Terre sommerse

Quando si discute sull’aumento della temperatura di un paio gradi o su qualche centimetro in più del livello dell’acqua, sembra che non ci sia niente di catastrofico. Naturalmente è così se ci riferiamo alla vasca da bagno ed alla climatizzazione di una stanza. Il discorso è completamente diverso quando i soggetti in questione sono gli oceani e la temperatura globale. Sul pianeta esistono molte terre emerse (zone costiere o isole) vicine al livello dei mari e pochi centimetri di acqua in più o in meno possono significare la sopravvivenza o la scomparsa di questi luoghi. Alcune sono terre disabitate, ma altre ospitano persone in carne ed ossa che rischiano di vedere letteralmente sparire le proprie case. Si tratta di località turistiche molto frequentate o posti meno conosciuti, non sfruttati commercialmente, che rappresentano gli ultimi paradisi (quasi) incontaminati degli oceani. Entrambi condividono la prospettiva per i propri abitanti di dover abbandonare la loro patria perché il mare, ogni anno, “inghiotte” una parte di costa. Soggette a questo rischio ci sono (tra le tante) : le Maldive, le Fiji, le Seychelles, le isole Marshall e le Salomone. Quest’ultimo arcipelago nel Pacifico è tra i più colpiti dal fenomeno. Qui, negli ultimi 20 anni, si è registrato un aumento del livello del mare di circa 7/10 mm all’anno. Oltre all’ innalzamento delle acque, va considerata la forza del moto ondoso che accresce il potere di erosione. Almeno 5 atolli corallini delle Salomone sono già andati completamente persi e altri 6 sono stati “erosi in modo grave” (leggi qui). A forte rischio è l’isola di Nuatambu, che ospita 25 famiglie e dal 2011 ha perso più della metà della sua superficie abitabile. Le minacce non provengono soltanto dall’erosione delle coste; queste località sono sempre più frequentemente costrette ad affrontare tempeste e cicloni in grado di devastare interi villaggi. Inoltre, nella maggior parte dei casi, le popolazioni colpite sono lasciate in balia degli eventi dai propri Governi e dalla comunità internazionale. Uno Stato simbolo di questa tragedia dei nostri tempi è Kiribati. Composto da 33 atolli che contano circa 100000 abitanti, la metà dei quali risiede nella capitale Tawara, il destino di Kiribati è legato ad un filo. Qui il punto più alto rispetto al mare è di soli due metri ! Molti rappresentanti politici locali si sono battuti (e lo fanno tutt’oggi) per far conoscere al mondo il pericolo che incombe sulle loro terre e convincere i potenti della Terra a porvi rimedio. Il più importante tra questi esponenti è stato Anote Tong, presidente di Kiribati per 12 anni, che ha addirittura progettato una migrazione di massa dei propri connazionali. La sua storia è diventata anche un documentario dal titolo biblico “Anote’s Ark” in cui si racconta quanto i cambiamenti climatici potranno sconvolgere la vita di persone “reali” (il regista ha intrecciato la vita di Tong con il destino di Tiemeri, una giovane madre di 6 figli che cerca di trasferire la propria famiglia in Nuova Zelanda). Tong era presidente al momento della firma dell’ Accordo di Parigi (poi depotenziato da Trump) e ancora oggi, da “pensionato” e nonno, continua ad essere il leader indiscusso di questa battaglia per trovare una soluzione alternativa e dignitosa alle future generazioni di Kiribati verso un destino che appare inevitabile.

Ironia della sorte ha voluto che tra i Paesi più esposti alle conseguenze catastrofiche dei mutamenti climatici ci fossero luoghi isolati (come Kiribati) e con culture completamente diverse rispetto a quelle dominate dal consumismo sfrenato . In tutto ciò non c’è giustizia, ma ricorda che nessuno potrà sentirsi al sicuro, in qualsiasi luogo si trovi.

Effetto farfalla

La farfalla monarca è uno degli insetti più conosciuti e fotografati al mondo, soprattutto in nord America. È una farfalla dai colori molto belli ed è la protagonista di una delle più stupefacenti migrazioni nel regno animale. Ogni anno, infatti, centinaia di milioni di individui percorrono fino a 5000 km per approdare negli Usa e nel Canada meridionale partendo dal Messico, per poi farvi ritorno. Ciò che rende unico questo viaggio, oltre ai Km percorsi, è il fatto che il tragitto sarà coperto da 4 generazioni, passandosi l’un l’altra il testimone in una lunghissima staffetta. Vedere intere foreste trasformate in paesaggi “dorati” grazie alle migliaia di ali aperte verso il sole è uno spettacolo impareggiabile. Questo evento, unico nel suo genere, lo si può ammirare nella riserva messicana della Monarch Butterfly Biosphere inserita, dal 2008, nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’ UNESCO. Nello stato di Michoacán un taglialegna, Homero Gómez Gonzaléz, aveva smesso da anni di tagliare gli alberi per dedicarsi alla protezione dell’ habitat di questi animali e ha fondato il santuario per farfalle monarca di El Rosario. Lo scorso 29 gennaio il corpo dell’uomo senza vita è stato rinvenuto dentro ad un pozzo. Non è difficile immaginare come questo assassinio sia legato alla lotta di Homero contro il disboscamento illegale, attività in cui sono coinvolte le numerose bande criminali della zona sempre alla ricerca di terreni per coltivare i papaveri da oppio. La distruzione delle foreste del Michoacán unita ai cambiamenti climatici (sempre presenti !) mettono a rischio la sopravvivenza di questo splendido animale. Gómez, come diversi altri ambientalisti, aveva già ricevuto numerose minacce di morte. Il Messico si conferma un Paese decisamente pericoloso per chi decide di difendere  l’ambiente e i diritti umani (come accade in altri stati del centro e sud America).  Ad esempio Julián Carrillo Martínez, leader della comunità degli indios tarahumara e difensore delle foreste della Sierra Madre settentrionale, è stato assassinato a colpi di arma da fuoco nel 2018 sulle montagne che tanto amava. Stessa sorte è toccata, nel 2019, a Samir Flores Soberanes il quale si batteva contro la realizzazione di un gasdotto. Il denominatore comune di questi efferati delitti sono, oltre agli impegni sociali ed ambientali delle vittime, l’assenza di protezione a questi individui da parte del Governo e la mancanza di volontà nel dare giustizia alle loro famiglie. La lista dei martiri ambientali è molto lunga e ogni anno si accresce. In Paesi come il Brasile, il Nicaragua, la Colombia e l’ Honduras (oltre allo stesso Messico) ogni anno si registrano decine di omicidi che nella maggior parte dei casi restano impuniti. Nonostante questo, come si legge in un rapporto della ong Global Witness, “i difensori dell’ambiente non muoiono, si moltiplicano” (leggi qui).

