Ricominciare nel modo giusto

In mezzo a mille incertezze, sembra che la luce cominci a rischiarare il tunnel imboccato più di due mesi fa indicandone la fine. È stato (e lo è tuttora) un periodo difficile per molti e drammatico per alcuni, ma è stato anche un momento di importanti riflessioni. Quello che sembrava impossibile fino a qualche mese fa, fermare la “megamacchina” degli interessi economici, è forzatamente avvenuto portando con se disagi e paure, ma anche alcune opportunità. Molte persone hanno riscoperto il piacere di utilizzare il proprio tempo per se stessi e la famiglia. C’è chi si è dedicato alla cucina, ai lavoretti di ristrutturazione, al giardinaggio, alle letture o semplicemente all’ozio. Anche l’inattività non è sempre un qualcosa da demonizzare e può essere positiva. A casa mia, per la prima volta, abbiamo riempito il fazzoletto di giardino sotto casa con vasi di pomodori, melanzane, zucche, insalata, fragole e diversi fiori. Far vedere ai più piccoli (e agli adulti) come ciò di cui ci nutriamo cresca dalla terra e non dagli scaffali dei supermercati, può essere più istruttivo di alcune lezioni perse a scuola. È giusto ripartire, ricominciare a vivere, ma non deve essere accantonato il resto. Dare un colpo di spugna significherebbe aver solo subito dei danni pesantissimi. Al contrario, sarebbe importante non dimenticare per poter far meglio in futuro. Nelle ultime settimane sono apparse svariate opinioni in merito. Fra le tante, una delle più autorevoli e (a mio parere) delle più interessanti, è stata quella dell’economista bangladese e premio Nobel per la pace, Muhammad Yunus. Yunus è diventato famoso per il suo sistema di micro-credito grazie al quale ha tolto molte persone dalla condizione di indigenza assoluta. Si tratta della concessione di piccoli prestiti ad imprenditori troppo poveri per ottenerli dalle banche. Il suo credo è che “l’essere umano per natura è un imprenditore e non in cerca di un lavoro“. Questa affermazione mi ha colpito molto.  Spesso associamo il termine imprenditore a personaggi ricchi che gestiscono cifre elevate. In realtà imprenditore può essere chiunque ha un’idea da realizzare o un talento da “sfruttare”. La sua missione iniziò negli anni ’70 quando constatò di persona che i tessitori di cestini del suo villaggio, pur essendo molto abili, vivevano in condizioni di estrema povertà dovendo prendere denaro in prestito per le materie prime a tassi elevatissimi. Yunus, di tasca sua, fece un prestito ad un gruppo di donne con la sola pretesa di riavere la cifra investita. Le artigiane per la prima volta realizzarono un piccolo profitto, uscendo così dalla miseria in cui si trovavano. Oggi Yunus propone la stessa semplice idea, ma su scala mondiale. A suo avviso siamo di fronte ad una occasione senza precedenti: quella di cominciare a scrivere su una pagina bianca. L’economia non deve essere una trappola dalla quale non si può sfuggire; è sempre uno strumento creato dagli uomini per realizzare i propri scopi. A questo punto i governi dovranno chiedersi quali sono questi scopi: l’eliminazione della povertà e la salvaguardia dell’ambiente o l’accumulo di ricchezze da parte di pochi ? Secondo il programma elaborato da Yunus, nel prossimo futuro dovrà avere un ruolo fondamentale una nuova forma di impresa : l’impresa sociale. Queste dovranno esclusivamente risolvere i problemi dell’ambiente e delle persone, mentre gli utili creati saranno reinvestiti nelle imprese stesse rendendo agli investitori soltanto l’esborso iniziale. Gli investitori si potranno trovare ovunque e non solo tra le persone fisiche. Potranno essere le istituzioni, i fondi di investimento, le fondazioni, i trust ecc. e le imprese sociali potranno essere create da qualsiasi cittadino, adeguatamente supportato, con specifici talenti (leggi l’articolo). In questo periodo è circolata molto la fiaba africana del piccolo colibrì che, riempiendosi il becco d’acqua per spegnere un incendio (facendo la sua parte), spinge tutti gli animali della foresta ad aiutarlo invece di fuggire. Allo stesso modo Yunus crede che “una piccola iniziativa moltiplicata per un grande numero si trasforma in un’azione significativa“. Naturalmente non è un ingenuo, sa che ci saranno forti pressioni per tornare al punto di partenza e per  ricominciare come se niente fosse successo, ma se verrà scelta questa strada non sarà sufficiente rinchiudersi in casa come per il coronavirus. A quel punto non avremo dove nasconderci da Madre Natura e dalle masse di poveri del mondo che si sposteranno a milioni nei paesi più ricchi.

Liebster Award

Buongiorno a tutti !!

Ringrazio Farida Hakim de La borsetta delle donne che mi ha nominato per il Liebster Award. Ho “conosciuto” Farida da poco, ma ho scoperto di condividere con lei molte idee. Il suo è un blog dichiaratamente al femminile, che si occupa di diversi argomenti (dalla finanza domestica alla creatività) ed offre consigli e spunti interessanti per TUTTI.

Regole :

1 – Rispondere alle 11 domande

2 – Ringraziare il blogger che ti ha nominato, fornendo anche il link al suo blog

3 – Nominare altri 5-11 blogger

4 – Chiedere 11 domande ai blogger nominati

5 – Avvisare i blogger che sono stati nominati

Le mie risposte :

Qual è l’argomento preferito del tuo blog ?

