Pluralismo e libertà d’espressione sono principi indiscutibili in democrazia. Una categoria , però, che mi fa incazzare, è quella dei negazionisti. Questi, a mio parere, si limitano a ridicolizzare le idee altrui stravolgendo dei fatti, senza esprimere realmente le proprie. Ad esempio, i negazionisti dell’ Olocausto sostengono che tutto quanto ci è stato insegnato in proposito sia stato volutamente ingigantito a fini propagandistici. Mi sono sempre chiesto come si possa negare un comprovato avvenimento storico (relativamente recente) sul quale esistono migliaia di testimonianze con libri, foto, e filmati a documentarlo. In un classico dibattito televisivo, sentii un tizio (appartenente a qualche gruppo di estrema destra) perorare queste tesi con calcoli matematici sul numero di prigionieri nei Lager ed il tempo necessario ad areare le camere a gas (!!) . Avrebbe fatto più bella figura (si fa per dire) a dichiarare che Hitler “ha fatto bene” e magari suggerire agli attuali governi di seguire il suo esempio ed applicarlo agli indesiderati della nostra società (opinione che traspariva chiaramente) . Ma ovviamente non poteva dirlo . Oltre alla disapprovazione dell’opinione pubblica , avrebbe dovuto affrontare le conseguenze legali. La stessa cosa accade per i negazionisti dei cambiamenti climatici . Si può negare che Ronaldo sia il miglior calciatore del mondo, se preferiamo Messi, o che il gelato alla cioccolata sia migliore di quello alla crema. Ma come si possono negare dei dati oggettivi ? Come si può non ammettere che la temperatura globale stia aumentando, che i ghiacciai si sciolgano, che l’anidride carbonica presente nell’atmosfera e nei mari sia in crescita e che ogni giorno scompaiano centinaia di specie ? E, infine, come si può contestare che tutto questo sia di origine antropica (cioè dovuto alle attività umane) ? Il report dell’ IPCC ( Intergovernmental Panel on Climate Change) del 2018, cioè l’organo leader mondiale per la valutazione della scienza relativa ai cambiamenti climatici, parla chiaro sui rischi e le misure da mettere in pratica (http://www.ipcc.ch/report/sr15/). Questi sono dati facilmente reperibili e sui quali concorda la stragrande maggioranza della comunità scientifica internazionale (anche se qualcuno che ci dice “va tutto bene” lo si può trovare pure lì). A quei buontemponi , siano giornalisti, politici o dirigenti di multinazionali, che riprendono fiato ogni volta che in qualche zona del mondo arriva un po’ di freddo o il simpatico D.Trump, il quale a gennaio con un tweet ha preso in giro chi denunciava il cambiamento climatico commentando l’ondata di gelo negli Stati del Midwest , consiglierei di documentarsi meglio sulla differenza tra meteo e clima. Mi sembra ovvio, però, che queste posizioni non siano solo il frutto di ignoranza, ma di egoismi ed interessi personali. Quindi, sarò poco democratico, ma per queste “opinioni” non ho alcun rispetto.

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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