Negli ultimi giorni, navigando in rete fra i vari siti, è facile imbattersi nella massiccia campagna lanciata dal WWF per raccogliere i fondi destinati ai soccorsi necessari in Australia. L’evolversi della situazione mi ha profondamente colpito e ho sentito l’esigenza di contribuire in qualche modo. Non faccio benefecienza “regolare” , nel senso di una donazione periodica ad una qualche associazione a cui sono iscritto. Senza considerare le emergenze straordinarie (come questa) , per le quali vengono attivati servizi temporanei come gli SMS o conti correnti , di solito preferisco scegliere di volta in volta a chi destinare le offerte. Questo mi fa sentire più libero. Le priorità personali possono cambiare, inoltre avere un pagamento mensile o trimestrale mi fa pensare più ad una tassa col tempo dimenticata (ma questa è una mia idea). Comunque le richieste sono numerosissime e tutte degne di considerazione, ma a volte ci passano davanti senza che gli rivolgiamo la minima attenzione. Un po’ dipende dalla dalla sensibilità soggettiva ad un determinato problema, un po’ dalla nostra attitudine alla distrazione. È una capacità della mente umana quella di compartimentare. Possiamo passare dal leggere storie terribili (se non ci riguardano direttamente) , a notizie di calciomercato o di gossip nel giro di pochi minuti. È un meccanismo automatico che ci aiuta nel quotidiano. In effetti la scelta è molto ampia e non è facile stilare una classifica di chi abbia più bisogno o sia più meritevole di aiuto. In mezzo a tutto questo non mancano le truffe. Si sentono di continuo storie riguardanti soldi rubati sfruttando la buona fede delle persone. Anche il miraggio del guadagno facile rientra tra le aspirazioni umane. Ai tempi delle elementari i miei, lavorando fino alle 17, dopo la scuola mi lasciavano dai nonni. Loro abitavano nella classica corte di paese insieme ad altre famiglie con diversi bambini di età vicina alla mia. Il maggior contributo era fornito da una in particolare, un po’ sui generis. La madre , oltre ad allevare i figli (alla fine furono 6) non faceva molto altro e non usciva mai di casa. Il padre, soprannominato “lo sceriffo” per l’abitudine di portare un cappello in stile cowboy (non ne ho mai saputo il nome), non aveva un lavoro stabile e si arrangiava. Spesso si era occupato del caso anche il parroco , chiedendo aiuto alla comunità. Un giorno si presentò in corte uno sconosciuto e domandò a mia nonna se conoscesse la famiglia con un bimbo molto malato. Ne rimasi turbato, però, la sera stessa, mia madre mi tranquillizzò con un sorriso , dicendomi che avrei potuto continuare a giocare con tutti gli altri bambini. Adesso il ricordo fa sorridere anche me, ma suppongo che i donatori dell’epoca non fossero della stessa opinione. Nonostante tutto non la ritengo una scusante per chi vuole fare beneficenza sul serio. Basta essere un po’ più attenti ed informarsi bene sul conto di chi raccoglie questi fondi. Allo stesso modo condivido poco le classiche polemiche legate alle catene della solidarietà. Le discussioni riguardano sempre la quantità di denaro donata da personaggi più o meno famosi. C’è sempre chi ritiene che siano insufficienti o vengano messe a disposizione solo per farsi pubblicità. Nel caso di “colossi” i quali utilizzano spiccioli dei propri utili in iniziative benefiche per poi investire capitali enormi in attività dannose per le persone o per l’ambiente, ci sono pochi dubbi. È inutile aiutare la ricerca se poi si liberano veleni nell’acqua o nell’aria. Però, nel caso di individui, faccio fatica a fare i conti in tasca agli altri e non ho la minima idea di quale sia la cifra “giusta” da dare. Esiste una percentuale esatta di ciò che si possiede per sentirsi apposto con la propria coscienza ? Ognuno avrà la sua idea in proposito. Credo che un gesto, per quanto piccolo, debba essere apprezzato, anche se non toglie tutti i “peccati”. Spesso mi interrogo su come potrei fare di più e il mio bonifico al WWF non mi ha fatto sentire meglio .. di certo non farlo avrebbe contribuito al contrario.

“Nessuno ha mai commesso un errore più grande di colui che non ha fatto niente perché poteva fare troppo poco.” E. Burke

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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