Risposta – Principalmente provo a parlare di problemi ambientali e di tutto ciò che potrebbe aiutarci a sviluppare una nuova coscienza ecologica.

Perché il blogging è importante di questi tempi ?

Risposta – Con il blog ho scoperto una comunità. È come un social, con meno spazio all’estetica e più alle idee. Far circolare idee è sempre importante.

Potevi incominciare prima a fare il blogger?

Risposta – Forse si, ma mi sentivo inadeguato. Adesso, semplicemente, sono meno preoccupato della forma o dei giudizi. Cerco di dare un piccolo contributo.

Qual è il tuo libro preferito e perché

Risposta – 1984 di Orwell. Fa riflettere perché descrive un’ ipotetica società, terribile e al tempo stesso possibile. Per certi aspetti la stiamo già vivendo.

Qual è la tua cucina preferita?

Risposta – Negli ultimi anni ho cercato di consumare sempre meno carne, così ho imparato ad apprezzare la cucina vegetariana.

Qual è la caratteristica che senti delle persone che hai vicine?

Risposta – La sincerità.

Perché la realizzazione personale è importante?

Risposta – Sentirsi realizzato (che sia a livello professionale, nella famiglia o in qualsiasi altro ambito) è fondamentale. Trovare il proprio posto è la premessa della felicità.

Di cosa sei grato?

Risposta – Della vita , in primis .

Cosa ti da ispirazione nel scrivere per il tuo blog?

Risposta – Cerco di tenermi informato, ma la prima fonte di ispirazione è ciò che vivo giornalmente.

Qual è il tuo motto?

Risposta – Non ho un motto. Potrebbe essere : l’ignoranza è una colpa, non una scusa.

Se potessi cambiare qualcosa, cosa sarebbe?

Risposta – La diffusa opinione che la ricchezza sia nell’accumulare oggetti .

Ripropongo le stesse domande ai miei nominati :

  1. Nonsolocinema
  2. Elena e Laura
  3. Ambiente sul web
  4. La poltrona gialla
  5. Stream CH Free
  6. Gianmarco Groppelli

Congratulazioni a tutti !

“Dare il sangue” senza faticare

La scorsa settimana, dopo vari tentennamenti, mi sono deciso a prendere l’appuntamento per andare a donare il sangue. La cosa non è stata così semplice. Quando ho manifestato questa intenzione, diverse persone mi hanno detto frasi del tipo “..lascia perdere..”, “..ci si infetta negli ospedali..”, “..sono lì i focolai..”. Io credevo ci si ammalasse “fuori” per poi guarire “dentro”. Non sono rimasto del tutto immune da simili ragionamenti, ciò nonostante, essendo passati alcuni mesi dall’ultima donazione ed avendo letto della necessità di sangue, alla fine mi sono deciso. Giovedì mattina sono uscito in bicicletta alla volta dell’ospedale, inutile negarlo, con un po’ d’ansia. Poi pedalando mi sono tranquillizzato. Qui devo aprire una parentesi : possibile che anche in tempo di quarantena siamo riusciti ad inventarci un nuovo rifiuto (naturalmente NON riciclabile) da spargere nell’ambiente ? Nel tragitto, saranno 6/7 km al massimo, ho visto per terra altrettante mascherine chirurgiche e diversi guanti in lattice. Posso capire il mozzicone o la lattina (nel senso di come si svolge l’azione), ma se è obbligatorio indossare la mascherina quando siamo fuori casa, perché viene gettata in strada ? Vuol dire mettersi in tasca quelle usate per poi “smaltirle” appena si esce .. ed eravamo ancora in FASE 1 ! Mi è apparsa l’immagine agghiacciante di bambini che dribblano mascherine mentre giocano in spiaggia. Più sereno sono arrivato al S.Luca senza sapere cosa potesse aspettarmi. La sola differenza è stata un senso obbligato all’ingresso che conduce ad un tavolo dove chi entra deve igenizzarsi le mani e farsi misurare la temperatura. Dopo di che mi sono recato al centro trasfusionale e li, mascherine a parte, è (quasi) tutto come prima. L’attesa è ben organizzata, gli appuntamenti vengono più diluiti e non ci si può presentare senza (per evitare assembramenti). In realtà quella mattina un furbetto c’è stato e di sicuro questa possibilità era nelle previsioni. Infatti, le operatrici hanno fatto finta di credere alle improbabili scuse di quel tipo. Nel complesso però, il comportamento dei donatori è stato molto ordinato e un po’ .. sospettoso. Nel consueto colloquio di accettazione, al medico veniva quasi da ridere quando mi ha chiesto se negli ultimi mesi mi ero fatto tatuaggi, avevo soggiornato all’estero o avevo avuto una vita sessuale promiscua – chissà perché alle signore questa parte viene risparmiata; il mondo è pieno di etero – con le altre domande di rito e l’aggiunta di quelle sui sintomi da COVID. Non ci sono rischi per chi riceve il sangue (il virus non si trasmette così), ma è meglio essere prudenti. In sala prelievi mi ha accolto un’infermiera non giovanissima, eppure piena d’energia, dandomi subito del tu, forse valutando la differenza d’età (probabilmente minore di quanto immaginasse), o solo per mettermi a mio agio. Comunque sia c’è riuscita in pieno. Se fossi stato infilato in una scatola di plexiglass, allora si me la sarei fatta sotto. Al contrario, i lettini erano alla distanza giusta, ma senza ulteriori barriere. Le ho chiesto come sono le giornate in reparto al tempo del coronavirus e mi ha spiegato le difficoltà dell’inizio con la mancanza di dispositivi di protezione e della carenza di donazioni. Adesso pare (per fortuna) che la situazione si stia “normalizzando”  pur essendoci sempre delle criticità e un gran bisogno di sangue. La signora, prima di bucarmi, si è premurata che fosse tutto ok ed essendo un veterano l’ho tranquillizzata al riguardo. È sempre bello vedere qualcuno che svolge la propria professione con impegno e passione, soprattutto quando si tratta di attività socialmente così importanti. Come le maestre di mia figlia che, dalla chiusura della scuola, non si sono preoccupate soltanto di finire il programma o giustificare lo stipendio, ma di come aiutare i bambini a vivere il momento. Una volta riempita la mia sacchetta da 450 ml, mi sono preso qualche minuto di relax (forse qualcuno in più di quanti ne avessi necessità), poi mi sono alzato ed ho salutato l’infermiera che aveva eseguito il prelievo. Lei, sorridendo da sotto la mascherina – me ne sono accorto dalle rughette formatesi agli angoli degli occhi – mi ha detto semplicemente “grazie“. Al che, guardandomi intorno, mi è uscito in modo spontaneo un “grazie a tutti voi” .

