Ormai la befana è passata, ma il carbone continua ad arrivare e non necessariamente a chi è stato cattivo. Dopo gli incendi epocali della scorsa estate in Siberia e in Amazzonia, il nuovo anno ha portato un altro durissimo “messaggio” all’umanità. In Australia una superficie pari a quella dell’Austria è stata ridotta in cenere e nell’inferno hanno perso la vita 28 persone, oltre a più di 100 mila sfollati. Secondo alcune stime, considerate “prudenti”, sarebbero già morti quasi mezzo miliardo di animali . Inoltre, sono state sprigionate nell’atmosfera enormi quantità di CO2, pari alle emissioni di quel paese nell’arco di un anno. Questi sono numeri da far accapponare la pelle. Già lo scorso anno era stato lanciato l’allarme sul rischio estinzione dei Koala. Dopo questa catastrofe, con un terzo degli esemplari rimasti uccisi nelle fiamme (numero destinato ad aumentare) , il loro destino sembra ormai segnato. Intanto altre specie meno iconiche, ma altrettanto importanti, potrebbero fin da ora essere sparite dal pianeta. La speranza dell’inizio di una nuova era con il 2020, rischia di andare in fumo (triste ironia) proprio in partenza. I roghi, per la verità, sono iniziati da settembre, però solo nelle ultime settimane la situazione è precipitata. Il bush , caratterizzato da vegetazione prevalentemente bassa, è fatto per bruciare nella stagione estiva per poi rigenerarsi. Tuttavia, in questo caso, il fenomeno ha riguardato anche le foreste normalmente umide e raramente colpite dalle fiamme. Le cause sono sempre le stesse : temperature record (a Sidney si sono registrati picchi vicino ai 50 gradi !), siccità estrema e magari qualche deficiente che “dà una mano ad Zeus”. Già, in Italia siamo abituati a combattere contro i piromani e la quasi totalità degli incendi è di origine dolosa. Nel caso australiano, invece, l’intervento umano non è l’origine principale. Almeno non direttamente. Come sempre, purtroppo, l’impatto antropico ha avuto un ruolo determinante. Le alte temperature e la siccità sono le conseguenze del riscaldamento globale. In più, gli incendi generano un tale calore da creare un ecosistema climatico da cui si scatenano nuove tempeste di fulmini, veri inneschi delle fiamme. Naturalmente c’è chi ha sfruttato la notizia dei procedimenti d’accusa (non arresti) contro 183 persone, per diffondere una falsa percezione della realtà e spostare l’attenzione dalla causa principale : i cambiamenti climatici. La domanda giusta da porsi non è quale sia il motivo per cui scoppiano gli incendi, considerati normali in estate, bensì perché non si riesca a circoscriverli . In tutto ciò il governo australiano ha già fatto sapere che non modificherà la propria politica economica fondata sull’estrazione e l’esportazione del carbone, in barba agli accordi di Parigi. Ammetto di avere qualche difficoltà a tenere sotto controllo la rabbia in certe circostanze (un po’ come Greta ..) , tuttavia, quando leggo che il Primo Ministro Morrison è rientrato in ritardo e con riluttanza dalle vacanze natalizie alle Hawaii, ho un turbinio di emozioni che non definirei “amichevoli”. Morrison è lo stesso uomo che nel 2017 si presentò in Parlamento con un pezzo di carbone, dicendo “non dovete avere paura, non vi farà male”. Adesso potrebbe ripeterlo alle famiglie delle vittime o alle carcasse degli animali. Chissà, magari capirebbero (..). L’angoscia più grande è che l’estate non sta affatto finendo. Durerà per tutto febbraio ed il bilancio potrà solo aggravarsi. L’unica (magrissima) consolazione è la speranza che una volta passata la tempesta, questa possa essere di insegnamento per cambiare . Non è “un caso isolato” , non è “la sfortuna”, è il momento di considerare le crisi climatiche per ciò che sono ed affrontarle nel modo corretto (leggi).

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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