Il giorno di S.Valentino sono uscito per fare una passeggiata in una (a)normale tiepida mattinata . La settimana precedente era stata quella delle temperature record registrate in Antartide. Si sono toccate punte oltre i 20 gradi C. ! Roba da jeans e maglietta . L’anomalia stagionale ha riguardato anche il nostro paese. Da dicembre ad oggi saranno state un paio le settimane in cui ci siamo avvicinati allo zero. Non possiamo dire di essere in inverno, se non consultando il calendario. Ascoltando i commenti in proposito ho notato una certa soddisfazione, del tipo “che belle giornate”, “perfetto per stare all’aperto”, “non serve nemmeno la giacca” (..). Peccato questo “benessere”‘ momentaneo porti ad altre conseguenze : dallo scioglimento di tonnellate di ghiaccio, a tutte le reazioni a catena ormai ben note. Alcune terre saranno sommerse dall’innalzamento dei mari e molte persone costrette ad abbandonare le proprie case. Le tempeste si abbatteranno con più frequenza e maggiore forza e le correnti oceaniche (che influenzano il clima) potrebbero essere modificate. Insomma, nulla di cui rallegrarsi . Sembra non riesca più a regolare le stagioni nemmeno il nostro Mediterraneo, con le conseguenze già riscontrate in Australia : le quattro stagioni ridotte ad un lungo autunno ed una lunga estate. Pensando a queste cose, mentre camminavo sul percorso del parco fluviale del Serchio, mi è tornato alla mente un (brutto) episodio al quale ho assistito qualche anno prima in quello stesso posto. Quel giorno ero con mia moglie e all’improvviso la nostra attenzione fu attirata da alcune grida provenienti dall’argine opposto. Impiegammo qualche secondo a capire cosa stesse accadendo, poi la situazione fu chiara. Un cane, forse attratto da un oggetto trascinato dalla corrente del fiume, si era tuffato dentro. Nelle settimane precedenti aveva piovuto copiosamente ed il livello dell’acqua era molto alto. Inoltre, in quel punto vi è un “salto” artificiale che ne accelera il corso. Le urla disperate erano del padrone che chiamava l’animale, ma questo, pur lottando contro la corrente, non riusciva a riguadagnare la riva. Il ragazzo per prima cosa provò ad allungare un bastone, ma una volta constatato che il cane non riusciva ad afferrarlo, entrò coraggiosamente in acqua. Noi guardavamo quella macabra scena impotenti, divisi dagli sfortunati protagonisti da migliaia di litri d’acqua. Faticosamente il ragazzo si avvicinò al punto dove si era formato un mulinello e il cane si inabissava e riemergeva di continuo. L’evolversi degli eventi sembrò interminabile, in realtà non passarono più di dieci minuti. Nel frattempo dalla nostra parte i passanti si fermavano, prima incuriositi, poi, capendo la situazione, emotivamente coinvolti. Si formò un piccolo drappello di sconosciuti con un obiettivo comune : la speranza che un altro sconosciuto salvasse il proprio cane. A mente fredda qualcuno potrebbe obiettare su quanto fosse sciocco rischiare la propria vita per un animale. Ma io non lo pensavo e non credo lo facesse nessuno. Non mi considero un “cuor di leone”, tuttavia sono certo che non avrei esitato in una simile circostanza. Un animale domestico diventa un membro della famiglia e l’amore non è un’ esclusiva tra un uomo ed una donna. Alla fine il ragazzo arrivò vicino al suo amico, ma non riusciva a tirarlo fuori. Era un cane di grossa taglia e, probabilmente in preda al panico, doveva essere pesantissimo. Quando finalmente lo prese in braccio e lo sdraiò sulla riva, era ormai un “oggetto” immobile. Evidentemente l’animale era morto. Dopo qualche secondo di silenzio gli spettatori casuali si dispersero, ognuno tornando alle proprie vite. Per quanto mi riguarda me ne andai con il groppo in gola ed un senso di nausea. È facile commuoversi per una situazione del genere, fa parte delle nostre caratteristiche “umane”. Altrettanto semplice è dimenticare tutto. Sarebbe bello ritrovare quell’umanità e quella solidarietà per affrontare i problemi del pianeta. Avere a cuore il destino di tutte le sue creature e non interessarsi soltanto al proprio “recinto”. A differenza di quell’episodio, però, non dobbiamo considerarci spettatori impotenti, ma protagonisti del nostro futuro. Ognuno può portare un mattoncino per costruire il ponte di cui abbiamo bisogno per arrivare sull’altra sponda e più siamo, più in fretta ci riusciremo. Forse è solo una fantasia, o forse non lo è affatto …

Se pochi ragazzi riescono a finire in prima pagina in tutto il mondo semplicemente non andando a scuola per qualche settimana, immaginate cosa potremmo fare insieme se volessimo. Ogni singolo individuo conta.” G. Thunberg

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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