Ritorno alla .. cenere

Il 26 aprile era il 34° anniversario della più grande catastrofe nucleare della storia europea : quella di Chernobyl. La ormai ex cittadina ucraina è un luogo fantasma in cui gli edifici sono stati invasi dalla vegetazione spontanea. Vedendo le foto viene alla mente uno scenario post apocalittico, un set perfetto dove ambientare una puntata di The Walking Dead. Nella realtà da lì è passato qualcosa di peggio rispetto ad un’ orda famelica di morti viventi. Gli zombie saranno pure bruttini da vedere, però sono stupidi come galline (o come chi si inietta del disinfettante) e più lenti di me mentre “correvo” sull’ultima salita della Pistoia-Abetone (e accidenti se andavo piano su quei tornanti ..). Di solito i pericoli invisibili agli occhi sono anche i peggiori. Dalle radiazioni non si può fuggire a piedi, non ci si può nascondere e non gli si può frantumare il cranio con un bastone. Il vecchio impianto era stato sigillato nuovamente nel 2016 con acciaio per scongiurare la fuoriuscita di radiazioni, ma ad inizio aprile la minaccia è arrivata dall’esterno. A pochi chilometri dalla centrale sono scoppiati violenti incendi che (al momento) hanno coinvolto circa 40 mila ettari di foresta. È probabile (neanche a dirlo) che l’origine dei roghi sia di natura dolosa e non sarebbe una novità. Nella zona è presente un traffico illegale di legname che alimenta un giro d’affari di decine di milioni di dollari all’anno. Quando gli alberi sono danneggiati dal fuoco possono essere tagliati e rivenduti come legna o carbone. Stando a quanto sostiene il ministero della salute ucraino, non vi è stato alcun rischio da radiazioni dovuto agli incendi, ma si sa, anche nel 1986 fu detto come la situazione fosse sotto controllo. In questo non c’è stato un gran cambiamento tra URSS e Repubblica di Ucraina. Sembra incredibile, ma una delle ragioni del silenzio delle autorità, risiede nel fatto che la vicina cittadina di Pripyat (anch’essa ormai disabitata) sia diventata una meta turistica a seguito della miniserie TV sul disastro (leggi : Passato e futuro radioattivi). Da qui partono le visite guidate “in sicurezza” ai locali dove si sono svolti i fatti. Oltre alla drammatica perdita di biodiversità, la vegetazione, che ha assorbito le radiazioni, bruciando libera nell’aria e attraverso le ceneri le particelle radioattive. Il 6 aprile è stato registrato nella zona un livello di radioattività 16 volte superiore al normale. L’aria di Kiev (a 100 km di distanza) invasa dal fumo spostato dal vento, ha conquistato il triste primato di più inquinata del mondo, dando ai suoi abitanti un ulteriore motivo per starsene chiusi in casa, oltre al coronavirus. Uno studio in Francia dell’ IRSN (Istituto di Radioprotezione e Sicurezza Nucleare) ha ipotizzato lo spostamento della nube tossica in altre zone dell’ Europa occidentale, tra cui l’Italia. Per fortuna l’impatto sulla salute dalle nostre parti dovrebbe essere trascurabile, ma questo non cancella i fantasmi del passato, anche per le notizie frammentarie che arrivano dall’Ucraina. Il governo locale, infatti, aveva già dichiarato estinti gli incendi il 15 aprile in seguito a violente precipitazioni, ma i residenti continuano a postare testimonianze del contrario (leggi qui). È pazzesco come gli errori di poche persone possano nuocere a tanti e per così tanto tempo. Questa è la riprova di come l’uomo sia insignificante di fronte a certe forze e non sia in grado di controllarle a suo piacimento. Uno stereotipo classico dei fumetti è come i supereroi abbiano sviluppato i loro poteri. In genere le mutazioni avvengono dopo l’esposizione ad una qualche fonte di radiazioni. Consiglierei a chi si ostina a “sponsorizzare” futuri  investimenti nello sviluppo dell’energia nucleare (ignorando le fonti rinnovabili) , di passare una bella vacanza a Chernobyl. Non la toccata e fuga dei fan della serie omonima per soddisfare la propria macabra curiosità, ma un soggiorno più lungo. Oltre a toccare con mano e rinfrescarsi la memoria, magari i “villeggianti” potrebbero acquisire il superpotere più grande mai conosciuto dall’umanità : la saggezza.