In matematica e in fisica con “effetto farfalla” si intende la dipendenza sensibile alle condizioni iniziali. Cioè, quanto una piccola variazione possa nel tempo produrre dei grandi mutamenti all’interno di un sistema. È poetico immaginare una farfalla che con il battito delle proprie ali riesca a produrre un tornado a migliaia di Km di distanza, ma è un simbolo che ricorda la vita di questi eroi. Il sacrificio di Homero, “il Signore delle farfalle” morto per far si che gli insetti di cui era innamorato continuassero a battere le loro ali per sempre, non verrà cancellato e seguiterà ad essere di esempio per milioni di persone in tutto il mondo.

“Può, il battito d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas ?”                Edward Lorenz

Un anno di …

È già passato un anno da quando, durante le vacanze estive, mi sono ritrovato in un appartamento con un virus influenzale (uno “normale”) e la febbre a 39°. Proprio lì da solo, con la famiglia in spiaggia, ho iniziato a scrivere alcuni appunti sul quaderno di mia figlia che, una volta tornato a casa, sono poi diventati i primi articoli di questo blog. A distanza di 12 mesi, scorrendo la lista di ciò che ho pubblicato, salta subito all’occhio la sproporzione tra gli eventi negativi e le cose positive. Se è vero che “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce” (celebre aforisma di Lao Tzu), qui il problema sta nel fatto che di alberi ce ne sono sempre meno. È stato un anno di incendi, a decine ! Incendi dolosi, “spontanei”, giganteschi, da nord a sud del mondo. Sono andati letteralmente in fumo migliaia di ettari di boschi e ogni anno il bilancio è peggiore del precedente. In un epoca dove il nostro più grande spauracchio è l’anidride carbonica, perdere gli unici esseri viventi in grado di invertire la rotta intrapresa non può rappresentare una buona notizia. A questi vanno aggiunte le opere di disboscamento in atto in ogni parte del pianeta per reperire terreni da coltivare o sfruttare in vari modi. Inoltre, tra le sciagure ecologiche, si possono citare : le centinaia di specie estinte e le molte altre diventate a rischio; le ulteriori migliaia di tonnellate di plastica riversate nei mari e nell’ambiente terrestre; la cocciutaggine con cui si è continuata a percorrere la strada dei combustibili fossili nonostante tutte le conseguenze, oramai ben conosciute, sul clima; … e così via. Niente di nuovo, a parte la “ciliegina sulla torta” della pandemia; forse l’unico evento che ci ha spaventati sul serio (almeno fino allo scorso mese). La mia è solo una visione piccola e parziale di ciò che avviene nel mondo, ma non si può certo definire un’annata positiva per il futuro della nostra “casa”. In fin dei conti non avevo grandi aspettative, tuttavia non significa che l’attuale situazione non mi faccia star male. La parte peggiore è il diffondersi di quei sentimenti di odio che la nostra storia avrebbe dovuto cancellare per sempre. Con simili crisi da affrontare, l’umanità dovrebbe essere unita più che mai. Invece, là dove servirebbero solidarietà e cooperazione, si pensa a costruire barriere, fisiche e non. Ormai le aree “sacrificabili” del pianeta sono sempre più numerose e … vicine. Sono stanco di dover sentire le solite campagne elettorali permanenti con chi la spara più grossa o chi trova il colpevole di turno. Vorrei ci fosse (finalmente) una programmazione pluriennale. Tra poco ci sarà un altro Earth Overshoot Day, il giorno simbolico in cui gli esseri umani consumano interamente le risorse prodotte dal pianeta nell’intero anno. Nel 2019 lo “EOD” è caduto il 29 luglio e in questo anno, come da (triste) tradizione, sarà ancora prima testimoniando la mancanza di volontà politica di tradurre in provvedimenti gli appelli della scienza. Nonostante ciò, ho sempre cercato uno spiraglio di speranza. Credo sia un “dovere” farlo, altrimenti tutto perde di significato. Non sono certo un influencer, ma (come scrissi nel primo articolo) i numeri non sono la mia principale preoccupazione e almeno per un altro anno continuerò a scrivere sul blog. Posso soltanto ringraziare coloro i quali hanno speso 5 minuti del loro tempo per “ascoltarmi” ed in particolar modo quelli che lo fanno regolarmente.

Grazie !

Gli alieni tra noi

Non si tratta del remake di un vecchio film di Carpenter (“Essi vivono“) o di pura fantascienza, ma bensì di una certezza. Niente a che vedere con gli extraterrestri, in biologia si definisce “aliena” una qualsiasi specie vivente (animale o vegetale) che, a causa dell’azione umana, si trova a colonizzare un territorio diverso da quello di origine. Negli ultimi trent’anni  in Europa si è registrata una vera e propria invasione . In Italia, in particolare, si contano oltre 3000 specie non originarie che hanno alterato il fragile equilibrio degli ecosistemi, con impatti economici devastanti. La stima delle perdite nella sola Unione Europea si aggira intorno ai 12 miliardi di euro !  Tra gli esempi più eclatanti c’è il caso del “nostro” scoiattolo rosso a rischio estinzione per la perdita di habitat, ma anche per l’introduzione, nel XX secolo, dello scoiattolo grigio. Tutto è cominciato con 2 coppie di roditori  portate in dono dagli Stati Uniti nel 1948 e liberate in un giardino privato nel torinese. Essendo più forte del “cugino” europeo e con un’incredibile capacità di riprodursi, lo scoiattolo grigio è riuscito ad adattarsi meglio ai cambiamenti del nuovo territorio, dai boschi ai parchi pubblici. Inoltre, è molto competitivo nel procurarsi il cibo ai danni dello scoiattolo rosso, contribuendo alla sua diminuzione. Stessa sorte è capitata alla tartaruga palustre europea (Emys orbicularis) entrata in competizione con la più grossa e vorace tartaruga americana (Trachemys scripta). Questa razza è la classica tartaruga che, fino a pochi anni fa, si poteva acquistare nei negozi specializzati o ricevere come premio alle fiere paesane. Sono rettili longevi e negli anni aumentano in modo considerevole le proprie dimensioni. La loro gestione è solo apparentemente semplice, così in molti hanno preferito abbandonarle alle prime difficoltà. Un po’ come avviene per i “pesci rossi” o altri animali esotici che possono creare notevoli danni se rilasciati nell’ambiente e spesso sono portatori sani di nuove malattie, letali per le specie autoctone. Un animale non proprio esotico, ma diventato invasivo grazie all’appoggio dell’uomo, è il gatto. Scelto come animale di compagnia già nell’antico Egitto, si è poi diffuso in tutto il mondo e in virtù del legame affettivo consolidatosi con le persone, questi felini (io ne ho 2 !) possono aggirarsi liberamente sul nostro territorio moltiplicandosi e … cacciando. Già, perché i gatti sono e restano dei predatori (anche se hanno la pancia piena) e come tali si comportano, seguendo il proprio istinto. La presenza eccessiva di gatti è un pericolo per la fauna selvatica, in special modo per gli uccelli. Questo aspetto viene spesso sottovalutato e generalmente non percepito come un problema. Destino opposto è toccato ad un “alieno” che si è insediato in Italia dagli anni ’80 : la nutria. Questo roditore, oggi molto conosciuto, è stato oggetto di campagne di sterminio (finanziate dalle amministrazioni locali e appoggiate dall’opinione pubblica) degne delle peggiori cacce alle streghe del Medioevo. La principale colpa della nutria è di non essere “carina e coccolosa”. Ad un primo sguardo ricorda un grosso ratto e trovarsela davanti all’improvviso può fare un certo effetto (parlo per esperienza personale). In realtà non ha niente a che vedere con i topi, ma appartiene alla famiglia dei castori. È un mammifero originario del Sud America e fu importato in Europa, intorno al 1920, per utilizzare la sua pelliccia nell’industria conciaria. Quando il mercato si fermò, gli esemplari rimasti furono liberati (illegalmente) in natura. Da qualche decennio si discute sui danni che arrecano alle coltivazioni e agli argini dei corsi d’acqua, ma si sono sviluppate numerose fake news. Le nutrie non attaccano persone o animali e non sono portatrici di malattie (leggi qui). Sono animali puliti e timorosi. Hanno riempito il vuoto lasciato dalla lontra, la quale è quasi scomparsa nel nostro Paese, ma non può considerarsi una sua concorrente (le lontre sono carnivore, mentre le nutrie sono erbivore). La colpa del rischio di  estinzione della lontra va attribuita ad un’altra specie: quella più “civile”. È tipico degli esseri umani creare un problema per poi cercare di risolverlo usando qualsiasi mezzo, compresi i più crudeli. Alla fine, ogni  animale si comporta secondo la propria natura. Averne uno domestico è una cosa bellissima e ci aiuta a capire che non siamo soli sul pianeta. Se amiamo i nostri animali dobbiamo  rispettare le loro esigenze e di riflesso  quelle di tutte le creature che vivono “fuori”, anche delle meno gradite. A volte è necessario contenere le specie troppo numerose, ma non possiamo sterminare tutti gli animali “fastidiosi”. Nel caso inverso … toccherebbe a NOI il rischio di estinzione.

