A volte penso che non siamo più abituati a lottare. La qualità della vita raggiunta, i diritti acquisiti, tutto viene dato per scontato. Forse per questo ogni cambiamento nelle nostre abitudini ci mette in crisi. Ogni rinuncia, dalla più piccola alla più grande, diventa quasi insopportabile. I nostri nonni, loro si erano pronti ad affrontare le difficoltà per tirare avanti. Ci sono zone del mondo dove è ancora così e le persone sono costrette a combattere quotidianamente per ogni cosa, anche per la sopravvivenza. L’Amazzonia è una terra bellissima, la zona del pianeta con la più ampia biodiversità, ma anche il regno dell’ingiustizia. I confini della foresta si sono sempre più ristretti nel corso dei decenni ed oggi la minaccia è più grave che mai. L’attuale presidente della Repubblica, J.Bolsonaro, ha dichiarato guerra alle associazioni ambientaliste ed ai popoli indigeni, favorendo in ogni modo i latifondisti e le lobby che lo hanno aiutato a vincere le elezioni. Non ha mai nascosto il progetto di sfruttare economicamente il “polmone della Terra”. La prima mossa è stata incentivare l’agricoltura estensiva anche con l’utilizzo di semi geneticamente modificati. Adesso è stato autorizzato l’uso delle armi da parte degli agricoltori nelle estensioni delle loro proprietà, con il conseguente aumento dei taglialegna abusivi e degli incendi di origine dolosa finalizzati ad allargare le aree coltivabili. Sono cresciuti gli atti di violenza nei confronti degli indios, i quali tentano di difendere le loro terre. Per comprendere l’indirizzo dell’attuale esecutivo basti pensare al Ministro dell’Ambiente R.Salles, il quale sostiene come il riscaldamento globale sia puramente un “tema accademico” ed i suoi (eventuali) effetti visibili tra 500 anni. Temo che per quella data sia in dubbio la presenza della vita stessa e l’operato di questi personaggi ne avvicina l’avverarsi. Con il disegno di legge 191/20 si è voluto fare un ulteriore passo in avanti verso lo sfruttamento totale delle risorse amazzoniche. Si è spianata la strada alla possibilità di trivellare alla ricerca del petrolio, di aprire miniere e soprattutto alla costruzione di enormi infrastrutture. L’obiettivo, per niente celato, è quello di popolare L’Amazzonia di non-indigeni, eliminando ogni diritto degli attuali abitanti. Ci sono persone che non vivono come noi, secondo i nostri criteri, ma vivono in modo semplice in armonia con la natura. E non sono persone che, come sostiene Bolsonaro, se ne avessero l’occasione, abbandonerebbero i loro luoghi natii per trasferirsi nelle città. Questo è evidente perché non sono ignari di cosa ci sia oltre i loro confini. Non sono certo come quei soldati fantasma giapponesi ritrovati arroccati nelle foreste del Sud-est asiatico a trent’anni dalla fine della guerra senza che ne sapessero la notizia. Sono individui che hanno scelto quel tipo di vita e sono pronti a lottare per difendere i propri diritti e le tradizioni delle loro tribù in tutte le sedi opportune. Diritti sanciti dalla Costituzione del 1988, la quale attribuiva a 256 popoli autoctoni 1296 aree ben delineate. In realtà ad oggi ne sono state demarcate soltanto 1/3 e anche queste sono oggi a forte rischio. Se il PL 191/20 diventerà esecutivo, questi popoli non avranno nessuna voce in capitolo e saranno “integrati” nella società brasiliana o, per meglio dire, sradicati forzatamente dalle loro case. Bolsonaro non ha mai accettato il principio di “diritto alla differenza” di queste etnie, anch’esso stabilito dalla carta costituzionale. D’altro canto si può intuire quanto possa rispettare i principi democratici, un’alta carica dello Stato che definisce Greenpeace Brasil “merda e spazzatura” (leggi qui). Pochi giorni fa lo stesso presidente ha smentito le voci su una sua presunta positività al coronavirus facendosi immortalare sul proprio profilo FB nel classico gesto dell’ombrello. Cosa dire : quanta eleganza (..) . Le organizzazioni ambientaliste sono un ostacolo allo sviluppo pensato dal governo e subiscono ogni genere di attacchi, anche i più biechi e diffamatori. Una dei leader della comunità indigena, Sonia Guajajara, ha parlato dell’ escalation di violenze impunite in atto in Amazzonia. Dalle minacce ai più efferati omicidi. Bolsonaro è anche stato denunciato al Tribunale dell’Aia per “crimini contro l’umanità”. Il disegno di legge 191, definito “un sogno” dal presidente stesso, oltre ad essere una minaccia per le popolazioni indigene, potrebbe diventare un vero e proprio incubo per tutta l’umanità. Come sempre il desiderio di ricchezza di pochi, andrà a colpire la vita di tutti. Mai come oggi abbiamo bisogno della “pulizia atmosferica” operata dalle foreste e perdere la più grande è un “lusso” che non ci possiamo permettere.

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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