Fin dall’antichità uno dei sogni degli esseri umani è stato quello di poter volare, come testimonia il mito di Dedalo e Icaro. Leonardo da Vinci aveva già teorizzato questa possibilità nel 1500 con i suoi progetti di macchine volanti. Lui non poté mettere in pratica le proprie idee per mancanza di risorse e materiali adeguati, ma non so se, con tutto il suo genio, avesse immaginato il futuro dei nostri giorni. Ogni anno nel mondo decollano circa 15 milioni di aerei i quali trasportano 1,2 miliardi di passeggeri. Ogni 2 secondi un aereo prende il volo. In questo conteggio sono presi in considerazione solo quelli ad uso civile, dai più piccoli fino ai giganteschi Boeing. Ci sono “bestioni” che arrivano a pesare oltre 400 tonnellate e volano in quota fino a 15000 metri. Naturalmente questo traffico non è benefico per il pianeta. Senza scomodare le “mitiche” scie chimiche tanto care ai complottisti, volare produce in media 285 grammi di CO2 per ogni passeggero al Km. Facendo un paragone, un auto ne emette circa 42 grammi (leggi qui). Per fortuna non tutte le famiglie possiedono un proprio mezzo volante privato, ma il traffico aereo è in forte ascesa. Queste sono le ragioni che hanno favorito la nascita del movimento “no fly” 9in Svezia, portato alla ribalta dalla giovane attivista Greta Thunberg. Fortemente simbolico è stato il suo viaggio dello scorso agosto in barca a vela, partendo dalla Gran Bretagna alla volta di New York per poter partecipare al vertice sul clima ed al Cop25. La traversata è durata 15 giorni ed ha dato grande risalto al movimento. Si tratta di una lotta ancora di nicchia, ma da un report realizzato dal WWF in Svezia, uno svedese su quattro nel 2019 ha scelto di non volare. Questa nuova corrente inizia a fare proseliti in diversi paesi europei e non comprende soltanto giovani, ma anche businessman che preferiscono gli spostamenti in treno anche se meno rapidi. Perfino molti europarlamentari cominciano a modificare le proprie abitudini rendendole pubbliche sui social. Potrebbe essere una mossa per far tendenza (e prendere voti) , ma chi se ne importa .. sempre meglio di chi si vanta di non fare nulla. Come sempre non si tratta di estremizzare o di chiudere gli aeroporti domani mattina. La domanda giusta è : quanti voli giornalieri sono necessari e non sostituibili ? Esiste una parte di utenti che utilizzano questo mezzo di trasporto per motivi professionali e chi, invece, per fare vacanze. Nel primo caso la soluzione potrebbe essere l’alta velocità su rotaie (in ambito continentale), nel secondo, soprattutto per mete esotiche, cercare di dare un limite. A tutti piace viaggiare. È un bel modo per conoscere altre culture ed aprire la propria mente, sempre nel rispetto dei luoghi visitati. Personalmente ho fatto il conto delle volte in cui ho viaggiato con l’aereo ed il risultato è otto. Non sono moltissime, tuttavia è stato più il frutto delle circostanze (o delle poche disponibilità economiche) che di una coscienza ecologica. Almeno fino a qualche anno fa. Semplicemente non ci ho mai pensato. Le occasioni in cui ho volato sono tutte legate a ricordi molto belli della mia vita. In particolare, nel mio (unico) viaggio intercontinentale in Africa per la “luna di miele”. Venti giorni di vacanza in Namibia, per chi ama la natura, sono un paradiso. Tornato in Italia sarei ripartito la settimana successiva. In realtà partirei anche domani. Tuttavia, se mi fermo a riflettere su cosa sia più importante tra vedere di persona quei luoghi meravigliosi o cercare di preservarli, scelgo la seconda. Questo pensiero, se non si vuole rinunciare ad un bel viaggio, potrebbe essere uno stimolo ad adottare una serie di comportamenti quotidiani per compensare quel tipo di impatto ambientale. Non punto il dito su chi utilizza gli aerei, ma non condivido il loro abuso (come per qualsiasi altra cosa). Spesso le alternative ci sono. Una realtà che non concepisco sono i cosiddetti voli low cost. Viviamo in una società abituata a ragionare esclusivamente in termini economici, di conseguenza tutto ciò che ha effetti negativi sull’ambiente (e quindi un costo sociale) dovrebbe avere un prezzo proporzionale al danno arrecato. Non è possibile che un volo abbia un costo inferiore rispetto ad un viaggio in treno nella stessa località. Il sistema adottato dalle compagnie economiche ha prodotto un turismo aereo spropositato. Ci dovrebbe essere una “tassa” per ogni grammo di CO2 aggiuntiva e allo stesso tempo, incentivato l’uso dei trasporti a minor emissioni. Questo significherebbe lasciare la possibilità di volare solo alle persone più abbienti ? Di sicuro sarebbe un freno al turismo di massa. Per quanto concerne la questione “morale” sulla suddivisione della ricchezza o su quanto sia giusto fare qualcosa soltanto perché ce lo possiamo permettere, come dice la voce narrante concludendo il film de La storia infinita, “.. questa è un’altra storia ..” .

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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