Sunshine Blogger Award

Buongiorno! Con mia grande sorpresa ieri ho scoperto di essere stato nominato da Raffaella del blog Nonsolocinema (se vi piace il cinema a 360 gradi, ve lo consiglio !) per il Sunshine Blogger Award. Sono molto contento che abbia pensato al mio blog e la ringrazio per aver apprezzato “l’impegno che metto nei miei articoli” (parole sue). Beh, grazie davvero.

Ma cos’è il Sunshine Blogger Award?

“Per chi non lo sapesse, il Sunshine Blogger Award è un premio assegnato da blogger ad altri blogger, con il quale riconoscono creatività, ispirazione e positività nel lavoro dei colleghi di penna e di tastiera, sulla base di un giudizio totalmente soggettivo, quindi ben poco imparziale e soprattutto insindacabile.
È un riconoscimento spontaneo (quindi ancora più gradito) e non si vince niente di materiale .” È solo per la soddisfazione personale e l’opportunità di conoscere e farsi conoscere da altri blogger.

Regole per il Sunshine Blogger Award:

  1. Ringraziare il blogger che ti ha nominato e pubblicizzare il suo blog.
  2. Rispondere alle domande che ti sono state poste da lui o da lei.
  3. Nominare altri 11 blogger.
  4. Porre da 8 a 11 domande, a cui i nominati dovranno rispondere.
  5. Inviare un commento a tutti i nominati per informarli della loro candidatura.

Rispondo alle domande che mi sono state poste da Raffaella.

  1. Da quanto hai cominciato a scrivere sul blog?
    Da luglio 2019.
  2. Quale genere di lettore vorresti che ti seguisse?
    Non c’è una categoria precisa. In teoria tutti dovrebbero essere preoccupati dalle crisi ambientali. Comunque preferisco i sognatori.  
  3. Quale genere di blog segui di solito?
    A parte quelli che parlano degli argomenti che affronto anche io, c’è un mondo pieno di cose interessanti e vorrei seguirne di più. Spesso ci capito in modo casuale.
  4. Di chi o di cosa non parleresti mai sul tuo blog?
    Di moda. Anche perché non ne so nulla.
  5. Qual è la tua miglior qualità?
    La capacità di trovare la felicità nelle cose semplici.
  6. Qual è il tuo peggior difetto? (Puoi anche non averne)
    Essere troppo testardo.
  7. Quale difetto non sopporti negli altri?
    L’arroganza e la falsità.
  8. Quale qualità apprezzi maggiormente negli altri?
    L’umiltà.
  9. Se potessi esprimere un solo desiderio, cosa chiederesti? (La pace nel mondo è esclusa, non siamo a Miss Italia)
    La sicurezza di riuscire a trasmettere a mia figlia tutto il necessario perché diventi indipendente.
  10. Qual è la cosa più bella che ti è mai capitata? (Niente risposte vietate ai minori, please)
    Facile: diventare padre.
  11. Quale di queste 10 domande ti è sembrata più difficile?
    Quelle su pregi e difetti. È meglio che siano le persone a cui teniamo a dircelo. Tendiamo ad essere poco obiettivi.

Questa è la parte “difficile”. Mi sono reso conto di non essere in grado di nominare altri 11 blog. Non riesco a seguire giornalmente i vari siti e (mea culpa) partecipo raramente alle discussioni. Magari questa sarà la spinta giusta per conoscere nuove persone . Quindi chiunque legga e vuole partecipare, basta segua le regole e risponda alle domande sotto . Cito soltanto elena e laura che mi hanno dato l’idea e tolto dagli impicci.

Queste le domande a cui dovete rispondere :

  1. Quando ti è venuta l’idea di scrivere un blog ?
  2. Quali argomenti affronti ?
  3. Se dovessi scegliere una tematica che non c’entra niente, di cosa ti piacerebbe scrivere ?
  4. In quale momento della giornata preferisci scrivere ?
  5. Come ti ha cambiato (se ti ha cambiato) la pandemia ?
  6. Come vorresti che fosse cambiato il mondo alla fine di tutto questo ?
  7. Una cosa per cui pensi che valga la pena leggere il tuo blog.
  8. La cosa più bella che hai letto su un altro blog.

Fratelli (e sorelle) d’Italia

In passato mi è capitato di dover dire quale fosse stato il momento in cui mi sono sentito più italiano e di esserne rimasto spiazzato. Non come ad una interrogazione di matematica sulle funzioni, ma abbastanza impacciato. Si trattava di un’indagine telefonica e tra le varie domande c’era anche questa. Per fortuna (diciamo così) si poteva scegliere tra 3 alternative : a) una vittoria della Ferrari; b) una partita della Nazionale; c) una esibizione delle Frecce Tricolori per la festa della Repubblica. Se ci fosse stato avrei chiesto l’aiuto del pubblico, tuttavia andando per esclusione dissi la “b”. Un po’ per fede calcistica, un po’ perché Mondiali ed Europei sono le uniche occasioni in cui canto l’inno nazionale. Di contro, parlare di patriottismo per un gioco mi pare un tantino eccessivo. Direi più tifo e lo stesso Fratelli d’Italia .. un coro. Se dovessi rispondere adesso alla stessa domanda, senza risposte chiuse, probabilmente direi “in questo momento”. Le difficoltà, si sa, accentuano gli egoismi – negli anni ’80 Vasco cantava “quando c’ho il mal di stomaco, con chi potrei condividerlo” – però, se sono comuni, possono anche unire. Tra i sentimenti contrastanti derivanti da individualismi e generosità, dalle polemiche che fioriscono più in fretta delle margherite e dalle notizie vere e presunte che si rincorrono, devo ammettere come, il vedere decine di arcobaleni abbinati ai tricolori, non mi lasci indifferente. Non so se si tratta di orgoglio nazionale, però mi sento parte di qualcosa. Sono convinto della necessità di una globalizzazione solidale (non economica) e credo sia giunto il momento di abbandonare gli egocentrismi nazionali per affrontare i problemi mondiali di comune accordo. Questo non implica il dover rinunciare alla propria identità culturale. Ad esempio, pur non essendo praticante, sono contrario all’abolizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Fa parte della nostra storia e non vedo come possa nuocere od offendere qualcun altro.

