A volte, mentre esprimo le mie visioni sulla crisi climatica e magari rompo le scatole ad amici e conoscenti che vorrebbero rilassarsi parlando di donne, calcio o vacanze , mi sento apostrofare con “ecco il solito comunista” . Sicuramente si tratta, nella maggior parte dei casi, di bonarie prese in giro. Comunque, un fondo di verità c’è sempre, anche negli sfotto’ . Comunista ? Magari al tempo della scuola e senza nemmeno capirne interamente il significato, ma oggi non mi riconosco nella definizione. Se penso al socialismo reale non credo sarei stato a mio agio nei paesi dove veniva applicato. E per quello che ho studiato della loro economia, lo sviluppo era basato sullo sfruttamento delle risorse naturali esattamente come nel capitalismo. Alla Natura poco importa che i mezzi di produzione siano in mano a privati o allo Stato. Invece, se ci si riferisce alla mia critica verso un modello dove “avere = essere” , allora posso capire, ma resto dell’idea che il termine non sia corretto. È possibile dividere le nostre abitudini in “destra” o “sinistra” come faceva ironicamente una vecchia canzone di Gaber ? Ad una persona di “destra” non importa se respira polveri sottili mentre passeggia ? È contenta se i propri figli nuotano dell’immondizia ? Ovviamente sono domande retoriche. Il pianeta è la nostra casa ed a tutti dovrebbe interessare mantenere la propria abitazione nelle migliori condizioni possibili, lasciandola integra per i propri figli. Al limite possiamo discutere sulle “ristrutturazioni” da fare. Queste classificazioni in fascisti, comunisti o democristiani, probabilmente fanno parte del nostro retaggio culturale di italiani come la pasta, l’espresso e il patriottismo ostentato (solo) quando gioca la nazionale. Negli anni il contesto sociale è profondamente cambiato, ma forse, per alcuni aspetti, siamo ancora il paese di Don Camillo e Peppone. Non ho mai letto i libri di Guareschi , però ho amato i film con Gino Cervi e Fernandel fin da piccolo. Devo ammettere che da bambino avevo una leggera preferenza per il sindaco forse perché, essendo cresciuto in una famiglia di operai, sentivo una maggiore affinità. Tuttavia il mio principale tifo è sempre andato all’amicizia dei protagonisti, così diversi e così simili. Ho sempre creduto nell’amicizia e ci credo ancora. Non giudico le persone dalla croce messa sopra un simbolo e so benissimo che , al di là delle battute di rito, gli amici mi ascoltano senza giudicare. Quindi continuerò a prendermi di buon grado del comunista (rompiballe) , anche se sono quello che non si ritrova in nessun partito (alle ultime elezioni, ahimè, non ho neppure votato) ; quello che non sopporta i tifosi della propria squadra; quello che manda i soldi a Legambiente, ma non compila il modulo per diventarne socio. Sono uscito molto male anche dalla mia esperienza di sindacalista . Oltre alla diffusa (e malcelata) ambizione dei militanti più attivi di “smettere di lavorare” , non so ancora se mi faceva più ridere o infuriare vedere quelli che ai Congressi prendevano la parola esordendo con un anacronistico “compagni”, per poi tornare a sedersi ed a chattare su Facebook infischiandosene degli interventi successivi. Alla faccia dell’interesse collettivo prima dell’individualismo ! Naturalmente ci sono anche persone che credono sul serio in ciò che fanno. Ed io credo in quelle persone, ma non sento il senso di appartenenza alle sigle o ai simboli. Non più . Questo è un mio limite, ma anche una forza. Sono sempre stato libero nelle mie idee e spero di continuare ad esserlo.

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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1 commento

  1. Difficile per me, come credo per molti/e altri/e, non riconoscermi nel post di Paolo. A differenza di lui io ho votato (senza peraltro mai vincere). Oggi però, come dimostra una volta di più, ciò che accade in Brasile, la politica locale (nazionale) non può più fare risposte alle domande più insidiose del nostro quotidiano. Sinistra,destra, 5stelle o altro danno comunque risposte parziali a problemi globali. Le risposte ambientali, grandi o piccole che siano, per me Devono venire imposte dall’alto, dagli Stati, dalle leggi. Il singolo Deve impegnarsi, ma non può cambiare molto, una legge invece si (vedi la recente regolamentazione con stop alle plastiche sacchetti non compostabili). C’è da fare molto e sicuramente un mondo più pulito e sano piacerebbe a tutti a prescindere dalle idee politiche.

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