In mezzo a mille incertezze, sembra che la luce cominci a rischiarare il tunnel imboccato più di due mesi fa indicandone la fine. È stato (e lo è tuttora) un periodo difficile per molti e drammatico per alcuni, ma è stato anche un momento di importanti riflessioni. Quello che sembrava impossibile fino a qualche mese fa, fermare la “megamacchina” degli interessi economici, è forzatamente avvenuto portando con se disagi e paure, ma anche alcune opportunità. Molte persone hanno riscoperto il piacere di utilizzare il proprio tempo per se stessi e la famiglia. C’è chi si è dedicato alla cucina, ai lavoretti di ristrutturazione, al giardinaggio, alle letture o semplicemente all’ozio. Anche l’inattività non è sempre un qualcosa da demonizzare e può essere positiva. A casa mia, per la prima volta, abbiamo riempito il fazzoletto di giardino sotto casa con vasi di pomodori, melanzane, zucche, insalata, fragole e diversi fiori. Far vedere ai più piccoli (e agli adulti) come ciò di cui ci nutriamo cresca dalla terra e non dagli scaffali dei supermercati, può essere più istruttivo di alcune lezioni perse a scuola. È giusto ripartire, ricominciare a vivere, ma non deve essere accantonato il resto. Dare un colpo di spugna significherebbe aver solo subito dei danni pesantissimi. Al contrario, sarebbe importante non dimenticare per poter far meglio in futuro. Nelle ultime settimane sono apparse svariate opinioni in merito. Fra le tante, una delle più autorevoli e (a mio parere) delle più interessanti, è stata quella dell’economista bangladese e premio Nobel per la pace, Muhammad Yunus. Yunus è diventato famoso per il suo sistema di micro-credito grazie al quale ha tolto molte persone dalla condizione di indigenza assoluta. Si tratta della concessione di piccoli prestiti ad imprenditori troppo poveri per ottenerli dalle banche. Il suo credo è che “l’essere umano per natura è un imprenditore e non in cerca di un lavoro“. Questa affermazione mi ha colpito molto.  Spesso associamo il termine imprenditore a personaggi ricchi che gestiscono cifre elevate. In realtà imprenditore può essere chiunque ha un’idea da realizzare o un talento da “sfruttare”. La sua missione iniziò negli anni ’70 quando constatò di persona che i tessitori di cestini del suo villaggio, pur essendo molto abili, vivevano in condizioni di estrema povertà dovendo prendere denaro in prestito per le materie prime a tassi elevatissimi. Yunus, di tasca sua, fece un prestito ad un gruppo di donne con la sola pretesa di riavere la cifra investita. Le artigiane per la prima volta realizzarono un piccolo profitto, uscendo così dalla miseria in cui si trovavano. Oggi Yunus propone la stessa semplice idea, ma su scala mondiale. A suo avviso siamo di fronte ad una occasione senza precedenti: quella di cominciare a scrivere su una pagina bianca. L’economia non deve essere una trappola dalla quale non si può sfuggire; è sempre uno strumento creato dagli uomini per realizzare i propri scopi. A questo punto i governi dovranno chiedersi quali sono questi scopi: l’eliminazione della povertà e la salvaguardia dell’ambiente o l’accumulo di ricchezze da parte di pochi ? Secondo il programma elaborato da Yunus, nel prossimo futuro dovrà avere un ruolo fondamentale una nuova forma di impresa : l’impresa sociale. Queste dovranno esclusivamente risolvere i problemi dell’ambiente e delle persone, mentre gli utili creati saranno reinvestiti nelle imprese stesse rendendo agli investitori soltanto l’esborso iniziale. Gli investitori si potranno trovare ovunque e non solo tra le persone fisiche. Potranno essere le istituzioni, i fondi di investimento, le fondazioni, i trust ecc. e le imprese sociali potranno essere create da qualsiasi cittadino, adeguatamente supportato, con specifici talenti (leggi l’articolo). In questo periodo è circolata molto la fiaba africana del piccolo colibrì che, riempiendosi il becco d’acqua per spegnere un incendio (facendo la sua parte), spinge tutti gli animali della foresta ad aiutarlo invece di fuggire. Allo stesso modo Yunus crede che “una piccola iniziativa moltiplicata per un grande numero si trasforma in un’azione significativa“. Naturalmente non è un ingenuo, sa che ci saranno forti pressioni per tornare al punto di partenza e per  ricominciare come se niente fosse successo, ma se verrà scelta questa strada non sarà sufficiente rinchiudersi in casa come per il coronavirus. A quel punto non avremo dove nasconderci da Madre Natura e dalle masse di poveri del mondo che si sposteranno a milioni nei paesi più ricchi.

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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