Dallo scorso Marzo sono passati dei mesi difficili, soprattutto per i bambini e i ragazzi che hanno visto il mondo cambiare sotto i loro occhi. Per fortuna in estate è tornata una quasi normalità e con essa le vecchie abitudini così bambini e ragazzi, com’è giusto che sia, hanno ricominciato a frequentarsi. L’ unico comparto della società che sembra non essersene  accorto è la Scuola. Come genitore ho aspettato con ansia il momento della riapertura delle scuole e l’ho salutato con gioia. Devo ammettere, però, di essere rimasto un po’ perplesso leggendo il protocollo di ripartenza. Comprendo la prudenza, ma probabilmente chi l’ha scritto pensa che i figli vengano tenuti dentro teche di vetro sterili e liberati soltanto per andare a scuola. I banchi sono distanziati; le classi ridotte di numero; la mascherina va tenuta al collo e indossata ogni volta che ci si alza (e fin qui …). Gli alunni non possono passarsi nulla; gli abiti non possono essere appesi; le matite vanno appuntate al banchino dentro  un sacchetto; non si fanno laboratori; nessun lavoro di gruppo; niente recite o musica; niente ginnastica; nessuna gita; niente mensa. Per la ricreazione (se non si può uscire all’aperto) si resta in classe, … e numerose altre restrizioni. I genitori non possono accompagnare i propri figli alla porta (per non creare assembramenti), allora si fermano prima creando assembramenti al cancello e con gli ingressi scaglionati chi ne ha 2 deve aspettare il turno successivo. Tutto questo cozza con quanto avviene al di fuori. Passando accanto al campetto parrocchiale, mi è capitato di vedere una cinquantina di ragazzi di varie età che giocavano a calcio e si abbracciavano ad ogni gol. Inoltre, in caso di un qualsiasi sintomo, come tosse o raffreddore, i bambini dovranno restare a casa e (se si chiama il pediatra) è obbligatorio fare il tampone con un tempo di attesa medio di 15 giorni. Tra un mese inizierà il freddo e non credo siano scomparsi i classici mali di stagione. Non è difficile prevedere molte classi decimate per il periodo invernale. L’aspetto triste è che, come spesso accade, a pagarne le peggiori conseguenze saranno i più “deboli”. In classe di mia figlia c’è una bambina con la sindrome di Down e nella loro aula esisteva uno spazio ribattezzato “l’angolo morbido” dove la bimba poteva giocare (a turno) con i suoi compagni . È inutile dire come questa parte sia fondamentale per i suoi progressi, al pari delle altre attività didattiche. Interagire con gli altri bambini è stato importantissimo anche per questi ultimi che hanno imparato a conoscere la diversità senza timori o preconcetti. Quest’anno “l’angolo morbido” è stato spostato in un’altra stanza dove la bambina potrà andare solo con la maestra di sostegno. Le prime a subire questa rigidità sono proprio le maestre e sottolineo quanto siano in gamba quelle di mia figlia. Non si può mai generalizzare e nelle singole realtà le persone possono fare la differenza, in positivo o in negativo. Mi è capitato di sentire in TV un’ insegnante dire (sotto alla mascherina) che molti suoi colleghi faranno ricorso al certificato medico per non rientrare al lavoro perché “non vale la pena rischiare la vita per 1300 euro“. A parte la quantificazione in denaro (se fossero 6300 ne varrebbe la pena ??), anche sul concetto di rischiare la vita ci sarebbe da obiettare. Ogni anno, in Italia, muoiono oltre 3000 persone in incidenti stradali, ma nessuno mette in discussione il guidare l’auto per andare al lavoro. Anche alla luce delle nuove direttive, non mi sembra che le scuole siano posti di lavoro meno sicuri di altri aperti al pubblico; al contrario. Nel mondo, purtroppo, esistono ancora luoghi dove il rischio è quello che scoppi una bomba nelle vicinanze. Qui le persone devono continuare ad andare a lavorare ed a scuola. Devono continuare a vivere. Dopo la grande paura, adesso è il momento della convivenza col virus. Sono davvero convinto che aiutare le giovani menti a crescere sia qualcosa di più di un semplice lavoro. Bisognerebbe evitare di farne sempre e solo una valutazione economica. Detto questo, non ho niente in contrario all’ aumentare lo stipendio degli insegnanti, specie quelli bravi. Il primo giorno di scuola ho cercato di rasserenare mia figlia e comportarmi come sempre. Le ho detto : “le regole vanno rispettate, ma non smettere mai di pensare con la tua testa”. Mi ha guardato un po’ perplessa, non so se ha compreso quello che volevo comunicarle. In futuro avrò certamente altre occasioni per ribadirlo. 

Immancabile nota ecologista : Pinocchio aveva un solo libro (l’abbecedario); io, negli anni ’80, forse 2 . Nel 2020 ho scoperto che per fare la QUARTA ELEMENTARE ne “servono” 23 ! (IN FOTO SOTTO).

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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