Sono passati più di 7 anni da quando mi arrivò una mail con un link di You Tube. Il mittente (un amico) mi anticipò il contenuto consigliandomi la visione del video. Si trattava del discorso di uno dei capi di Stato presenti alla conferenza dell’ ONU a Rio nel 2012. La lessi senza troppa attenzione per poi lasciarla tra la posta in arrivo diverse settimane. Figuriamoci, l’ennesimo discorso di un politico sullo sviluppo (in)sostenibile ad una conferenza internazionale dove (troppo) spesso si vende fumo e non si prendono decisioni. Inoltre, il paese che rappresentava è un piccolo stato sudamericano con poco più di 3 milioni di abitanti del quale conoscevo, pressappoco, la posizione sulla cartina geografica ed il colore delle maglie della nazionale di calcio : l’ Uruguay. In una giornata tranquilla mi decisi a vedere quel video e fu in quel momento che conobbi José Mujica. Si trattava di un signore di quasi 80 anni (solo uno in più di Berlusconi ..) dall’aspetto di un nonno contadino ed in realtà non ero andato troppo lontano. Mentre lo ascoltavo capii subito quanto la parvenza mite celasse un carisma raro e ne fui affascinato. Le sue erano parole da rivoluzionario, non “incendiarie” come quelle pronunciate dal “Che” sempre alle Nazioni Unite nel ’64, ma altrettanto dirompenti. Fuori dai classici schemi sulla necessità della crescita continua, le esigenze dell’economia e i “bla, bla” vari a cui siamo abituati (guarda il video). Il personaggio mi incuriosì molto e decisi di saperne di più. La sua storia personale risultò essere all’altezza delle aspettative e la definirei .. da romanzo. Figlio di contadini europei emigranti e con sangue italiano da parte di madre, “el Pepe“, come viene soprannominato in patria, iniziò il suo attivismo politico da ragazzino nei gruppi anarchici, per poi entrare nel Movimento di Liberazione Nazionale (un tupamaros) contro il regime dell’epoca. In quel periodo fu costretto a vivere in clandestinità e tra i militanti conobbe colei che molti anni dopo diventò sua moglie : Lucia Topolansky. Fu imprigionato due volte evadendo in entrambe le occasioni in modo rocambolesco. Poi, nel 1972, fu ferito in uno scontro a fuoco con la polizia e venne di nuovo arrestato. Iniziò così un periodo di reclusione di 12 anni nel quale subì torture e privazioni che misero a dura prova il suo fisico, ma questo non fiaccò il suo spirito. In carcere lesse tutto ciò che gli era a disposizione riuscendo così a non impazzire. Quando tornarono le elezioni, nel 1984, il nuovo governo promulgò l’amnistia e furono scarcerati tutti i prigionieri politici. In libertà, Mujica riprese il suo impegno politico nel Paese entrando in Parlamento nel ’94 e assumendo la carica di Presidente nel 2009. Come da protocollo la cerimonia di investitura fu presieduta dalla senatrice più votata: sua moglie ! Lei pronunciò la formula di rito per poi dargli un bacio pieno di commozione .. se non è un romanzo questo. Mujica ha portato avanti le sue idee di socialdemocrazia opponendosi fermamente al capitalismo selvaggio dilagante nel pianeta, ma allo stesso tempo ha criticato il comunismo ed i paesi che l’hanno adottato, per l’assenza di libertà e il peso della burocrazia sulle spalle del popolo. I media lo hanno etichettato come il Presidente più povero del mondo, avendo rinunciato al 90% del suo compenso ed alla residenza a Montevideo, preferendo restare nella sua modesta abitazione in periferia. In realtà ha sempre detto di avere uno stile di vita sobrio, non fatto di privazioni. Semplicemente non aveva bisogno di quei soldi e del lusso per essere felice, ma solo del suo trattorino e della terra da coltivare. A tal proposito, ha sempre sostenuto che chiunque abbia il desiderio di arricchirsi non dovrebbe stare in politica, ma occuparsi di altro senza vergogna. Tra i suoi pensieri più significativi si può citare quello sulla crisi ambientale, definita una crisi politica. Secondo lui è la “politica alta” che dovrebbe farsene carico, ragionando come specie e non come singoli paesi. Inoltre, gli Stati non possono lamentarsi della mancanza di soldi per risolvere i problemi ed eliminare la povertà quando nel mondo si investono 2 milioni di dollari al minuto in spese militari ! Un altro suo “cavallo di battaglia” è la felicità (in opposizione allo spreco) da ricercarsi negli affetti e nelle proprie passioni che innanzitutto necessitano di tempo. Mujica sottolinea come non sia libertà lavorare 10/12 ore al giorno per pagare rate o possedere oggetti sempre nuovi. C’è il rischio di trovarsi vecchi in un batter di ciglio, pieni di dolori e di rimpianti. Per conoscere meglio le sue convinzioni consiglio i due libri della Castelvecchi editore (La felicità al potere e Non fatevi rubare la vita) che riportano alcuni dei discorsi più significativi del leader uruguaiano nell’ ultimo decennio. Oggi, a 85 anni (solo uno in più di Berlusconi .. ), Mujica è ancora un rivoluzionario e continua a seminare le sue idee nella speranza di lasciare in eredità dei germogli.

Povero non è chi possiede poco, ma chi desidera di più. Lucio Anneo Seneca

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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