“Per prima cosa fu necessario civilizzare l’uomo in rapporto all’uomo. Ora è necessario civilizzare l’uomo in rapporto alla natura e agli animali.”     Victor Hugo

Birba e Macchia

La fonte della vita

L’acqua ricopre il 70% della superficie terrestre e la sua presenza è indispensabile per lo sviluppo della vita. Non è un caso che le sonde spaziali cerchino tracce del prezioso liquido per ipotizzare la presenza di forme di  vita su altri pianeti. Per noi la disponibilità di acqua è “dovuta”, basta girare il rubinetto di casa. Proprio per questo, spesso, sottovalutiamo la sua importanza. È “normale” vedere bottigliette lasciate a metà o svuotate per terra prima di essere gettate nei bidoni. Naturalmente è successo anche a me di non bere tutta la bevanda: ai concerti, alle corse o in giro, perché calda e meno buona in bocca. Il paradosso è che nessuno butterebbe mai mezzo litro di benzina .. quello sarebbe uno spreco. L’Italia è tra i Paesi più ricchi di acqua dolce in Europa, tuttavia negli ultimi anni il regime pluviometrico ha registrato una diminuzione costante. Significa che piove meno e nei primi 5 mesi del 2020 il deficit delle precipitazioni, rispetto alle medie stagionali, è stato intorno al 30%. Secondo gli esperti la causa principale è da ricercarsi in quei cambiamenti climatici che per molti “non esistono”, ma i cui effetti si vedono. Eccome ! Non serve essere degli scienziati per rendersi conto dell’aumento di siccità. Da bambino quando passavo sopra il “ponte S.Pietro” sul fiume Serchio, fantasticavo di potermi tuffare da lì come avevo visto fare in TV da alcuni temerari in altre città. Adesso, più di un impavido, servirebbe un suicida o “Willy il Coyote”, l’unico in grado di creare un cratere a sua immagine senza pagarne le conseguenze. Infatti, per gran parte dell’anno, sotto a quel punto affiora un’enorme isola di terra e ghiaia in mezzo al letto del fiume. È evidente che il livello dell’acqua si è abbassato notevolmente e non per un caso. Il fenomeno riguarda tutto il nostro Pianeta. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Science“, nel sud-ovest degli USA  è in atto una siccità tra le peggiori degli ultimi 12000 anni (leggi qui) . Le conclusioni della ricerca sono le medesime: la principale causa del problema è da attribuire al riscaldamento globale, al quale si devono aggiungere la crescita demografica e lo sfruttamento idrico eccessivo. Il fiume Colorado, che rifornisce le esigenze di 9 stati (7 americani e 2 messicani) e  indispensabile per la sopravvivenza della fauna selvatica, ha subito un forte impoverimento. È a rischio un quarto del suo flusso naturale entro il 2050 con l’aumento delle temperature previsto. Il fiume sfocia nei laghi Powell e Mead, due tra le maggiori riserve idriche del Paese, ed  entrambi sono a rischio a causa della siccità. In particolare, proprio quest’ultimo è la principale fonte di approvvigionamento della città più famosa al mondo per gli eccessi : Las Vegas. Nata agli inizi del ‘900 nel deserto del Mojave (Nevada) sopra a pozzi sotterranei che mantenevano in vita alcune oasi verdi, questi si sono prosciugati nel giro di pochi decenni  in conseguenza dell’  aumento di popolazione e della crescente “fame” di acqua. Attualmente la città conta circa 650 mila abitanti, ai quali vanno aggiunti gli oltre 40 milioni di turisti all’anno. Las Vegas, oltre ad essere considerata la capitale del vizio, è un simbolo di ostentazione a “stelle e strisce”. Dal consumo di energia elettrica, con le sue migliaia di luci sempre accese, a quello di acqua dovuto, tra le varie, al mantenimento forzato del verde artificiale e di piscine gigantesche con fontane che superano i 15 metri di altezza. Il tutto in mezzo al deserto, con temperature “bollenti”. Uno degli hotel di lusso più famosi in città è “The Venetian”, il quale riproduce in “piccolo” il capoluogo veneto con tanto di canali e gondole. Recentemente ho letto un articolo dove si spiegava come l’amministrazione cittadina si stia adoperando per un risparmio delle risorse con l’uso di neon a LED, l’installazione di pannelli solari e il riciclo dell’acqua per l’irrigazione. C’erano descritte anche alcune misure adottate dagli alberghi con il fine di limitare il consumo idrico. Una di queste è la riduzione della capienza degli sciacquoni nei bagni. Iniziative apprezzabili, però servirebbe un’epidemia di stitichezza perenne che colpisca ogni frequentatore della città per continuare a mantenere le “follie” descritte senza avere delle conseguenze. È dura riparare le falle di una diga con della gomma da masticare. L’acqua è la nostra risorsa insostituibile e non ci possiamo permettere di sprecarla. Se numerose guerre nel XX secolo sono state combattute per il controllo del petrolio, altrettante nel XXI avranno come oggetto del contendere proprio l’acqua. Senza un suo utilizzo sensato e sostenibile .. il futuro pacifico dell’umanità sarà sempre più a rischio.

Quando avrete prosciugato l’ultimo dei fiumi, tagliato l’ultimo degli alberi, ucciso l’ultimo dei bisonti e pescato l’ultimo dei pesci, solo allora … capirete che non si possono mangiare i SOLDI.

