A quindici anni, escludendo i libri imposti dagli insegnanti, le mie letture si limitavano ai fumetti e qualche articolo di cronaca sportiva. Quando decisi di leggere “L’ombra dello scorpione” di S.King , più per far colpo su una ragazzina appassionata dello scrittore del Maine che per un mio desiderio, non ero molto ottimista sul raggiungimento dell’obiettivo. La versione economica acquistata era un “mattone” di oltre 1000 pagine scritte in caratteri piccoli. Il libro racconta di un virus letale creato in laboratorio, con un indice di contagio pari al 99% e sfuggito al controllo. Ricorda qualcosa (?). La storia mi prese fin dalle prime pagine e contro ogni previsione la terminai in un paio di settimane. Presi lo stesso un “2 di picche”, ma almeno fui contagiato .. dal piacere di leggere. Pur essendo un opera fantasy ho sempre considerato plausibile l’incipit. Senza nominarlo, per fortuna il “cv” non è nemmeno lontanamente paragonabile all’ influenza immaginata da King. Giuro, volevo evitare di parlarne, però è difficile non farlo. Non si tratta della prima epidemia di cui abbiamo sentito parlare negli ultimi anni, ne della più pericolosa, ma per certi aspetti ha creato una situazione senza precedenti. All’inizio, con i primi casi in Cina, il virus è stato oggetto di conversazioni soft con il proliferare di teorie, dalle più realistiche alle più fantasiose. Ho sentito parlare di prove generali per “risolvere” il problema della sovrappopolazione mondiale, di attacco mirato degli Stati Uniti per fermare l’ascesa economica cinese o di una strategia pianificata dalle aziende farmaceutiche (un classico) per immettere sul mercato il vaccino e guadagnare miliardi di dollari. Adesso che il contagio è sbarcato nel nostro paese è diventato l’argomento principe, dai media alle persone in strada. I dati (a differenza delle opinioni) sono concordi nello stabilire un pericolo “basso”. I decessi sono intorno al 3% dei contagiati e gli individui a rischio sono persone non giovanissime e con patologie pregresse. Non significa che le loro vite valgano meno, tuttavia anche le “normali” influenze causano ogni anno migliaia di morti tra questi soggetti. La differenza sta nella maggiore infettività. Potenzialmente il virus potrebbe colpire una quantità tale della popolazione da paralizzare il sistema sanitario nazionale. È evidente come la situazione non debba essere sottovalutata e vadano applicate delle misure di prevenzione. Resto un po’ più scettico sulla quantità di questi provvedimenti. Non ho paura di contrarre la malattia; sono più inquietato da alcune reazioni dei cittadini. Le farmacie prese d’assalto per acquistare mascherine e fare scorte di disinfettanti (immagino cosa accadrebbe se venisse messo in vendita un vaccino) , i supermercati svuotati come se ci preparassimo ad affrontare una guerra ed una psicosi dilagante. Anche alcuni provvedimenti del Governo sembrano più la risposta politica al bisogno di interventismo delle masse, rispetto ad una reale necessità. I tempi dell’attenzione umana sono brevi e anche le soluzioni devono essere veloci . Inoltre, i sacrifici sono tollerati soltanto se momentanei. Il rapporto del Global Climate Risk Index sostiene come siano riconducibili ai cambiamenti climatici la morte di quasi 500.000 persone negli ultimi venti anni e ingenti danni economici. Numeri destinati a crescere in modo progressivo nei prossimi decenni. Un simile lasso di tempo non attira la stessa attenzione e le contromisure della politica (quando vengono attuate) non sono altrettanto rapide e commisurate al rischio. In questo caso si dovrebbe parlare di modifiche perenni allo stile di vita delle persone. Solo in Italia l’inquinamento dell’aria causa circa 80.000 decessi all’anno. Anche in questo caso nessuno si sogna di fermare i veicoli, spegnere le caldaie o chiudere le fabbriche. Comprendo la preoccupazione per il virus, non il panico. La paura genera paura, autoalimentandosi in un circolo vizioso. Se la situazione dovesse precipitare (per una qualsiasi causa), cosa potrebbe giustificare la paura stessa ? Svuotare i supermercati senza passare dalla cassa o magari calpestare i propri simili caduti a terra nella foga ? Forse è meglio non pensarci. Intanto, mentre (non) ci pensiamo, in Antartide i ghiacci continuano a sciogliersi .. (leggi qui).

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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