La scorsa settimana, dopo vari tentennamenti, mi sono deciso a prendere l’appuntamento per andare a donare il sangue. La cosa non è stata così semplice. Quando ho manifestato questa intenzione, diverse persone mi hanno detto frasi del tipo “..lascia perdere..”, “..ci si infetta negli ospedali..”, “..sono lì i focolai..”. Io credevo ci si ammalasse “fuori” per poi guarire “dentro”. Non sono rimasto del tutto immune da simili ragionamenti, ciò nonostante, essendo passati alcuni mesi dall’ultima donazione ed avendo letto della necessità di sangue, alla fine mi sono deciso. Giovedì mattina sono uscito in bicicletta alla volta dell’ospedale, inutile negarlo, con un po’ d’ansia. Poi pedalando mi sono tranquillizzato. Qui devo aprire una parentesi : possibile che anche in tempo di quarantena siamo riusciti ad inventarci un nuovo rifiuto (naturalmente NON riciclabile) da spargere nell’ambiente ? Nel tragitto, saranno 6/7 km al massimo, ho visto per terra altrettante mascherine chirurgiche e diversi guanti in lattice. Posso capire il mozzicone o la lattina (nel senso di come si svolge l’azione), ma se è obbligatorio indossare la mascherina quando siamo fuori casa, perché viene gettata in strada ? Vuol dire mettersi in tasca quelle usate per poi “smaltirle” appena si esce .. ed eravamo ancora in FASE 1 ! Mi è apparsa l’immagine agghiacciante di bambini che dribblano mascherine mentre giocano in spiaggia. Più sereno sono arrivato al S.Luca senza sapere cosa potesse aspettarmi. La sola differenza è stata un senso obbligato all’ingresso che conduce ad un tavolo dove chi entra deve igenizzarsi le mani e farsi misurare la temperatura. Dopo di che mi sono recato al centro trasfusionale e li, mascherine a parte, è (quasi) tutto come prima. L’attesa è ben organizzata, gli appuntamenti vengono più diluiti e non ci si può presentare senza (per evitare assembramenti). In realtà quella mattina un furbetto c’è stato e di sicuro questa possibilità era nelle previsioni. Infatti, le operatrici hanno fatto finta di credere alle improbabili scuse di quel tipo. Nel complesso però, il comportamento dei donatori è stato molto ordinato e un po’ .. sospettoso. Nel consueto colloquio di accettazione, al medico veniva quasi da ridere quando mi ha chiesto se negli ultimi mesi mi ero fatto tatuaggi, avevo soggiornato all’estero o avevo avuto una vita sessuale promiscua – chissà perché alle signore questa parte viene risparmiata; il mondo è pieno di etero – con le altre domande di rito e l’aggiunta di quelle sui sintomi da COVID. Non ci sono rischi per chi riceve il sangue (il virus non si trasmette così), ma è meglio essere prudenti. In sala prelievi mi ha accolto un’infermiera non giovanissima, eppure piena d’energia, dandomi subito del tu, forse valutando la differenza d’età (probabilmente minore di quanto immaginasse), o solo per mettermi a mio agio. Comunque sia c’è riuscita in pieno. Se fossi stato infilato in una scatola di plexiglass, allora si me la sarei fatta sotto. Al contrario, i lettini erano alla distanza giusta, ma senza ulteriori barriere. Le ho chiesto come sono le giornate in reparto al tempo del coronavirus e mi ha spiegato le difficoltà dell’inizio con la mancanza di dispositivi di protezione e della carenza di donazioni. Adesso pare (per fortuna) che la situazione si stia “normalizzando”  pur essendoci sempre delle criticità e un gran bisogno di sangue. La signora, prima di bucarmi, si è premurata che fosse tutto ok ed essendo un veterano l’ho tranquillizzata al riguardo. È sempre bello vedere qualcuno che svolge la propria professione con impegno e passione, soprattutto quando si tratta di attività socialmente così importanti. Come le maestre di mia figlia che, dalla chiusura della scuola, non si sono preoccupate soltanto di finire il programma o giustificare lo stipendio, ma di come aiutare i bambini a vivere il momento. Una volta riempita la mia sacchetta da 450 ml, mi sono preso qualche minuto di relax (forse qualcuno in più di quanti ne avessi necessità), poi mi sono alzato ed ho salutato l’infermiera che aveva eseguito il prelievo. Lei, sorridendo da sotto la mascherina – me ne sono accorto dalle rughette formatesi agli angoli degli occhi – mi ha detto semplicemente “grazie“. Al che, guardandomi intorno, mi è uscito in modo spontaneo un “grazie a tutti voi” .

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

Unisciti alla discussione

6 commenti

  1. Beh, che dire. Questa è la conferma che sei una persona di cuore. Sai, lo avevo già pensato qualche giorno fa, quando ho capito che piano piano stavi leggendo il mio racconto e ho anche visto che lo hai finito. Ti ringrazio di cuore, sei una delle prime ad averlo fatto, senza nemmeno che te lo chiedessi. Per qualunque cosa, chiedimi senza esitazione.
    Buona giornata
    Laura

    Piace a 1 persona

    1. Buongiorno ! L’ho finito pochi minuti fa . Mi è piaciuto molto , sei bravissima . Leggerò con piacere anche i prossimi racconti .. Ps grazie mille, credo nei “millenials” e nei loro talenti per migliorare il mondo . Tu nei sei un esempio. Buona giornata anche a te. Ciao 😉

      "Mi piace"

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: