Nel mio piccolo vorrei distogliere l’attenzione dalla “solita” crisi di Governo a favore di quella che, a mio parere, dovrebbe essere la notizia principale dei TG, ogni giorno. L’Artico sta bruciando. Non stiamo parlando di un fenomeno ristretto, ma di decine di incendi visibili dallo Spazio che in 2 mesi hanno già incenerito un’area boschiva delle dimensioni di Piemonte e Lombardia. La zona è così estesa (dalla Groenlandia, alla Siberia, all’Alaska) che per i pompieri è impossibile contenere l’avanzata delle fiamme. Questi roghi senza precedenti (si crede da almeno 10000 anni !) , favoriti dalle temperature straordinarie registrate a giugno, porteranno ad una serie di circoli viziosi peggiorando ulteriormente la situazione climatica mondiale. Oltre alla distruzione di un’ampia regione di quello che viene definito il “secondo polmone della Terra”, con la combustione di legname saranno immesse nell’atmosfera enormi quantità di CO2 contribuendo all’aumento del riscaldando globale. Ma ciò che spaventa di più è quello che accade sottoterra. Molti degli incendi siberiani stanno bruciando terreni di torba ricchi di carbone che è rimasto imprigionato nel suolo per migliaia di anni. Queste sono anche le zone del Permafrost ( il terreno perennemente ghiacciato) che ha immagazzinato nel tempo milioni di tonnellate di gas serra come il metano. Per non parlare della fuliggine che, se trasportata dai venti nell’Oceano Artico, annerirà la superficie dei ghiacciai diminuendone la riflettività ai raggi solari e facilitando così lo scioglimento. Insomma, uno scenario tutt’altro che rassicurante. Questa emergenza mi ha ricordato lo scorso anno quando ho avuto modo (mio malgrado) di assistere all’incendio sul monte Serra nel Pisano , con le fiamme visibili a decine di chilometri. Già quello, nonostante le dimensioni notevolmente inferiori, sembrava una porta aperta sull’Inferno. In quel caso la natura dell’incendio era dolosa (nell’Artico lo è “solo” indirettamente) ed ha continuato a bruciare per diversi giorni distruggendo la vegetazione di una ampia parte del monte. Tornando all’attualità, in mezzo a tutte le notizie drammatiche, mi sono imbattuto in una che mi è sembrata un’ oasi nel deserto. In India un milione e mezzo di volontari hanno piantato negli scorsi mesi 6 milioni di alberi in 12 ore per combattere l’inquinamento (leggi qui). Leggendola ho pensato ad una delle prime cose che ho fatto con mia moglie quando siamo venuti ad abitare nella nostra casa: piantare un ulivo. Poi, alla nascita di nostra figlia, è stata la volta di un ciliegio. Potrei vantarmi dicendo che è dovuto al mio spirito “green” , ma in realtà volevamo solo avere qualcosa da associare a momenti felici. Come un tatuaggio, ma nel terreno. Adesso credo che non importa quale sia stata la motivazione, l’importante è aver fatto qualcosa di buono che resterà anche dopo di noi. L’albero è da sempre utilizzato come simbolo della vita ed in questa “battaglia climatica” può essere il nostro più efficace alleato. Piantare più alberi sarebbe un buon inizio per vincerla. Potrebbe essere una bella idea (per chi ha la possibilità) piantare un albero per ogni nuovo nato. E perché no, magari anche per ricordare una persona che non c’è più. Un contributo ecologico alla nostra “casa” . Ognuno è autorizzato a toccare ciò che vuole, ma a me non dispiacerebbe essere ricordato (spero tra 100 anni !!) guardando un bel pino invece di una fredda “costruzione” di pietra o marmo .

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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