Frase attribuita a Nuvola Rossa,        capo indiano dei Sioux

La felicità non è utopia

Sono passati più di 7 anni da quando mi arrivò una mail con un link di You Tube. Il mittente (un amico) mi anticipò il contenuto consigliandomi la visione del video. Si trattava del discorso di uno dei capi di Stato presenti alla conferenza dell’ ONU a Rio nel 2012. La lessi senza troppa attenzione per poi lasciarla tra la posta in arrivo diverse settimane. Figuriamoci, l’ennesimo discorso di un politico sullo sviluppo (in)sostenibile ad una conferenza internazionale dove (troppo) spesso si vende fumo e non si prendono decisioni. Inoltre, il paese che rappresentava è un piccolo stato sudamericano con poco più di 3 milioni di abitanti del quale conoscevo, pressappoco, la posizione sulla cartina geografica ed il colore delle maglie della nazionale di calcio : l’ Uruguay. In una giornata tranquilla mi decisi a vedere quel video e fu in quel momento che conobbi José Mujica. Si trattava di un signore di quasi 80 anni (solo uno in più di Berlusconi ..) dall’aspetto di un nonno contadino ed in realtà non ero andato troppo lontano. Mentre lo ascoltavo capii subito quanto la parvenza mite celasse un carisma raro e ne fui affascinato. Le sue erano parole da rivoluzionario, non “incendiarie” come quelle pronunciate dal “Che” sempre alle Nazioni Unite nel ’64, ma altrettanto dirompenti. Fuori dai classici schemi sulla necessità della crescita continua, le esigenze dell’economia e i “bla, bla” vari a cui siamo abituati (guarda il video). Il personaggio mi incuriosì molto e decisi di saperne di più. La sua storia personale risultò essere all’altezza delle aspettative e la definirei .. da romanzo. Figlio di contadini europei emigranti e con sangue italiano da parte di madre, “el Pepe“, come viene soprannominato in patria, iniziò il suo attivismo politico da ragazzino nei gruppi anarchici, per poi entrare nel Movimento di Liberazione Nazionale (un tupamaros) contro il regime dell’epoca. In quel periodo fu costretto a vivere in clandestinità e tra i militanti conobbe colei che molti anni dopo diventò sua moglie : Lucia Topolansky. Fu imprigionato due volte evadendo in entrambe le occasioni in modo rocambolesco. Poi, nel 1972, fu ferito in uno scontro a fuoco con la polizia e venne di nuovo arrestato. Iniziò così un periodo di reclusione di 12 anni nel quale subì torture e privazioni che misero a dura prova il suo fisico, ma questo non fiaccò il suo spirito. In carcere lesse tutto ciò che gli era a disposizione riuscendo così a non impazzire. Quando tornarono le elezioni, nel 1984, il nuovo governo promulgò l’amnistia e furono scarcerati tutti i prigionieri politici. In libertà, Mujica riprese il suo impegno politico nel Paese entrando in Parlamento nel ’94 e assumendo la carica di Presidente nel 2009. Come da protocollo la cerimonia di investitura fu presieduta dalla senatrice più votata: sua moglie ! Lei pronunciò la formula di rito per poi dargli un bacio pieno di commozione .. se non è un romanzo questo. Mujica ha portato avanti le sue idee di socialdemocrazia opponendosi fermamente al capitalismo selvaggio dilagante nel pianeta, ma allo stesso tempo ha criticato il comunismo ed i paesi che l’hanno adottato, per l’assenza di libertà e il peso della burocrazia sulle spalle del popolo. I media lo hanno etichettato come il Presidente più povero del mondo, avendo rinunciato al 90% del suo compenso ed alla residenza a Montevideo, preferendo restare nella sua modesta abitazione in periferia. In realtà ha sempre detto di avere uno stile di vita sobrio, non fatto di privazioni. Semplicemente non aveva bisogno di quei soldi e del lusso per essere felice, ma solo del suo trattorino e della terra da coltivare. A tal proposito, ha sempre sostenuto che chiunque abbia il desiderio di arricchirsi non dovrebbe stare in politica, ma occuparsi di altro senza vergogna. Tra i suoi pensieri più significativi si può citare quello sulla crisi ambientale, definita una crisi politica. Secondo lui è la “politica alta” che dovrebbe farsene carico, ragionando come specie e non come singoli paesi. Inoltre, gli Stati non possono lamentarsi della mancanza di soldi per risolvere i problemi ed eliminare la povertà quando nel mondo si investono 2 milioni di dollari al minuto in spese militari ! Un altro suo “cavallo di battaglia” è la felicità (in opposizione allo spreco) da ricercarsi negli affetti e nelle proprie passioni che innanzitutto necessitano di tempo. Mujica sottolinea come non sia libertà lavorare 10/12 ore al giorno per pagare rate o possedere oggetti sempre nuovi. C’è il rischio di trovarsi vecchi in un batter di ciglio, pieni di dolori e di rimpianti. Per conoscere meglio le sue convinzioni consiglio i due libri della Castelvecchi editore (La felicità al potere e Non fatevi rubare la vita) che riportano alcuni dei discorsi più significativi del leader uruguaiano nell’ ultimo decennio. Oggi, a 85 anni (solo uno in più di Berlusconi .. ), Mujica è ancora un rivoluzionario e continua a seminare le sue idee nella speranza di lasciare in eredità dei germogli.