Dando uno sguardo dall’esterno, non ho la sensazione che in altri paesi siano tutte rose e fiori. A partire dalla Gran Bretagna, il cui premier ha prima fatto il leone invocando l’immunità di gregge, salvo poi trasformarsi in un pavido agnellino nelle corsie di terapia intensiva. Lì, dove la regina si è presa la briga di pronunciare il quarto discorso ai sudditi in 68 anni di regno (!!), diventando così la part time meglio retribuita della storia. In USA, dove il “re” non si limita soltanto a parlare, ma decide a suo piacimento su tutto e senza che ci sia nemmeno .. la monarchia. Anche i paesi scandinavi non sono esemplari: in Svezia la politica si è limitata a molte raccomandazioni sui rischi derivanti dall’epidemia, lavandosene le mani (forse per dare il buon esempio ..) e lasciando ai cittadini il compito di contenerla. Infine la Germania. Dai tedeschi arrivano sempre giudizi poco lusinghieri nei confronti dello “stivale” e i loro rappresentanti danno sempre l’impressione di sentirsi migliori. Sarà pure vero, ma non ho mai digerito bene quelli bravi e presuntuosi . Meglio dei “cialtroni” eppure empatici. Gli italiani all’estero saranno considerati pigri, profittatori o addirittura mafiosi; però sono anche simpatici, ingegnosi e quando serve, generosi. Per questo preferisco essere italiano. Non ho ben chiaro se sia meglio attivare il MES o emettere gli eurobond, ciò nonostante perché ci sia un disperato bisogno di soldi lo capisco bene. È bastato un mese di stop delle attività per mettere in ginocchio tutto il sistema economico. Si usano termini come catastrofe, crisi, recessione. Nella mia ignoranza mi chiedo come sia possibile costruire “edifici” così imponenti ed allo stesso tempo tanto instabili da essere spazzati via da una folata di vento un po’ più forte. Questa dipendenza globale dal denaro sta rivelando tutta la sua fragilità. Un amico molto più esperto di me in questioni economiche (lui è esperto) mi ripete da sempre come gli italiani non somiglino a nessun altro popolo in Europa, nemmeno agli iberici. A suo giudizio i nostri “veri” cugini sono i greci e rischiamo di fare la stessa fine. Vorrei vedere il lato positivo di questa affermazione. La Grecia, come l’Italia, in passato è stata culla di cultura e civiltà. Quindi, perché non potrebbe partire da qui una nuova rivoluzione culturale legata al territorio e meno dipendente dalle logiche del Mercato? L’ Italia, paese del sole e con un clima quasi ideale, potrebbe aspirare a ripartire rendendosi indipendente dal punto di vista energetico e alimentare. Il tutto in modo pulito ed ecosostenibile. Saremo piccoli, ma abbiamo un patrimonio artistico e culturale senza eguali al mondo. Non so se è patriottismo, ma non sogno di andarmene, tutt’altro. Vorrei che il cambiamento partisse da qui e magari farne parte.

Con gli occhi di un bambino

La quarantena continua e con essa l’insofferenza. In molti si lamentano delle perdite economiche, dei disagi o semplicemente della noia. Le ragioni dei singoli sono molteplici, alcune delle quali meritevoli di attenzione, comunque non è semplice mettere tutti d’accordo quando si deve tutelare il bene comune. Già, il bene comune, questo sconosciuto. Le creature viventi sono accomunate dall’istinto di sopravvivenza e noi non facciamo eccezione. Quello che ci differenzia è la difesa del gruppo e la continuità della specie. A volte gli animali sacrificano alcuni membri del branco per proteggere chi è più utile alla comunità. In genere si tratta dei più anziani o malati. Noi non siamo “bestie” e non possiamo accettarlo .. se si tralascia l’ “insignificante” caso della tutela degli interessi personali. Allora siamo pronti a sacrificare i nostri simili, basta siano “altri”. Spesso affrontiamo la vita col motto del carpe diem e ci facciamo guidare dai nostri egoismi. Tutti sono pronti a proteggere i propri affetti, ma senza guardare troppo oltre. Tornando alla quarantena, mi sono reso conto di come siano passati in secondo piano i cambiamenti improvvisi avvenuti nella vita degli individui più “deboli” : i bambini. Sono proprio loro coloro ai quali è stata maggiormente stravolta la vita. Non possono andare a scuola, non possono svolgere attività ludiche e sportive, non possono vedere i nonni né frequentare i propri coetanei. Insomma, non possono fare nulla e se esistono dei colpevoli per  questa emergenza, di certo non sono loro. Gli adulti, quanto meno, possono sempre inventarsi delle scuse. Conosco un tizio che ha corso una maratona (42 Km !!) continuando a girare attorno a casa o persone che vanno ogni giorno al supermercato solo per avere l’ora d’aria. D’altronde si sa, se non è espressamente vietato (..). Io per primo ho sottovalutato le esigenze di mia figlia ed è accaduto per un motivo preciso : lei, tempo zero, si è adattata benissimo alla nuova realtà. Non credo sia una mosca bianca, anzi. Parlando con amici e genitori dei suoi compagni, tutti mi hanno confermato questa impressione. Dopo la chiusura della scuola le abbiamo spiegato i motivi e i  comportamenti da seguire ed ha subito recepito il messaggio. Molto meglio di mio padre il quale, alla fine di ogni telefonata, continua a chiedermi quando andremo a cena da loro. Dovrebbe sapere meglio di chiunque altro che non mi chiamo Conte visto che il cognome appiccicatomi alla nascita è proprio il suo. Ad ogni modo a casa il tempo scorre in una tranquilla “normalità”. Bisogna fare un po’ di fatica con le lezioni inviate dalle maestre e c’è bisogno che i genitori aiutino ad organizzare la giornata, ma stiamo parlando di bambini mica di smart worker. Lo scorso sabato era l’ Earth hour , giornata in cui si chiede di spegnere le luci per un’ora come gesto di sensibilizzazione all’eccessivo consumo energetico. L’ho proposto a mia figlia cercando di non essere “pesante” ed ha accettato con entusiasmo. Così abbiamo passato la serata giocando a carte con la mamma a lume di candela. Ci siamo divertiti da matti, soprattutto nelle partite ad “UNO” in cui, alla luce fioca, confondevamo continuamente il verde con il blu. Le è piaciuta talmente tanto che abbiamo replicato la domenica, con la promessa di ripetere la serata almeno una volta a settimana. Allora i figli (per ora) ci ascoltano sul serio ?! Scherzi a parte, loro si fidano di ciò che gli diciamo e lo assorbono facilmente. È una bella soddisfazione e una grande responsabilità. A questo punto basterebbe “soltanto” che i genitori dessero loro gli input giusti .. (più facile a dirsi che a farsi). Ritengo sia improbabile, però sarebbe bello continuare ad avere quel tipo di apertura mentale anche da adulti. Parecchi anni fa, quando chiesi a mio nonno perché mettesse dei bastoni legati ai giovani alberelli in giardino, mi spiegò come fosse quello il momento buono per guidarli nella direzione giusta. Una volta cresciuti troppo storti da risultare fastidiosi o addirittura pericolosi, l’unica soluzione possibile sarebbe stata .. tagliarli.

E se non fosse un caso ?

Il propagarsi del COVID-19 sta mettendo a dura prova gli esseri umani di buona parte del globo e le “normali” attività della vita quotidiana. Il rallentamento della produzione, degli spostamenti e dei consumi, ha coinciso (ma non è una sorpresa) con un evidente calo di inquinamento. Nelle aree industriali è visibile dai satelliti e in alcune zone costiere il miglioramento dei mari si può notare anche ad occhio nudo. I delfini si avvicinano alla banchina del porto di Cagliari e nei canali di Venezia si sono rivisti i pesci ! L’ironia della situazione è che gli unici a non poterne godere sono proprio gli esseri umani, costretti a restarsene rinchiusi in casa. Viene da pensare come tutto questo, altro non sia che una difesa della Terra per poter “rifiatare” e dare un avvertimento a tutti noi. Almeno, io l’ho pensato . Naturalmente niente di tutto ciò è supportato da basi scientifiche; lo definirei un atto di fede. La scienza, però, si interroga sulle cause scatenanti della pandemia e cerca delle risposte. Una viene proprio dal fragile equilibrio della Natura e dall’invadente intervento umano che lo mette a rischio. Molti agenti patogeni sono veicolati da animali selvatici ed entrano in contatto con l’uomo quando quest’ultimo modifica gli ecosistemi ed il loro habitat. Un virus fa il cosiddetto “salto di specie”   ( spillover ) quando passa da un animale ad un essere umano, adattandosi poi alla trasmissione uomo-uomo. Se ciò accade, citando l’autore del saggio ” Spillover ” (D.Quammen), “quel virus ha vinto la lotteria” con una popolazione di oltre 7 miliardi di individui che vivono in città affollate e si spostano in lungo e in largo. Il suo unico obiettivo è diffondersi ed il “terreno di conquista” sconfinato. Una delle ipotesi sull’origine dell’attuale coronavirus è che lo spillover sia avvenuto in un mercato di animali selvatici vivi nella città di Wuhan in Cina. Qui gli animali sono destinati alla macellazione per il consumo umano. Il commercio di animali, ma anche la distruzione dei loro habitat, porta diverse specie abituate a vivere in luoghi isolati, ad avvicinarsi sempre più ai centri abitati. Entrando in contatto con persone o con i loro animali domestici, aumentano i rischi di contagio. Il pericolo in questione è stato riportato in un recente rapporto pubblicato dal WWF che lancia l’allarme (leggi qui). Il COVID-19 non è un caso isolato e nei prossimi anni potremmo essere costretti a fronteggiare minacce analoghe o forse peggiori se non diamo un taglio alla perdita di biodiversità. Lo scenario è poco rassicurante e non è scontato possa bastare l’emergenza in atto per cambiare rotta . Come mi ha suggerito un amico, servirebbe “il mese del virus” ogni anno .. naturalmente senza il virus . Tuttavia i pericoli non provengono esclusivamente dagli animali; ce ne sono di ben conservati e sigillati nei ghiacciai. In realtà “sigillati” è una parola grossa, visto il ritmo con cui si stanno sciogliendo e da qui il rischio. Un team di ricercatori internazionale ha rilevato 33 virus preistorici (molti dei quali sconosciuti) analizzando due campioni di ghiaccio prelevati dall’altopiano tibetano. Se rilasciati nell’atmosfera potrebbero avere effetti imprevedibili sul genere umano (leggi qui). Chissà quanti ce ne potrebbero essere intrappolati (fino ad oggi) nei ghiacci perenni di tutto il pianeta. Per quanto mi riguarda, la parte più gratificante della quarantena è poter fare il maestro. Giustappunto, in questi giorni con mia figlia stiamo studiando l’era glaciale. Dalle raffigurazioni sul libro di terza elementare, l’uomo di Neanderthal sembra un “tipetto” molto più robusto rispetto agli attuali sapiens. Preferirei non prendermi una delle loro malattie, nemmeno un raffreddore. Per tornare alla mia premessa, tra le varie cose che girano sul Web, mi è capitato di vedere un video che “parla” a nome del virus (e indirettamente della Terra). Anche quel video non è un trattato scientifico, ma nei sui 3 minuti contiene molte cose da ascoltare. Non a caso si intitola proprio #ASCOLTA (guarda il video) .

Un’eco lontana .. una richiesta di aiuto

A volte penso che non siamo più abituati a lottare. La qualità della vita raggiunta, i diritti acquisiti, tutto viene dato per scontato. Forse per questo ogni cambiamento nelle nostre abitudini ci mette in crisi. Ogni rinuncia, dalla più piccola alla più grande, diventa quasi insopportabile. I nostri nonni, loro si erano pronti ad affrontare le difficoltà per tirare avanti. Ci sono zone del mondo dove è ancora così e le persone sono costrette a combattere quotidianamente per ogni cosa, anche per la sopravvivenza. L’Amazzonia è una terra bellissima, la zona del pianeta con la più ampia biodiversità, ma anche il regno dell’ingiustizia. I confini della foresta si sono sempre più ristretti nel corso dei decenni ed oggi la minaccia è più grave che mai. L’attuale presidente della Repubblica, J.Bolsonaro, ha dichiarato guerra alle associazioni ambientaliste ed ai popoli indigeni, favorendo in ogni modo i latifondisti e le lobby che lo hanno aiutato a vincere le elezioni. Non ha mai nascosto il progetto di sfruttare economicamente il “polmone della Terra”. La prima mossa è stata incentivare l’agricoltura estensiva anche con l’utilizzo di semi geneticamente modificati. Adesso è stato autorizzato l’uso delle armi da parte degli agricoltori nelle estensioni delle loro proprietà, con il conseguente aumento dei taglialegna abusivi e degli incendi di origine dolosa finalizzati ad allargare le aree coltivabili. Sono cresciuti gli atti di violenza nei confronti degli indios, i quali tentano di difendere le loro terre. Per comprendere l’indirizzo dell’attuale esecutivo basti pensare al Ministro dell’Ambiente R.Salles, il quale sostiene come il riscaldamento globale sia puramente un “tema accademico” ed i suoi (eventuali) effetti visibili tra 500 anni. Temo che per quella data sia in dubbio la presenza della vita stessa e l’operato di questi personaggi ne avvicina l’avverarsi. Con il disegno di legge 191/20 si è voluto fare un ulteriore passo in avanti verso lo sfruttamento totale delle risorse amazzoniche. Si è spianata la strada alla possibilità di trivellare alla ricerca del petrolio, di aprire miniere e soprattutto alla costruzione di enormi infrastrutture. L’obiettivo, per niente celato, è quello di popolare L’Amazzonia di non-indigeni, eliminando ogni diritto degli attuali abitanti. Ci sono persone che non vivono come noi, secondo i nostri criteri, ma vivono in modo semplice in armonia con la natura. E non sono persone che, come sostiene Bolsonaro, se ne avessero l’occasione, abbandonerebbero i loro luoghi natii per trasferirsi nelle città. Questo è evidente perché non sono ignari di cosa ci sia oltre i loro confini. Non sono certo come quei soldati fantasma giapponesi ritrovati arroccati nelle foreste del Sud-est asiatico a trent’anni dalla fine della guerra senza che ne sapessero la notizia. Sono individui che hanno scelto quel tipo di vita e sono pronti a lottare per difendere i propri diritti e le tradizioni delle loro tribù in tutte le sedi opportune. Diritti sanciti dalla Costituzione del 1988, la quale attribuiva a 256 popoli autoctoni 1296 aree ben delineate. In realtà ad oggi ne sono state demarcate soltanto 1/3 e anche queste sono oggi a forte rischio. Se il PL 191/20 diventerà esecutivo, questi popoli non avranno nessuna voce in capitolo e saranno “integrati” nella società brasiliana o, per meglio dire, sradicati forzatamente dalle loro case. Bolsonaro non ha mai accettato il principio di “diritto alla differenza” di queste etnie, anch’esso stabilito dalla carta costituzionale. D’altro canto si può intuire quanto possa rispettare i principi democratici, un’alta carica dello Stato che definisce Greenpeace Brasil “merda e spazzatura” (leggi qui). Pochi giorni fa lo stesso presidente ha smentito le voci su una sua presunta positività al coronavirus facendosi immortalare sul proprio profilo FB nel classico gesto dell’ombrello. Cosa dire : quanta eleganza (..) . Le organizzazioni ambientaliste sono un ostacolo allo sviluppo pensato dal governo e subiscono ogni genere di attacchi, anche i più biechi e diffamatori. Una dei leader della comunità indigena, Sonia Guajajara, ha parlato dell’ escalation di violenze impunite in atto in Amazzonia. Dalle minacce ai più efferati omicidi. Bolsonaro è anche stato denunciato al Tribunale dell’Aia per “crimini contro l’umanità”. Il disegno di legge 191, definito “un sogno” dal presidente stesso, oltre ad essere una minaccia per le popolazioni indigene, potrebbe diventare un vero e proprio incubo per tutta l’umanità. Come sempre il desiderio di ricchezza di pochi, andrà a colpire la vita di tutti. Mai come oggi abbiamo bisogno della “pulizia atmosferica” operata dalle foreste e perdere la più grande è un “lusso” che non ci possiamo permettere.

