Non si tratta del remake di un vecchio film di Carpenter (“Essi vivono“) o di pura fantascienza, ma bensì di una certezza. Niente a che vedere con gli extraterrestri, in biologia si definisce “aliena” una qualsiasi specie vivente (animale o vegetale) che, a causa dell’azione umana, si trova a colonizzare un territorio diverso da quello di origine. Negli ultimi trent’anni  in Europa si è registrata una vera e propria invasione . In Italia, in particolare, si contano oltre 3000 specie non originarie che hanno alterato il fragile equilibrio degli ecosistemi, con impatti economici devastanti. La stima delle perdite nella sola Unione Europea si aggira intorno ai 12 miliardi di euro !  Tra gli esempi più eclatanti c’è il caso del “nostro” scoiattolo rosso a rischio estinzione per la perdita di habitat, ma anche per l’introduzione, nel XX secolo, dello scoiattolo grigio. Tutto è cominciato con 2 coppie di roditori  portate in dono dagli Stati Uniti nel 1948 e liberate in un giardino privato nel torinese. Essendo più forte del “cugino” europeo e con un’incredibile capacità di riprodursi, lo scoiattolo grigio è riuscito ad adattarsi meglio ai cambiamenti del nuovo territorio, dai boschi ai parchi pubblici. Inoltre, è molto competitivo nel procurarsi il cibo ai danni dello scoiattolo rosso, contribuendo alla sua diminuzione. Stessa sorte è capitata alla tartaruga palustre europea (Emys orbicularis) entrata in competizione con la più grossa e vorace tartaruga americana (Trachemys scripta). Questa razza è la classica tartaruga che, fino a pochi anni fa, si poteva acquistare nei negozi specializzati o ricevere come premio alle fiere paesane. Sono rettili longevi e negli anni aumentano in modo considerevole le proprie dimensioni. La loro gestione è solo apparentemente semplice, così in molti hanno preferito abbandonarle alle prime difficoltà. Un po’ come avviene per i “pesci rossi” o altri animali esotici che possono creare notevoli danni se rilasciati nell’ambiente e spesso sono portatori sani di nuove malattie, letali per le specie autoctone. Un animale non proprio esotico, ma diventato invasivo grazie all’appoggio dell’uomo, è il gatto. Scelto come animale di compagnia già nell’antico Egitto, si è poi diffuso in tutto il mondo e in virtù del legame affettivo consolidatosi con le persone, questi felini (io ne ho 2 !) possono aggirarsi liberamente sul nostro territorio moltiplicandosi e … cacciando. Già, perché i gatti sono e restano dei predatori (anche se hanno la pancia piena) e come tali si comportano, seguendo il proprio istinto. La presenza eccessiva di gatti è un pericolo per la fauna selvatica, in special modo per gli uccelli. Questo aspetto viene spesso sottovalutato e generalmente non percepito come un problema. Destino opposto è toccato ad un “alieno” che si è insediato in Italia dagli anni ’80 : la nutria. Questo roditore, oggi molto conosciuto, è stato oggetto di campagne di sterminio (finanziate dalle amministrazioni locali e appoggiate dall’opinione pubblica) degne delle peggiori cacce alle streghe del Medioevo. La principale colpa della nutria è di non essere “carina e coccolosa”. Ad un primo sguardo ricorda un grosso ratto e trovarsela davanti all’improvviso può fare un certo effetto (parlo per esperienza personale). In realtà non ha niente a che vedere con i topi, ma appartiene alla famiglia dei castori. È un mammifero originario del Sud America e fu importato in Europa, intorno al 1920, per utilizzare la sua pelliccia nell’industria conciaria. Quando il mercato si fermò, gli esemplari rimasti furono liberati (illegalmente) in natura. Da qualche decennio si discute sui danni che arrecano alle coltivazioni e agli argini dei corsi d’acqua, ma si sono sviluppate numerose fake news. Le nutrie non attaccano persone o animali e non sono portatrici di malattie (leggi qui). Sono animali puliti e timorosi. Hanno riempito il vuoto lasciato dalla lontra, la quale è quasi scomparsa nel nostro Paese, ma non può considerarsi una sua concorrente (le lontre sono carnivore, mentre le nutrie sono erbivore). La colpa del rischio di  estinzione della lontra va attribuita ad un’altra specie: quella più “civile”. È tipico degli esseri umani creare un problema per poi cercare di risolverlo usando qualsiasi mezzo, compresi i più crudeli. Alla fine, ogni  animale si comporta secondo la propria natura. Averne uno domestico è una cosa bellissima e ci aiuta a capire che non siamo soli sul pianeta. Se amiamo i nostri animali dobbiamo  rispettare le loro esigenze e di riflesso  quelle di tutte le creature che vivono “fuori”, anche delle meno gradite. A volte è necessario contenere le specie troppo numerose, ma non possiamo sterminare tutti gli animali “fastidiosi”. Nel caso inverso … toccherebbe a NOI il rischio di estinzione.

“Per prima cosa fu necessario civilizzare l’uomo in rapporto all’uomo. Ora è necessario civilizzare l’uomo in rapporto alla natura e agli animali.”     Victor Hugo

Birba e Macchia

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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