Povero non è chi possiede poco, ma chi desidera di più. Lucio Anneo Seneca

Passioni “usa e getta”

Come molti altri, domenica scorsa siamo tornati ad un minimo di normalità con la classica uscita di famiglia. La meta prescelta è stata decisa da nostra figlia : il mare. Abbiamo optato per un posto meno frequentato rispetto alla “solita” Versilia e ci siamo diretti a Bocca di Serchio, località che, come suggerisce il nome, si trova alla foce del fiume toscano. È un punto poco turistico, anzi un po’ selvaggio, ma molto bello. Non ci sono stabilimenti balneari né chioschi e la spiaggia è piena di legni portati dalla corrente fluviale che si incontra col moto ondoso del mare. Naturalmente la legna non è l’unica cosa presente sulla battigia; il campionario è piuttosto variegato, tutto catalogabile alla voce “spazzatura“. Per accedere al bagnasciuga dal parcheggio bisogna percorrere a piedi circa un Km di sentiero lungo fiume. Il tratto è molto carino, si possono vedere decine di piccole imbarcazioni ormeggiate sulla riva e un argine artificiale occupato dai pescatori con le loro canne. La mattina, nel percorso di andata, è iniziato il mio borbottio mentre vedevo le immancabili bottigliette di plastica per terra. Al ritorno nel pomeriggio, dopo aver trascorso una piacevole giornata, ho ricominciato il mio mantra composto da una sequela di improperî . Ad un certo punto ci ha superato una coppia di mezza età con due cani e l’uomo teneva in mano alcune bottiglie da 1,5 l. lasciate sul cammino. A mia moglie è scappato un “hai voglia di raccogliere” e a quel punto mi è scattato un interruttore. Di sicuro era più utile della mia nenia lamentosa. Proprio io che parlo (e scrivo) fino alla noia dell’utilità dei piccoli gesti .. mi sono sentito in colpa. Ho preso il sacchetto dove erano i panini ed ho imitato quell’uomo. Quando lui l’ha notato mi ha ringraziato ed abbiamo iniziato a parlare. Ci ha spiegato come un paio di volte l’anno organizza una gita “ecologica” con alcuni amici di Firenze (loro sono di lì) proprio in quell’area dove eravamo, riempiendo nella giornata una ventina di sacchi. Hanno preso accordi con la Geofor di Vecchiano (la società di raccolta rifiuti) e quando vanno lasciano la spazzatura all’inizio del parcheggio dove i furgoncini passano a ritirarla. Proprio come degli Afroz Shah locali (leggi: La forza del singolo) o un loro concittadino famoso, Piero Pelù, che a gennaio ha “reclutato” più di mille volontari su Facebook per ripulire la spiaggia della Feniglia a Orbetello. Mentre camminavamo verso le auto gli ho raccontato che anche la scuola di mia figlia aveva in programma una gita (ovviamente saltata) lungo fiume per un’iniziativa analoga e abbiamo convenuto sull’importanza della sensibilizzazione dei cittadini al problema. Se tutti i bagnanti tornassero a casa con un sacchettino ci sarebbe più pulizia. Se nessuno di loro abbandonasse la sporcizia non ci sarebbe (addirittura !) nemmeno bisogno di parlarne, ma non vorrei diventare delirante oltre che noioso. Dal mio punto di vista l’aspetto più fastidioso in quella situazione è che la maggior concentrazione di rifiuti si trovava dietro la zona dei pescatori. Non ho mai praticato la pesca, ma se qualcuno passa delle ore del suo tempo libero immobile ad aspettare è presumibile lo faccia, tra le varie cose, perché ama la Natura. Nessuno sceglierebbe intenzionalmente (mi auguro ..) di rilassarsi in mezzo all’immondizia o tirando su il classico scarpone al posto di un bel pesce. Mio padre era un cacciatore – attività che apprezzo ancora meno, per usare un eufemismo – tuttavia ha sempre rispettato il luogo in cui lo faceva. Potrei fargli diversi appunti, però su questo non ho nessun dubbio. Mi ha sempre detto come ascoltare i rumori del bosco lo faceva stare bene, anche quando tornava a mani vuote. Lui cacciava piccoli volatili (per lo più tordi) ed era sempre molto attento prima di sparare, per non rischiare di uccidere  qualche specie protetta. Da bambino a volte mi è capitato di seguirlo al capannello (la sua postazione mimetizzata tra le frasche) passando intere mattinate senza esplodere un colpo e quando lo faceva non si tornava a casa senza aver trovato la preda e soprattutto senza aver raccolto le cartucce vuote. Adesso, mentre vado per i boschi a camminare, mi capita spesso di vedere cartucce  sparse qua e là come coriandoli lanciati a carnevale e penso sempre la stessa cosa: se qualcuno va a caccia con l’unico obiettivo di sparare, farebbe meglio a passare le domeniche da altre parti, ad esempio un poligono di tiro.

