“Desidero condividere con te una geniale intuizione che ho avuto durante la mia missione. Mi è capitato mentre cercavo di classificare la vostra specie. Improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi : tutti i mammiferi di questo Pianeta d’istinto sviluppano un naturale equilibrio con l’ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate , finché ogni risorsa naturale non si esaurisce . E l’unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo che adotta lo stesso comportamento, e sai qual’è ? Il virus . Gli esseri umani sono un’infezione estesa, un cancro per questo pianeta : siete una piaga. E noi siamo la cura. ” Questa non è mia, ma è tratta dal film Matrix del 1999. Ci troviamo in un ipotetico futuro post apocalittico dove gli esseri umani hanno dato prova del loro istinto autodistruttivo. Infatti, sono stati ridotti a schiavi dalle I.A (Intelligenze Artificiali) nella realtà virtuale denominata Matrix, appunto, e usati come semplice carburante (che ironia !). Il pezzo citato è parte del monologo dell’agente Smith (un programma di sicurezza) rivolto a Morpheus (capo della resistenza umana). La pellicola, che resta una delle mie preferite del genere è, a distanza di 20 anni, più che mai attuale. In particolare, però, all’epoca rimasi colpito da queste parole, nonostante non avessi ancora sviluppato le convinzioni attuali. Ricordo che mi restò impressa la crudezza del concetto, ma anche la sua logica. Pensai a come si potesse controbattere, ma il dubbio persistette. Dopo due decenni e la (presunta) maturità, direi che quel dubbio si è trasformato in una quasi certezza. Sono arrivato a pensare che gli esseri umani (di cui faccio parte) “non mi piacciono” o che “meritiamo l’estinzione“. Dico “quasi” perché poi vedo mia figlia mentre gioca o mi fa domande per soddisfare la sua curiosità, penso alle tante persone a cui voglio bene ed in cui credo ciecamente. Allora mi rendo conto che ho perso la fiducia nell’umanità e nella strada che ha intrapreso, ma non nelle singole persone. Ed è da queste che potrebbero partire nuovi stimoli. Una serie di comportamenti virtuosi messi in atto da poche persone, potrebbero far si che altri li seguano allargandosi a macchia d’olio. E da qui sviluppare una nuova coscienza sociale sensibile alla salvaguardia dell’ambiente. Questa dovrebbe (anzi, dovrà) essere quello di cui abbiamo bisogno : la cura.

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: