In passato mi è capitato di dover dire quale fosse stato il momento in cui mi sono sentito più italiano e di esserne rimasto spiazzato. Non come ad una interrogazione di matematica sulle funzioni, ma abbastanza impacciato. Si trattava di un’indagine telefonica e tra le varie domande c’era anche questa. Per fortuna (diciamo così) si poteva scegliere tra 3 alternative : a) una vittoria della Ferrari; b) una partita della Nazionale; c) una esibizione delle Frecce Tricolori per la festa della Repubblica. Se ci fosse stato avrei chiesto l’aiuto del pubblico, tuttavia andando per esclusione dissi la “b”. Un po’ per fede calcistica, un po’ perché Mondiali ed Europei sono le uniche occasioni in cui canto l’inno nazionale. Di contro, parlare di patriottismo per un gioco mi pare un tantino eccessivo. Direi più tifo e lo stesso Fratelli d’Italia .. un coro. Se dovessi rispondere adesso alla stessa domanda, senza risposte chiuse, probabilmente direi “in questo momento”. Le difficoltà, si sa, accentuano gli egoismi – negli anni ’80 Vasco cantava “quando c’ho il mal di stomaco, con chi potrei condividerlo” – però, se sono comuni, possono anche unire. Tra i sentimenti contrastanti derivanti da individualismi e generosità, dalle polemiche che fioriscono più in fretta delle margherite e dalle notizie vere e presunte che si rincorrono, devo ammettere come, il vedere decine di arcobaleni abbinati ai tricolori, non mi lasci indifferente. Non so se si tratta di orgoglio nazionale, però mi sento parte di qualcosa. Sono convinto della necessità di una globalizzazione solidale (non economica) e credo sia giunto il momento di abbandonare gli egocentrismi nazionali per affrontare i problemi mondiali di comune accordo. Questo non implica il dover rinunciare alla propria identità culturale. Ad esempio, pur non essendo praticante, sono contrario all’abolizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Fa parte della nostra storia e non vedo come possa nuocere od offendere qualcun altro.

Dando uno sguardo dall’esterno, non ho la sensazione che in altri paesi siano tutte rose e fiori. A partire dalla Gran Bretagna, il cui premier ha prima fatto il leone invocando l’immunità di gregge, salvo poi trasformarsi in un pavido agnellino nelle corsie di terapia intensiva. Lì, dove la regina si è presa la briga di pronunciare il quarto discorso ai sudditi in 68 anni di regno (!!), diventando così la part time meglio retribuita della storia. In USA, dove il “re” non si limita soltanto a parlare, ma decide a suo piacimento su tutto e senza che ci sia nemmeno .. la monarchia. Anche i paesi scandinavi non sono esemplari: in Svezia la politica si è limitata a molte raccomandazioni sui rischi derivanti dall’epidemia, lavandosene le mani (forse per dare il buon esempio ..) e lasciando ai cittadini il compito di contenerla. Infine la Germania. Dai tedeschi arrivano sempre giudizi poco lusinghieri nei confronti dello “stivale” e i loro rappresentanti danno sempre l’impressione di sentirsi migliori. Sarà pure vero, ma non ho mai digerito bene quelli bravi e presuntuosi . Meglio dei “cialtroni” eppure empatici. Gli italiani all’estero saranno considerati pigri, profittatori o addirittura mafiosi; però sono anche simpatici, ingegnosi e quando serve, generosi. Per questo preferisco essere italiano. Non ho ben chiaro se sia meglio attivare il MES o emettere gli eurobond, ciò nonostante perché ci sia un disperato bisogno di soldi lo capisco bene. È bastato un mese di stop delle attività per mettere in ginocchio tutto il sistema economico. Si usano termini come catastrofe, crisi, recessione. Nella mia ignoranza mi chiedo come sia possibile costruire “edifici” così imponenti ed allo stesso tempo tanto instabili da essere spazzati via da una folata di vento un po’ più forte. Questa dipendenza globale dal denaro sta rivelando tutta la sua fragilità. Un amico molto più esperto di me in questioni economiche (lui è esperto) mi ripete da sempre come gli italiani non somiglino a nessun altro popolo in Europa, nemmeno agli iberici. A suo giudizio i nostri “veri” cugini sono i greci e rischiamo di fare la stessa fine. Vorrei vedere il lato positivo di questa affermazione. La Grecia, come l’Italia, in passato è stata culla di cultura e civiltà. Quindi, perché non potrebbe partire da qui una nuova rivoluzione culturale legata al territorio e meno dipendente dalle logiche del Mercato? L’ Italia, paese del sole e con un clima quasi ideale, potrebbe aspirare a ripartire rendendosi indipendente dal punto di vista energetico e alimentare. Il tutto in modo pulito ed ecosostenibile. Saremo piccoli, ma abbiamo un patrimonio artistico e culturale senza eguali al mondo. Non so se è patriottismo, ma non sogno di andarmene, tutt’altro. Vorrei che il cambiamento partisse da qui e magari farne parte.

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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7 commenti

    1. Ciao, ti ringrazio !! Mi fa molto piacere, ma sono un po’ in imbarazzo . Spero le regole non siano così rigide , perché in realtà non ci arrivo a 11 blog. Oltre al tuo, che è quello su cui ho scritto di più, credo di aver commentato (forse) su altri 4/5 . Un po’ perché sono riservato, di più perché ho sempre “paura” di annoiare . Comunque può essere l’occasione per essere più attivo. Nel weekend vedo come fare . Grazie ancora .

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  1. Ciao.
    Sono venuto a… ficcare il naso nel tuo blog su istigazione di Raffaella: difficile non tener conto di quello che dice perché è una persona di un’intelligenza rara.
    Credo di essere d’accordo con te pressoché su tutto, tranne che sul crocifisso – sono convinto che la religione sia una cosa assolutamente personale: se uno ha una fede oppure no sono cavoli suoi, la politica (lo stato) non deve occuparsene ma deve anzi fare in modo che nessuno prevarichi sugli altri. A qualcuno il crocifisso può dare fastidio, uno stato laico perché non dovrebbe rispettare il suo sentire?
    Vorrei tanto che il mio paese fosse il mondo, vorrei poter andare dovunque sentendomi a casa mia – e mi rendo perfettamente conto di essere un inguaribile utopista Ma, da appassionato di storia, credo che sia importante conoscere il passato e avere rispetto per chi ha lottato in nome di un’idea di libertà e indipendenza. Il passato siamo noi, ciò che è stato ha plasmato il nostro modo di essere e di pensare. Cittadino del mondo, ma rispettoso delle tradizioni altrui e desideroso di conoscerle, specie quelle musicali: perché niente al mondo aiuta a sentirsi fratelli quanto la musica.
    Buona serata, e scusa la mia prolissità.

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  2. Ciao, la tua visita mi ha fatto molto piacere. Sul crocifisso ti capisco, ma fa parte della mia infanzia e lo associo a ricordi belli. Sarà che sto invecchiando ..
    Ricordo che mio nonno mi parlava del periodo di prigionia in guerra e a volte (da bimbo) mi sembrava fosse stata una specie di vacanza .
    Buona serata anche a te.

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