Ricominciare nel modo giusto

In mezzo a mille incertezze, sembra che la luce cominci a rischiarare il tunnel imboccato più di due mesi fa indicandone la fine. È stato (e lo è tuttora) un periodo difficile per molti e drammatico per alcuni, ma è stato anche un momento di importanti riflessioni. Quello che sembrava impossibile fino a qualche mese fa, fermare la “megamacchina” degli interessi economici, è forzatamente avvenuto portando con se disagi e paure, ma anche alcune opportunità. Molte persone hanno riscoperto il piacere di utilizzare il proprio tempo per se stessi e la famiglia. C’è chi si è dedicato alla cucina, ai lavoretti di ristrutturazione, al giardinaggio, alle letture o semplicemente all’ozio. Anche l’inattività non è sempre un qualcosa da demonizzare e può essere positiva. A casa mia, per la prima volta, abbiamo riempito il fazzoletto di giardino sotto casa con vasi di pomodori, melanzane, zucche, insalata, fragole e diversi fiori. Far vedere ai più piccoli (e agli adulti) come ciò di cui ci nutriamo cresca dalla terra e non dagli scaffali dei supermercati, può essere più istruttivo di alcune lezioni perse a scuola. È giusto ripartire, ricominciare a vivere, ma non deve essere accantonato il resto. Dare un colpo di spugna significherebbe aver solo subito dei danni pesantissimi. Al contrario, sarebbe importante non dimenticare per poter far meglio in futuro. Nelle ultime settimane sono apparse svariate opinioni in merito. Fra le tante, una delle più autorevoli e (a mio parere) delle più interessanti, è stata quella dell’economista bangladese e premio Nobel per la pace, Muhammad Yunus. Yunus è diventato famoso per il suo sistema di micro-credito grazie al quale ha tolto molte persone dalla condizione di indigenza assoluta. Si tratta della concessione di piccoli prestiti ad imprenditori troppo poveri per ottenerli dalle banche. Il suo credo è che “l’essere umano per natura è un imprenditore e non in cerca di un lavoro“. Questa affermazione mi ha colpito molto.  Spesso associamo il termine imprenditore a personaggi ricchi che gestiscono cifre elevate. In realtà imprenditore può essere chiunque ha un’idea da realizzare o un talento da “sfruttare”. La sua missione iniziò negli anni ’70 quando constatò di persona che i tessitori di cestini del suo villaggio, pur essendo molto abili, vivevano in condizioni di estrema povertà dovendo prendere denaro in prestito per le materie prime a tassi elevatissimi. Yunus, di tasca sua, fece un prestito ad un gruppo di donne con la sola pretesa di riavere la cifra investita. Le artigiane per la prima volta realizzarono un piccolo profitto, uscendo così dalla miseria in cui si trovavano. Oggi Yunus propone la stessa semplice idea, ma su scala mondiale. A suo avviso siamo di fronte ad una occasione senza precedenti: quella di cominciare a scrivere su una pagina bianca. L’economia non deve essere una trappola dalla quale non si può sfuggire; è sempre uno strumento creato dagli uomini per realizzare i propri scopi. A questo punto i governi dovranno chiedersi quali sono questi scopi: l’eliminazione della povertà e la salvaguardia dell’ambiente o l’accumulo di ricchezze da parte di pochi ? Secondo il programma elaborato da Yunus, nel prossimo futuro dovrà avere un ruolo fondamentale una nuova forma di impresa : l’impresa sociale. Queste dovranno esclusivamente risolvere i problemi dell’ambiente e delle persone, mentre gli utili creati saranno reinvestiti nelle imprese stesse rendendo agli investitori soltanto l’esborso iniziale. Gli investitori si potranno trovare ovunque e non solo tra le persone fisiche. Potranno essere le istituzioni, i fondi di investimento, le fondazioni, i trust ecc. e le imprese sociali potranno essere create da qualsiasi cittadino, adeguatamente supportato, con specifici talenti (leggi l’articolo). In questo periodo è circolata molto la fiaba africana del piccolo colibrì che, riempiendosi il becco d’acqua per spegnere un incendio (facendo la sua parte), spinge tutti gli animali della foresta ad aiutarlo invece di fuggire. Allo stesso modo Yunus crede che “una piccola iniziativa moltiplicata per un grande numero si trasforma in un’azione significativa“. Naturalmente non è un ingenuo, sa che ci saranno forti pressioni per tornare al punto di partenza e per  ricominciare come se niente fosse successo, ma se verrà scelta questa strada non sarà sufficiente rinchiudersi in casa come per il coronavirus. A quel punto non avremo dove nasconderci da Madre Natura e dalle masse di poveri del mondo che si sposteranno a milioni nei paesi più ricchi.

Liebster Award

Buongiorno a tutti !!

Ringrazio Farida Hakim de La borsetta delle donne che mi ha nominato per il Liebster Award. Ho “conosciuto” Farida da poco, ma ho scoperto di condividere con lei molte idee. Il suo è un blog dichiaratamente al femminile, che si occupa di diversi argomenti (dalla finanza domestica alla creatività) ed offre consigli e spunti interessanti per TUTTI.

Regole :

1 – Rispondere alle 11 domande

2 – Ringraziare il blogger che ti ha nominato, fornendo anche il link al suo blog

3 – Nominare altri 5-11 blogger

4 – Chiedere 11 domande ai blogger nominati

5 – Avvisare i blogger che sono stati nominati

Le mie risposte :

Qual è l’argomento preferito del tuo blog ?

Risposta – Principalmente provo a parlare di problemi ambientali e di tutto ciò che potrebbe aiutarci a sviluppare una nuova coscienza ecologica.

Perché il blogging è importante di questi tempi ?

Risposta – Con il blog ho scoperto una comunità. È come un social, con meno spazio all’estetica e più alle idee. Far circolare idee è sempre importante.

Potevi incominciare prima a fare il blogger?

Risposta – Forse si, ma mi sentivo inadeguato. Adesso, semplicemente, sono meno preoccupato della forma o dei giudizi. Cerco di dare un piccolo contributo.

Qual è il tuo libro preferito e perché

Risposta – 1984 di Orwell. Fa riflettere perché descrive un’ ipotetica società, terribile e al tempo stesso possibile. Per certi aspetti la stiamo già vivendo.

Qual è la tua cucina preferita?

Risposta – Negli ultimi anni ho cercato di consumare sempre meno carne, così ho imparato ad apprezzare la cucina vegetariana.

Qual è la caratteristica che senti delle persone che hai vicine?

Risposta – La sincerità.

Perché la realizzazione personale è importante?

Risposta – Sentirsi realizzato (che sia a livello professionale, nella famiglia o in qualsiasi altro ambito) è fondamentale. Trovare il proprio posto è la premessa della felicità.

Di cosa sei grato?

Risposta – Della vita , in primis .

Cosa ti da ispirazione nel scrivere per il tuo blog?

Risposta – Cerco di tenermi informato, ma la prima fonte di ispirazione è ciò che vivo giornalmente.

Qual è il tuo motto?

Risposta – Non ho un motto. Potrebbe essere : l’ignoranza è una colpa, non una scusa.

Se potessi cambiare qualcosa, cosa sarebbe?

Risposta – La diffusa opinione che la ricchezza sia nell’accumulare oggetti .

Ripropongo le stesse domande ai miei nominati :

  1. Nonsolocinema
  2. Elena e Laura
  3. Ambiente sul web
  4. La poltrona gialla
  5. Stream CH Free
  6. Gianmarco Groppelli

Congratulazioni a tutti !

“Dare il sangue” senza faticare

La scorsa settimana, dopo vari tentennamenti, mi sono deciso a prendere l’appuntamento per andare a donare il sangue. La cosa non è stata così semplice. Quando ho manifestato questa intenzione, diverse persone mi hanno detto frasi del tipo “..lascia perdere..”, “..ci si infetta negli ospedali..”, “..sono lì i focolai..”. Io credevo ci si ammalasse “fuori” per poi guarire “dentro”. Non sono rimasto del tutto immune da simili ragionamenti, ciò nonostante, essendo passati alcuni mesi dall’ultima donazione ed avendo letto della necessità di sangue, alla fine mi sono deciso. Giovedì mattina sono uscito in bicicletta alla volta dell’ospedale, inutile negarlo, con un po’ d’ansia. Poi pedalando mi sono tranquillizzato. Qui devo aprire una parentesi : possibile che anche in tempo di quarantena siamo riusciti ad inventarci un nuovo rifiuto (naturalmente NON riciclabile) da spargere nell’ambiente ? Nel tragitto, saranno 6/7 km al massimo, ho visto per terra altrettante mascherine chirurgiche e diversi guanti in lattice. Posso capire il mozzicone o la lattina (nel senso di come si svolge l’azione), ma se è obbligatorio indossare la mascherina quando siamo fuori casa, perché viene gettata in strada ? Vuol dire mettersi in tasca quelle usate per poi “smaltirle” appena si esce .. ed eravamo ancora in FASE 1 ! Mi è apparsa l’immagine agghiacciante di bambini che dribblano mascherine mentre giocano in spiaggia. Più sereno sono arrivato al S.Luca senza sapere cosa potesse aspettarmi. La sola differenza è stata un senso obbligato all’ingresso che conduce ad un tavolo dove chi entra deve igenizzarsi le mani e farsi misurare la temperatura. Dopo di che mi sono recato al centro trasfusionale e li, mascherine a parte, è (quasi) tutto come prima. L’attesa è ben organizzata, gli appuntamenti vengono più diluiti e non ci si può presentare senza (per evitare assembramenti). In realtà quella mattina un furbetto c’è stato e di sicuro questa possibilità era nelle previsioni. Infatti, le operatrici hanno fatto finta di credere alle improbabili scuse di quel tipo. Nel complesso però, il comportamento dei donatori è stato molto ordinato e un po’ .. sospettoso. Nel consueto colloquio di accettazione, al medico veniva quasi da ridere quando mi ha chiesto se negli ultimi mesi mi ero fatto tatuaggi, avevo soggiornato all’estero o avevo avuto una vita sessuale promiscua – chissà perché alle signore questa parte viene risparmiata; il mondo è pieno di etero – con le altre domande di rito e l’aggiunta di quelle sui sintomi da COVID. Non ci sono rischi per chi riceve il sangue (il virus non si trasmette così), ma è meglio essere prudenti. In sala prelievi mi ha accolto un’infermiera non giovanissima, eppure piena d’energia, dandomi subito del tu, forse valutando la differenza d’età (probabilmente minore di quanto immaginasse), o solo per mettermi a mio agio. Comunque sia c’è riuscita in pieno. Se fossi stato infilato in una scatola di plexiglass, allora si me la sarei fatta sotto. Al contrario, i lettini erano alla distanza giusta, ma senza ulteriori barriere. Le ho chiesto come sono le giornate in reparto al tempo del coronavirus e mi ha spiegato le difficoltà dell’inizio con la mancanza di dispositivi di protezione e della carenza di donazioni. Adesso pare (per fortuna) che la situazione si stia “normalizzando”  pur essendoci sempre delle criticità e un gran bisogno di sangue. La signora, prima di bucarmi, si è premurata che fosse tutto ok ed essendo un veterano l’ho tranquillizzata al riguardo. È sempre bello vedere qualcuno che svolge la propria professione con impegno e passione, soprattutto quando si tratta di attività socialmente così importanti. Come le maestre di mia figlia che, dalla chiusura della scuola, non si sono preoccupate soltanto di finire il programma o giustificare lo stipendio, ma di come aiutare i bambini a vivere il momento. Una volta riempita la mia sacchetta da 450 ml, mi sono preso qualche minuto di relax (forse qualcuno in più di quanti ne avessi necessità), poi mi sono alzato ed ho salutato l’infermiera che aveva eseguito il prelievo. Lei, sorridendo da sotto la mascherina – me ne sono accorto dalle rughette formatesi agli angoli degli occhi – mi ha detto semplicemente “grazie“. Al che, guardandomi intorno, mi è uscito in modo spontaneo un “grazie a tutti voi” .