La causa principale di inquinamento atmosferico nelle nostre città, dai gas ad effetto serra alle polveri sottili dannosissime per la salute, è il riscaldamento degli edifici. Stufe e caldaie ne sono responsabili in misura superiore anche rispetto ai veicoli a motore. Quando i livelli diventano insostenibili spesso i comuni adottano il blocco del traffico, ma non si procede mai (per ovvie ragioni) al blocco degli impianti di riscaldamento. A questo proposito domenica scorsa ho avuto modo di fare due chiacchiere con il mio amico Simone Silvestri. Simone è un ingegnere elettronico e di lavoro fa il termotecnico, cioè, si occupa di impianti meccanici di riscaldamento e condizionamento. Mentre le famiglie erano andate a vedere Frozen (giust’appunto) noi, tra le partite ed un caffè, abbiamo parlato del suo lavoro. Ritengo la cosa possa interessare tutti coloro che hanno una casa e non vogliono “morirci” dentro di freddo o di caldo. Anche senza avere una spiccata coscienza ecologica è desiderio diffuso quello di poter risparmiare sulle bollette. Simone mi ha subito spiegato come sia proprio questa la leva su cui far forza (a volte, ahimè, l’unica) per spingere i clienti ad adottare soluzioni più efficienti. Spesso è costretto a “lottare” per poche centinaia di euro in più. Per fortuna di solito le due esigenze coincidono e una volta compreso che le soluzioni ecologiche equivalgono a meno spese, il gioco è fatto. Per le abitazioni di nuova costruzione ci sono norme molto rigide dalle quali non è possibile scostarsi. A seconda della tipologia, della grandezza, della posizione e struttura, il fabbricato deve rientrare in parametri di consumo stabiliti da tabelle e una parte di energia deve provenire da fonti rinnovabili. Ovviamente parliamo di una percentuale irrisoria rispetto agli edifici “vecchi”, una goccia nel mare ! Il vero problema sono quest’ultimi. Simone mi ha illustrato quanto sia fondamentale l’isolamento termico, molto più del riscaldamento stesso. Le tecniche e i materiali attualmente a disposizione sono molto avanzati e possono risolvere la gran parte dei problemi. Apporre dell’isolante sul solaio sotto il tetto può portare ad una diminuzione del consumo della caldaia del 20%. Questo è prodotto in tappeti morbidi (di vario spessore) o rigidi, se si ha una soffitta e si utilizza come magazzino per scatoloni o roba varia (come faccio io) . È una soluzione molto efficace e non troppo costosa. Restiamo intorno ai 20/30 euro al metro quadro. Altro mezzo per lo scopo è il montaggio di pannelli sopra ai muri esterni, soprattutto per le strutture più datate. Questo è meno economico (circa 60 euro al metro quadro) anche per la necessità di intonacare e imbiancare, ma il risultato è sorprendente. Un ulteriore importante intervento è quello sugli infissi, dai quali si disperde molto calore. Però, una volta isolato, l’immobile avrà poca necessità di essere riscaldato. Naturalmente l’utilizzo di pannelli solari termici per scaldare l’acqua (almeno 8 mesi l’anno) e/o di quelli fotovoltaici, andranno a migliorare ulteriormente l’efficienza energetica. Anche se Simone, su quest’ultimi, mi ha espresso alcune riserve in merito al loro smaltimento. Infatti non se ne conosce esattamente il ciclo vitale – siamo intorno al ventennio per i primi installati – e stiamo parlando di circuiti elettronici (non di pezzi di vetro). Tutti gli interventi menzionati (e gli altri allo stesso scopo) godono di incentivi statali : una detrazione del 50% sulla dichiarazione dei redditi da spalmare in 10 anni. Simone, infine,  mi ha citato una scuola materna che ha progettato e di cui va (giustamente) molto fiero. Si tratta di uno stabile di 1100 metri quadrati che ospita circa 150 bambini, costruita in legno e materiale isolante . L’asilo ha affrontato tutta la stagione scolastica con una spesa energetica intorno ai 700 euro ! Mi ha poi raccontato un simpatico aneddoto al riguardo. Lo scorso dicembre è stato chiamato da un’insegnante perché alcuni bambini si lamentavano di soffrire il freddo in aula. Pur avendo terminato il proprio lavoro, sentendosi responsabile, si è precipitato sul posto. Una volta arrivato ha registrato una temperature di 18 gradi (non certo il Polo), ma guardando il pannello di controllo si è accorto che non era stato acceso il riscaldamento dall’estate e nessuno se n’era accorto fino a quel momento. Concludendo, come ripete spesso il mio amico, prima di preoccuparsi tanto della provenienza dell’energia consumata, sarebbe saggio fare in modo di consumarne meno.

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

Unisciti alla discussione

2 commenti

  1. Paolo sempre molto attento e interessato al benessere che potremmo avere.
    La qualità di vita, all’insaputa di tanti, migliorerebbe con delle scelte che se si difondesse come nel nord Europa allora SI… vorrebbe dire prendersi la responsabilità dovuta che ha (abbiamo) ogni cittadino.
    Io e mio compagno Circa 10 anni fa abbiamo scelto di cambiare la fonte di riscaldamento scegliendo una termostufa a pellet (avevamo a gasolio) aggiungendo un accumulo d’acqua calda di 200 l , così la nostra stufa scalda non solo l’acqua per i termosifoni, ma anche quella necessaria per fare la doccia o lavare i piatti (acqua sanitaria).L’effettiva produzione istantanea di acqua calda avviene solo se la stufa a pellet è accesa e sta funzionando a pieno regime. Viceversa, quando la stufa è spenta l’acqua dell’accumulo rimane calda x circa un giorno.
    È stato consigliato dall’idraulico di fare l’ultimo pianto collocando un pannello solare. Cosi se il termocamino è spento sarà il sole a riscaldare l’acqua tramite il pannello solare. Con la assenza del sole abbiamo aggiunto una resistenza, ovviamente elettrica, ma vi garantisco che non la accendiamo più di 10 volte all’anno.
    Con tutto ciò riscaldiamo la casa, l’acqua calda prevalentemente con l’utilizzo del pellet e vi assicuro che è molto economico..
    Però…. adesso leggiamo informazioni del genere….
    “Pellet, inquina ed è cancerogeno. … Dalle informazioni sulle polveri sottili, cancerogene e nocive per l’uomo, al bilancio ambientale che quantifica i danni del pellet sull’ambiente. Le comunità globali si sono lasciate quasi ingannare da questa biomassa che prometteva combustione pulita ed energia ecofriendly.”
    Anche il pellet ha dimostrato di essere inquinante, certo non ai livelli della legna, Gasolio, ecc, ma i livelli di emissioni di ossido di azoto e composti organici volatili sono abbastanza alti.
    A questo punto chiedo a Simone, abbiamo fatto la scelta giusta???
    Adesso non ho intenzione di cambiare l’auto ma per la prossima comincerò ad informarmi della situazione migliore.

    Piace a 1 persona

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: