Come molti altri, domenica scorsa siamo tornati ad un minimo di normalità con la classica uscita di famiglia. La meta prescelta è stata decisa da nostra figlia : il mare. Abbiamo optato per un posto meno frequentato rispetto alla “solita” Versilia e ci siamo diretti a Bocca di Serchio, località che, come suggerisce il nome, si trova alla foce del fiume toscano. È un punto poco turistico, anzi un po’ selvaggio, ma molto bello. Non ci sono stabilimenti balneari né chioschi e la spiaggia è piena di legni portati dalla corrente fluviale che si incontra col moto ondoso del mare. Naturalmente la legna non è l’unica cosa presente sulla battigia; il campionario è piuttosto variegato, tutto catalogabile alla voce “spazzatura“. Per accedere al bagnasciuga dal parcheggio bisogna percorrere a piedi circa un Km di sentiero lungo fiume. Il tratto è molto carino, si possono vedere decine di piccole imbarcazioni ormeggiate sulla riva e un argine artificiale occupato dai pescatori con le loro canne. La mattina, nel percorso di andata, è iniziato il mio borbottio mentre vedevo le immancabili bottigliette di plastica per terra. Al ritorno nel pomeriggio, dopo aver trascorso una piacevole giornata, ho ricominciato il mio mantra composto da una sequela di improperî . Ad un certo punto ci ha superato una coppia di mezza età con due cani e l’uomo teneva in mano alcune bottiglie da 1,5 l. lasciate sul cammino. A mia moglie è scappato un “hai voglia di raccogliere” e a quel punto mi è scattato un interruttore. Di sicuro era più utile della mia nenia lamentosa. Proprio io che parlo (e scrivo) fino alla noia dell’utilità dei piccoli gesti .. mi sono sentito in colpa. Ho preso il sacchetto dove erano i panini ed ho imitato quell’uomo. Quando lui l’ha notato mi ha ringraziato ed abbiamo iniziato a parlare. Ci ha spiegato come un paio di volte l’anno organizza una gita “ecologica” con alcuni amici di Firenze (loro sono di lì) proprio in quell’area dove eravamo, riempiendo nella giornata una ventina di sacchi. Hanno preso accordi con la Geofor di Vecchiano (la società di raccolta rifiuti) e quando vanno lasciano la spazzatura all’inizio del parcheggio dove i furgoncini passano a ritirarla. Proprio come degli Afroz Shah locali (leggi: La forza del singolo) o un loro concittadino famoso, Piero Pelù, che a gennaio ha “reclutato” più di mille volontari su Facebook per ripulire la spiaggia della Feniglia a Orbetello. Mentre camminavamo verso le auto gli ho raccontato che anche la scuola di mia figlia aveva in programma una gita (ovviamente saltata) lungo fiume per un’iniziativa analoga e abbiamo convenuto sull’importanza della sensibilizzazione dei cittadini al problema. Se tutti i bagnanti tornassero a casa con un sacchettino ci sarebbe più pulizia. Se nessuno di loro abbandonasse la sporcizia non ci sarebbe (addirittura !) nemmeno bisogno di parlarne, ma non vorrei diventare delirante oltre che noioso. Dal mio punto di vista l’aspetto più fastidioso in quella situazione è che la maggior concentrazione di rifiuti si trovava dietro la zona dei pescatori. Non ho mai praticato la pesca, ma se qualcuno passa delle ore del suo tempo libero immobile ad aspettare è presumibile lo faccia, tra le varie cose, perché ama la Natura. Nessuno sceglierebbe intenzionalmente (mi auguro ..) di rilassarsi in mezzo all’immondizia o tirando su il classico scarpone al posto di un bel pesce. Mio padre era un cacciatore – attività che apprezzo ancora meno, per usare un eufemismo – tuttavia ha sempre rispettato il luogo in cui lo faceva. Potrei fargli diversi appunti, però su questo non ho nessun dubbio. Mi ha sempre detto come ascoltare i rumori del bosco lo faceva stare bene, anche quando tornava a mani vuote. Lui cacciava piccoli volatili (per lo più tordi) ed era sempre molto attento prima di sparare, per non rischiare di uccidere  qualche specie protetta. Da bambino a volte mi è capitato di seguirlo al capannello (la sua postazione mimetizzata tra le frasche) passando intere mattinate senza esplodere un colpo e quando lo faceva non si tornava a casa senza aver trovato la preda e soprattutto senza aver raccolto le cartucce vuote. Adesso, mentre vado per i boschi a camminare, mi capita spesso di vedere cartucce  sparse qua e là come coriandoli lanciati a carnevale e penso sempre la stessa cosa: se qualcuno va a caccia con l’unico obiettivo di sparare, farebbe meglio a passare le domeniche da altre parti, ad esempio un poligono di tiro.

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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