Tra le notizie che hanno attirato la mia attenzione negli ultimi mesi, ce n’è una che non mi sarei aspettato: i koala si stanno estinguendo ! Di certo non si tratta di un caso isolato considerato che ogni giorno nel mondo scompaiono circa un centinaio di specie . Nel mio immaginario, però, l’Australia era la nazione con minori problemi vista l’esigua popolazione (“soltanto” 25 milioni di persone) in relazione agli immensi spazi. Un paese che rappresenta una sorta di “Nuovo Mondo” ricco di possibilità per chi volesse cambiare vita. Un po’ come lo è stato il Nord America due secoli fa per i nostri antenati. Forse questa idea nasce dalla distanza che ci separa, essendo geograficamente l’area a noi più lontana e magari potrà anche essere così per le opportunità professionali, ma dal punto di vista ambientale anche là non se la passano troppo bene (a testimonianza del fatto che nessun luogo sfugge ai cambiamenti climatici). A causa del riscaldamento globale nei prossimi decenni l’Australia avrà soltanto 3 stagioni : l’autunno, la primavera e la “Nuova Estate”. Questa di estate ha portato temperature record causando la morte di un milione di pesci , migliaia di volpi volanti e tantissimi altri animali rimasti senz’acqua. Insomma, non proprio quel paradiso incontaminato che ci si potrebbe immaginare guardando i documentari in TV. Ritornando al koala, tuttavia, non mi sarei mai immaginato che il rischio di estinzione potesse riguardare una piccola creatura mansueta ed icona del paese in cui vive. Secondo l’ Australian Koala Foundation, la popolazione di questi mammiferi è “funzionalmente estinta” (leggi qui). Significa che il numero dei koala è talmente ridotto da avere un’influenza irrilevante sul territorio e non essere in grado di garantire una riproduzione per la futura generazione. Attualmente ne sono rimasti circa 80mila esemplari a fronte degli 8 milioni all’inizio del ‘900 (l’ 1% !). Nei primi decenni del XX secolo la principale ragione è stata il bracconaggio allo scopo di commercializzarne le pellicce. Oggi, i cambiamenti climatici e soprattutto la deforestazione degli eucalipti (loro principale fonte di cibo) ne sono le cause. Ovviamente il koala ha un ruolo fondamentale nell’ecosistema contribuendo alla salute delle piante , mangiandone le foglie più alte e concimando il terreno vicino. Ma qui il problema è stato risolto alla radice (letteralmente) visto che gli alberi continuano ad essere tagliati . Le persone spesso classificano alcuni animali come inutili, senza pensare a quanto sia necessaria la biodiversità. Anche l’insetto più piccolo è collegato ad ogni forma di vita, compresa la nostra. “Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra , all’uomo non resterebbero che 4 anni di vita” , affermava Einstein (mica lo scemo del villaggio !). A parte questo, il koala è un simbolo australiano (primato che condivide col canguro) . Mia figlia ha un quaderno del WWF (che adora) con la foto del simpatico animaletto e credo che tutti i bambini in età scolastica sappiano riconoscerlo e dove vive. Quindi mi chiedo: “se trattiamo in questo modo le nostre star, come possiamo comportarci con il resto della flora e della fauna ” ? Temo che la risposta non sia confortante e leoni, elefanti, tigri o panda (per citarne solo alcuni) sono li a testimoniarlo, ma non importa nemmeno andare troppo lontano. In Italia ci sono molte specie a rischio come l’orso marsicano, l’ aquila del Bonelli o la lucertola delle Eolie. Mi viene solo da pensare che , come dicono i proverbi, “tutto il mondo è paese” e di sicuro non è un bel paese per le creature che non riescono ad adattarsi a noi .

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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