti, è facile imbattersi nella massiccia campagna lanciata dal WWF per raccogliere i fondi destinati ai soccorsi necessari in Australia. L’evolversi della situazione mi ha profondamente colpito e ho sentito l’esigenza di contribuire in qualche modo. Non faccio benefecienza “regolare” , nel senso di una donazione periodica ad una qualche associazione a cui sono iscritto. Senza considerare le emergenze straordinarie (come questa) , per le quali vengono attivati servizi temporanei come gli SMS o conti correnti , di solito preferisco scegliere di volta in volta a chi destinare le offerte. Questo mi fa sentire più libero. Le priorità personali possono cambiare, inoltre avere un pagamento mensile o trimestrale mi fa pensare più ad una tassa col tempo dimenticata (ma questa è una mia idea). Comunque le richieste sono numerosissime e tutte degne di considerazione, ma a volte ci passano davanti senza che gli rivolgiamo la minima attenzione. Un po’ dipende dalla dalla sensibilità soggettiva ad un determinato problema, un po’ dalla nostra attitudine alla distrazione. È una capacità della mente umana quella di compartimentare. Possiamo passare dal leggere storie terribili (se non ci riguardano direttamente) , a notizie di calciomercato o di gossip nel giro di pochi minuti. È un meccanismo automatico che ci aiuta nel quotidiano. In effetti la scelta è molto ampia e non è facile stilare una classifica di chi abbia più bisogno o sia più meritevole di aiuto. In mezzo a tutto questo non mancano le truffe. Si sentono di continuo storie riguardanti soldi rubati sfruttando la buona fede delle persone. Anche il miraggio del guadagno facile rientra tra le aspirazioni umane. Ai tempi delle elementari i miei, lavorando fino alle 17, dopo la scuola mi lasciavano dai nonni. Loro abitavano nella classica corte di paese insieme ad altre famiglie con diversi bambini di età vicina alla mia. Il maggior contributo era fornito da una in particolare, un po’ sui generis. La madre , oltre ad allevare i figli (alla fine furono 6) non faceva molto altro e non usciva mai di casa. Il padre, soprannominato “lo sceriffo” per l’abitudine di portare un cappello in stile cowboy (non ne ho mai saputo il nome), non aveva un lavoro stabile e si arrangiava. Spesso si era occupato del caso anche il parroco , chiedendo aiuto alla comunità. Un giorno si presentò in corte uno sconosciuto e domandò a mia nonna se conoscesse la famiglia con un bimbo molto malato. Ne rimasi turbato, però, la sera stessa, mia madre mi tranquillizzò con un sorriso , dicendomi che avrei potuto continuare a giocare con tutti gli altri bambini. Adesso il ricordo fa sorridere anche me, ma suppongo che i donatori dell’epoca non fossero della stessa opinione. Nonostante tutto non la ritengo una scusante per chi vuole fare beneficenza sul serio. Basta essere un po’ più attenti ed informarsi bene sul conto di chi raccoglie questi fondi. Allo stesso modo condivido poco le classiche polemiche legate alle catene della solidarietà. Le discussioni riguardano sempre la quantità di denaro donata da personaggi più o meno famosi. C’è sempre chi ritiene che siano insufficienti o vengano messe a disposizione solo per farsi pubblicità. Nel caso di “colossi” i quali utilizzano spiccioli dei propri utili in iniziative benefiche per poi investire capitali enormi in attività dannose per le persone o per l’ambiente, ci sono pochi dubbi. È inutile aiutare la ricerca se poi si liberano veleni nell’acqua o nell’aria. Però, nel caso di individui, faccio fatica a fare i conti in tasca agli altri e non ho la minima idea di quale sia la cifra “giusta” da dare. Esiste una percentuale esatta di ciò che si possiede per sentirsi apposto con la propria coscienza ? Ognuno avrà la sua idea in proposito. Credo che un gesto, per quanto piccolo, debba essere apprezzato, anche se non toglie tutti i “peccati”. Spesso mi interrogo su come potrei fare di più e il mio bonifico al WWF non mi ha fatto sentire meglio .. di certo non farlo avrebbe contribuito al contrario.

