Spesso vorremmo far scomparire qualcosa o qualcuno: gli acciacchi, le bollette, le mogli (o i mariti). Di certo una cosa che tutti cancellerebbero volentieri sono i rifiuti. Le enormi quantità di spazzatura da eliminare sono uno dei principali problemi della nostra epoca. Peccato che la legge della conservazione della massa (*) non ci consenta di disintegrare con un colpo di bacchetta magica questi scarti indesiderati. Quando si dice che l’immondizia viene smaltita nelle discariche, in realtà si intende sotterrata o stoccata in siti individuati allo scopo. Un po’ come la polvere spazzata sotto al tappeto. Questa è la soluzione più veloce, ma anche la peggiore. Infatti, le fuoriuscite di liquami possono inquinare il terreno e le falde acquifere. Inoltre, queste enormi buche non sono pozzi senza fondo (anche qui dobbiamo fare i conti con la natura “limitata” del nostro pianeta) e si riempiono velocemente rendendo necessario scavarne di nuove. Un’ altra ipotesi è quella di bruciare il tutto in appositi impianti. La sensibilità al tema è molto elevata, nessuno vuol vedere i sacchi ammassati vicino ai cassonetti sulle strade, né subirne le seccature (sporcizia, puzza, insetti, topi ecc.). Nei casi estremi l’esasperazione della gente porta a feroci proteste che a volte sfociano in atti criminali come i roghi a cielo aperto. Oltre ad essere un gesto incivile, è una chiara contraddizione. Bruciare la spazzatura a basse temperature crea grandi quantità di diossine (altamente cancerogene) e liberarle nell’aria non è molto furbo. In Italia migliaia di tonnellate di rifiuti sono state spostate da Nord a Sud dove le mafie hanno creato un business molto lucroso e hanno impedito lo sviluppo della raccolta differenziata. Anche quest’ultima, però, non è in grado (da sola) di risolvere il problema. Con una differenziata spinta al massimo si può arrivare a recuperare il 70-80% dei materiali e non tutti vengono poi riciclati. Ogni anno lo Stato è costretto a spendere ingenti somme per trasferire tonnellate di immondizia all’estero. Anche la costruzione di nuovi inceneritori non è ben vista dalla popolazione e suscita l’immediata protesta dei residenti nell’area interessata. Queste reazioni sono condivisibili, ma ognuno dovrebbe avere una visione più ampia. La posizione presa non può limitarsi al “portate il pattume dove vi pare, basta che i cassonetti siano vuoti“. Non ci possono essere Regioni o Stati adibiti a discariche per permettere ad altri (i più ricchi) di restare puliti. Un esempio, considerato da molti virtuoso, è quello dell’ inceneritore di Spittelau a Vienna. Come hanno fatto in Austria (e non solo) a costruire un inceneritore in un centro abitato ? Innanzitutto, essendo un impianto di nuova generazione, le emissioni tossiche sono state notevolmente limitate, in più fornisce calore a migliaia di abitazioni circostanti attraverso il teleriscaldamento. L’ acqua calda prodotta viene incanalata nelle tubazioni ed indirizzata agli edifici per uso domestico. Nonostante ci siano opinioni discordanti sull’ utilizzo dei termovalorizzatori (leggi qui e leggi qui), i vantaggi sono evidenti. Le caldaie sono una delle principali cause di emissioni di polveri sottili e utilizzando questo metodo per riscaldare gli edifici, si riducono (oltre a smaltire i rifiuti in loco). L’edificio di Spittelau fu ridisegnato esternamente dall’ architetto (ecologista) Friedensreich Hundertwasser nel 1987 ed oggi è diventato un polo di attrazione per i turisti. Di sicuro dalle ciminiere non escono petali di rose (e non lo sono nemmeno le ceneri residue), ma il dibattito non dovrebbe limitarsi a quanto incida negativamente sulla salute un impianto del genere. L’ argomento da affrontare con urgenza dovrebbe essere cosa si può fare per ridurre drasticamente i rifiuti. È inutile dire sempre “NO” senza proporre alternative e continuando a produrre montagne di immondizia. Mi fa impressione pensare a quanti sacchi pieni di plastica, nonostante il nostro impegno, mettiamo fuori di casa ogni mese per la raccolta “porta a porta” … e in famiglia siamo solo in 3 ! Delle famose 3R dei rifiuti (Ridurre, Riutilizzare, Riciclare) solo l’ultima si è diffusa nei paesi industrializzati, perché è l’unica che ci permette di mantenere lo stesso stile di vita. Gli oggetti dovrebbero essere costruiti per il loro massimo utilizzo e non per la loro massima vendita. Dovrebbero essere riparabili e riutilizzabili. In questo il Mercato non aiuta; sempre pronto a creare nuove mode al servizio del “Dio PIL”. Forse solo una rivoluzione culturale fondata sulle semplici domande “mi serve sul serio ?” e “è la cosa migliore per salvaguardare l’ambiente ?”, potrebbe modificare la situazione e creare un’economia realmente circolare. Se così non sarà, allora dovremo rassegnarci … al male minore.

(*) “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” Antoine-Laurent de Lavoisier

Ps Circa un anno fa ho scritto un articolo sull’argomento, “Riciclo o riutilizzo ? “. È quello a cui sono più affezionato perché per la prima volta ho raccontato di un’ esperienza personale. E poi, la mia piccola riparazione regge ancora 😊.

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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7 commenti

  1. Purtroppo siamo spinti alla mentalità dell’usa e getta, anche se uno non vuole. Il primo televisore che abbiamo avuto, dopo sposati, ci è durato più di vent’anni, poi, giustamente si è rotto, dopo essere stato riparato già un paio di volte. Quello nuovo, che abbiamo comprato quando è arrivato il digitale terrestre, si è rotto qualche mese fa, e non abbiamo trovato un solo tecnico che lo aggiustasse. Tutti ci hanno detto che costava di meno comprarne uno nuovo, e poi tra un po’ ci sarà il nuovo digitale terrestre, per cui quello vecchio non avrebbe funzionato più comunque. La stessa cosa succede coi cellulari, te li riparano solo se sono modelli dai 600 euro in su…

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    1. È tristemente vero . È capitato anche a me e a volte mi hanno guardato come se fossi un pazzo quando ho insistito (ho speso 110 euro di vetro per un cellulare da 179). Io continuo a sperare che qualcosa cambi. Mia figlia non butta via un gioco nemmeno se è a pezzi e ti giuro che non le rompo le scatole ☺

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  2. So anche io che i termovalorizzatori non sono un fiore di rosa,comunque viste le condizioni in cui la piana di Lucca è perennemente bloccata da Pm 10 ecc, non sarebbe male iniziare a ragionare di farne uno tipo il metodo Aus. L’effetto dei pm10 ecc che vengono perennemente addizionati alle auto, durante il blocco x covid non è che si siano ridotti tanto, e di auto in giro non è che ne giravano molte ma i riscaldamenti erano tutti accesi e x molto più tempo degli altri anni. Sfruttando i termovalorizzatori e usando l’energia che possono generare, ridurre al minimo le caldaie tradizionali, e sfruttare al massimo il termovalorizzatori. So come gestisci l’acqua potabile in casa e già quello sappiamo bene quanta plastica non viene usata. Noi sono 18 anni che abbiamo istallato un piccolo depuratore e non lo toglierei per nulla al mondo. Anche se poco, lo dobbiamo ai nostri figli e lasciargli un mondo vivibile

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