Nel precedente articolo ho parlato di Lautoche come principale esponente della decrescita, ma non è l’unico. Il movimento si sta espandendo (anche se la parola è sempre considerata “sacrilega” dai più) e in Italia Maurizio Pallante ne è stato il fondatore nel 2007. Comunque, ancora prima che gli venisse attribuito un nome, il concetto apparteneva già alla coscienza umana. Nel lontano 1968, Bob Kennedy (non un eversivo o un comunista) pronunciava un famoso discorso nel quale sosteneva come il PIL “misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta” (guarda) . Non mi sorprende che sia stato assassinato pochi mesi dopo .. Quando pesco dai miei ricordi più felici, non trovo mai il possesso di beni e oggetti . Possono dare soddisfazione sul momento, poi rientrano nella quotidianità fino al successivo acquisto. La crescita infinita è soltanto un mito. Anche un bambino di 5 anni si rende conto che non può continuare a mettere nuovi giocattoli nel suo baule. E il nostro pianeta, sfortunatamente per noi, è “limitato” come quel contenitore (e quasi saturo). Le imprese per generare profitti sostengono costi economici, ma i costi ecologici che ne derivano restano a carico della comunità. Anche a quest’ultimi dovrebbe essere assegnato un “prezzo”. È emblematico il caso dell’ Ilva a Taranto dove le persone sembrano dover scegliere tra lavoro o salute e nella nostra società viene privilegiato il primo ! Ma in un sistema economico sostenibile, nel quale si produrrà meno, non necessariamente ci dovranno essere meno servizi , meno benessere o meno lavoro. Abbandonando le logiche “usa e getta” si potranno creare e riscoprire figure professionali. Ad esempio nell’edilizia, uno dei settori più in crisi, in alternativa alla cementificazione dei terreni si potrebbe contrapporre la ristrutturazione dei vecchi edifici, rigenerando il tessuto urbano nel rispetto del paesaggio. O, tornando a riparare i nostri oggetti (soprattutto in ambito tecnologico), ci saranno nuove prospettive di lavoro. Il centro del progetto dovrà essere la circolarità (come avviene in Natura). Anche i trasporti pubblici dovranno essere potenziati a discapito dei veicoli privati. Dovrà calare il flusso delle merci che percorrono grandi distanze, favorendo i prodotti locali. Infine, dovranno diminuire i voli superflui, a partire da quelli turistici. Non possiamo chiedere all’economia di misurare la nostra felicità, ma dobbiamo fare in modo che sia più equa. In fondo dovrebbe essere un mezzo al nostro servizio e non il contrario. Probabilmente in molti classificheranno queste riflessioni come utopie o favole. “Il mondo è questo e non si può cambiare”. Anche io ritengo sia difficile, al limite dell’impossibile. Tuttavia, se potessi viaggiare indietro nel tempo di qualche secolo e parlassi in pubblico di eguaglianza delle persone, di parità tra i sessi, di unioni civili o di diritti dei lavoratori : cosa mi accadrebbe ? Nel migliore dei casi sarei considerato un pazzo, nel peggiore .. un criminale. Oggi sono concetti largamente diffusi. Allora perché non posso immaginare (o sognare come disse M.L King) qualcosa di diverso ? Magari non avrò il tempo per vedere simili cambiamenti, ma adesso siamo a bordo di un veicolo lanciato a 300 Km/h verso un muro. Non è possibile frenare di colpo né auspicabile (sarebbe come lo schianto stesso) , ma è necessario rallentare. Subito.

“Ci sono coloro che guardano le cose come sono, e si chiedono perché .. Io sogno cose che non ci sono mai state, e mi chiedo perché no.” R.F Kennedy, citando G.B Shaw

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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