Una delle peggiori abitudini adottata da molti fumatori è quella di gettare a terra i mozziconi. Succede ovunque : in città, dove la cicca viene spiaccicata con la punta del piede o in auto, buttata fuori dal finestrino col gesto del tiro della biglia. Ma il luogo più colpito dal problema resta la spiaggia che in estate si trasforma in un gigantesco posacenere e dove i resti delle sigarette vengono piantati nella sabbia. Questa è una vera e propria consuetudine eseguita meccanicamente. Ogni volta vorrei urlare : “prendere un bicchiere fa fatica ? Lo sai che servono più di 10 anni prima che il filtro si degradi ?”. Ormai è un comportamento talmente radicato che c’è anche il rischio di prendersi un bel “vaffa..” (sperimentato). Per evitare risse verbali, di solito, mi limito alla raccolta nella mia zona di competenza, ma almeno dai conoscenti pretendo civiltà. Il ragionamento sulla negatività del tabagismo (sotto ogni aspetto) mi ha suggerito un parallelismo con le problematiche ambientali. Che il fumo faccia male alla salute è indiscutibile. Sui pacchetti di sigarette sono stampate delle frasi terribili : “il fumo uccide”, “causa il cancro”, “favorisce l’impotenza”, ecc. Anche gli studi e le statistiche non lasciano molto spazio alle interpretazioni. Qualsiasi medico con buon senso direbbe ad un paziente fumatore di smettere o quantomeno ridurne il consumo. Nonostante tutto ciò milioni di persone continuano a fumare e non prendono nemmeno in considerazione l’idea di cessare. Spesso si comincia da giovanissimi, un po’ incoscientemente, per un’idea di virilità/femminilità inculcataci da vari modelli e/o per un senso di ribellione. Poi subentrano le dipendenze fisica e psicologica . Di fatto, però, non è infrequente sentire adulti che ripetono storie come “mio nonno fumava 2 pacchetti al giorno ed è vissuto fino a 92 anni !” . Succede, ma dubito ne sia la causa. Altri provano a smettere ogni 6 mesi, ma ogni volta “non è il momento giusto” e desistono. Questo non perché manchino le informazioni. Semplicemente non c’è una paura immediata. Le conseguenze del fumo di solito si fanno sentire dopo 2 decenni o magari mai, però non è molto saggio affidare la propria vita alla sorte. Un amico mi ha consigliato di non eccedere con i moniti perché la paura non smuove le coscienze. Non sono d’accordo. Come si dice “la paura fa 90” , ma deve essere qualcosa di immediato e riconoscibile. Se venisse scoperta una contaminazione al latte , anche se per pochi lotti in commercio, ci sarebbe un immediato crollo degli acquisti . Come è accaduto con il morbo della “mucca pazza”. Allo stesso modo un attentato in un museo di Londra farebbe svuotare per mesi anche i musei italiani. Ma se i fondamentalisti massacrano 100 persone in Nigeria ci sentiamo più sereni. Non per cattiveria. Semplicemente riconosciamo gli inglesi come nostri simili e un attacco a loro è un attacco al nostro mondo. Gli stessi ragionamenti vengono fatti per il Clima. Abbiamo molteplici diagnosi dei “dottori” e sappiamo a cosa stiamo andando incontro. Conosciamo i rimedi per evitare il peggio , ma dobbiamo cambiare abitudini e rinunciare a ciò di cui siamo ormai “dipendenti”. Le conseguenze non sono immediate e non sono certe. Nessuno può sapere esattamente quando il sistema collassara’ e come. Ma le previsioni non lasciano molto spazio all’ ottimismo. È la condizione dei fumatori. Se il medico comunicasse loro una grave malattia ai polmoni, cosa accadrebbe ? Probabilmente la stragrande maggioranza degli individui troncherebbe con il fumo seduta stante. A quel punto, però, la situazione sarebbe già ampiamente compromessa. Dovremmo tutti farci un esame di coscienza e cercare di non superare quel “punto di non ritorno” per noi ed il nostro pianeta.

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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