Buone notizie, cattive abitudini

Consapevole della preoccupazione crescente, mi sono ripromesso di scrivere su qualcosa di positivo. Qualcosa che faccia pensare : “meno male”. Mi era già capitato di parlare di una delle maggiori fonti di inquinamento dei mari, la plastica. Questa, trasportata dalle correnti, forma delle vere e proprie isole galleggianti la più grande delle quali è il Pacific Garbage Patch nell’ oceano Pacifico (leggi “Un mare di plastica”). La buona notizia è che, dopo 7 anni di studi, è stata messa a punto una “macchina cattura rifiuti” per contenere il problema. La parte migliore è il fatto che funzioni davvero! Il macchinario si chiama System 001/B ed è in grado di trattenere ogni tipo di rifiuti : dai più voluminosi, alle insidiose microplastiche (fino ad un millimetro). A svilupparla sono stati gli ingegneri di una ONG olandese, la Ocean Cleanup. Il sistema è stato testato in autunno e utilizzando le correnti marine, il moto ondoso ed il vento, riesce a concentrare la plastica permettendone così la raccolta da parte delle navi di supporto. Ancora più sorprendente è il fatto che la Ocean Cleanup sia stata fondata da un ragazzo della green generation, Boyan Slat, il quale, appena diciannovenne, è partito da un progetto fatto al liceo per realizzare i propri sogni. Come a dire : “c’è ancora speranza, ma diamo spazio a questi giovani” (leggi qui). Parlando di rifiuti gettati in giro con un altro papà, mentre aspettavamo le bimbe alla scuola di danza, ho appreso un’altra bella notizia. Mi ha informato di un servizio messo in atto dal nostro Comune per salvaguardare il territorio. Si tratta dell’ Acchiapparifiuti ; nome carino e azzeccato per rendere l’idea di come funziona. Se viene avvistata dell’immondizia abbandonata, basta scattare una foto ed inviarla, con la posizione, ad un numero WhatsApp . Il Comune ne garantisce la rimozione nell’arco di 2/3 giorni. Parafrasando lo slogan usato nel film Ghostbusters si potrebbe dire : ” e chi messaggerai ?” . Al che mi sono illuminato ed ho subito memorizzato il numero. Una volta rincontrato il genitore gli ho detto che volevo mettere un post sulla mia pagina FB per pubblicizzarlo, ma la sua reazione mi ha spiazzato. Frenando il mio entusiasmo mi ha spiegato come fosse  stato proprio il sindaco a fornirgli quel numero, precisando di non farlo girare troppo. A suo parere qualcuno potrebbe esserne incentivato a compiere azioni incivili. Cercando bene il servizio è presente sul sito Internet del Comune (Capannori) però, seguendo il consiglio datomi, non l’ho pubblicato. Ci ho riflettuto parecchio e questo mi ha fatto riaffiorare un ricordo sopito. Ere geologiche fa, mentre eravamo in auto diretti verso una discoteca, il mio compagno di serata si beveva la sua Red Bull. Una volta bevuta schiacciò la lattina nella mano e poi, con nonchalance, la gettò fuori dal finestrino. La musica tecno faceva vibrare le casse e con tono alto, più sorpreso che arrabbiato, gli dissi : “ma che fai ?!”. Lui, con calma olimpica, abbassò il volume della radio e rispose tranquillamente: “sono strade cittadine, poi ci puliscono”. La spiegazione non mi convinse del tutto, ma la serata era lunga e le nostre aspettative diverse, così la conversazione finì lì . Ripensandoci adesso la vicenda è sintomatica. Vuoi vedere che il sindaco non ha tutti i torti ? Ci tengo a precisare che si trattava di un bravo ragazzo, con un eccellente curriculum universitario. Troppo spesso sento generalizzare parlando della “gente” e dei suoi comportamenti disdicevoli . Ma in fin dei conti chi è questa “gente” ? È ovvio che chi la cita voglia indicare gli “altri” o al limite la gran parte “presenti esclusi”. Di conseguenza quando saranno “altri” a tirarla in ballo, la “gente”  saremo “noi” (un po’ contorto, mi rendo conto). Un ulteriore pensiero comune è quello, pur riconoscendo la dannosità di alcuni comportamenti, della necessità di obbligare la “gente” (sempre loro) ad evitarli. In alternativa, “qualcuno” deve inventare il rimedio. Preferisco sempre utilizzare il buon senso piuttosto di dover subire delle imposizioni (anche se a volte sono necessarie) . Non è sensato nemmeno restare passivi pretendendo che un genio come Boyan trovi la soluzione a problemi evitabili. Sarebbe molto più semplice non spargere rifiuti in giro anziché aspettare il macchinario della Ocean Cleanup o il passaggio degli Acchiapparifiuti. Prima di pensare a cosa devono fare gli “altri” è meglio concentrarsi su cosa possiamo fare noi .. la “gente”.