“Nessuno ha mai commesso un errore più grande di colui che non ha fatto niente perché poteva fare troppo poco.” E. Burke

Andare veloci senza sapere dove

Tra le moltissime forme di inquinamento, forse la più sottovalutata è quella derivante dai campi elettromagnetici. L’elettrosmog si diffonde attraverso le antenne radio, il Wi-Fi, i cellulari/tablet, i microonde, ma anche (a bassa frequenza) dagli elettrodomestici in genere, i cavi elettrici e le semplici lampadine. Insomma, o ci “nascondiamo” in un angolo recondito e sperduto o ne siamo circondati. Basta guardarsi intorno in casa propria per accorgersi che è così. Con lo sviluppo tecnologico e la diffusione di Internet, i livelli di radiazioni da onde radio sono saliti in modo esponenziale, ma non è aumentata la preoccupazione. Le radiazioni a radiofrequenze sono catalogate dall’ AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) come “possibili cancerogene” e per un numero crescente di medici dovrebbero essere inserite tra le “probabili cancerogene”. Anche i limiti attuali di legge (vecchi di 15 anni) , tengono conto soltanto dell’azione di riscaldamento dei tessuti, ignorando gli altri effetti biologici già riscontrati sui topi in laboratorio. Siamo tutti molto sereni nell’utilizzo dei telefonini per conversazioni fiume o nel navigare in Internet col Wi-Fi. Il rischio aumenta se si svolgono tali pratiche all’interno di spazi piccoli e chiusi come un auto o nei vagoni dei treni dove possono esserci centinaia di dispositivi contemporaneamente accesi . Ancora peggio è far usare in modo smodato questi apparecchi ai ragazzi in età di sviluppo o ai bambini, magari per farli stare calmi e silenziosi. Loro sono gli individui più fragili ai possibili (o probabili ?) effetti collaterali dovuti all’elettromagnetismo. Il pericolo esiste ed è reale, ma con la giusta attenzione può essere, se non evitato, almeno limitato. Il problema è che tra qualche anno la prudenza potrebbe non essere più sufficiente. Con la nuova tecnologia 5G si utilizzeranno bande di frequenza molto più alte delle attuali e vi sarà l’installazione di milioni di antenne per una copertura capillare del territorio in modo da collegare alla rete qualsiasi elettrodomestico. I livelli di inquinamento elettromagnetico saranno decuplicati e non ci sarà la possibilità di scegliere se utilizzare o meno i vari “aggeggi intelligenti”, tutti saremo irradiati 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno ! Le frequenze delle onde radio in natura non sono presenti, quindi nessun organismo terrestre (compresi noi) è strutturato per assorbirne in quantità elevate e potrebbero creare diversi problemi. Nell’eventualità non ne farebbero le spese solo gli esseri umani, ma ogni singola creatura viva, animale o vegetale. In Italia, recependo le direttive dell’Unione europea, si è provveduto nell’ottobre 2018 alla vendita all’asta delle frequenze e in 120 comuni pilota partirà la sperimentazione entro il 2022, senza che ne fossero avvertite le amministrazioni locali e senza aver chiesto il parere sanitario delle agenzie di salute pubblica. L’obiettivo dichiarato è la copertura quasi totale del territorio nazionale nel 2023. È curioso come in diversi comuni siano state presentate mozioni per fermare il progetto e chiedere maggiori controlli ( in particolar modo da consiglieri “5 stelle” ) mentre il bando pubblico è stato voluto fortemente dal ministro Di Maio. Ma forse non lo è così tanto. Quando ci sono di mezzo enormi interessi economici , tutti diventano europeisti convinti . Lo stesso nome “sperimentazione” fa venire la pelle d’oca. Cosa sono diventate le persone, delle cavie ? Non ho le competenze  per stabilire se il 5G sia dannoso o meno alla salute (per questo allego un interessante articolo) , tuttavia da cittadino mi chiedo :  non dovrebbe essere utilizzato un principio precauzionale ? Non sarebbe più saggio immettere sul mercato un prodotto quando viene stabilita, oltre ogni ragionevole dubbio, la sua innocuità piuttosto che ritirarlo una volta accertato il contrario (come nel caso dell’amianto) ? Vedendole scritte, mi rendo conto di quanto siano ingenue  queste domande. Naturalmente il motore del mondo non è il benessere della gente, bensì soldi e potere. Non si tratta di fare una caccia alle streghe ed essere contrari a prescindere allo sviluppo tecnologico, ma di tutelare la salute pubblica. Concludo con una notizia che mi ha fatto sorridere amaramente. Pare che per una migliore ricezione del segnale potrebbero essere tagliati numerosi alberi in punti strategici. Dopo tutto quello che è successo in Amazzonia, in Siberia e adesso in Australia, sembra che i nostri unici alleati siano diventati un “nemico pubblico”. Non mi sorprenderebbe se , come nel film di Shyamalan (E venne il giorno), le piante si ribellassero spargendo nell’aria una neurotossina capace di indurre gli umani al suicidio. Leggi.