L’argomento “soldi”, in tutte le sue sfaccettature, è probabilmente il più discusso dalle persone. Il denaro non rappresenta soltanto uno strumento di pagamento utilizzato per eseguire degli scambi commerciali (invenzione geniale), ma è ciò che determina il nostro stile di vita. Dalla prima moneta, che la tradizione vuole coniata da Creso re di Lidia (in Turchia) nel VII secolo a.c, questo mezzo ha fatto molta strada; ha cambiato forma, fino a  diventare “virtuale”, ma ha sempre aumentato il proprio peso nella società. Pensando a quante volte in una giornata parliamo di soldi (nostri, altrui, guadagnati, risparmiati, rubati, vinti, da spendere, da pagare in tasse, ecc. ecc.), il numero è veramente elevato. Basta ascoltare le notizie per accorgersi come (quasi) tutto sia riconducibile all’ aspetto economico. Non a caso la principale discussione politica attuale, in merito alla pandemia, può essere sintetizzata nella questione se deve essere privilegiata la salute dei cittadini o l’economia dei Paesi. La risposta sembrerebbe scontata, ma non lo è affatto. Uno degli slogan dei “Gilet gialli” in Francia, riferendosi all’aumento delle accise sulla benzina, recitava : “l’elite ha paura della fine del mondo, noi abbiamo paura della fine del mese“. Non ho particolarmente apprezzato questo movimento, soprattutto per le modalità di protesta adottate, però il concetto non fa una piega. È difficile preoccuparsi dei grandi temi  mondiali se si è costretti a combattere contro le difficoltà giornaliere. Sono convinto che dovremmo rivedere il nostro modo di vivere, ma non può essere un lusso a beneficio dei più abbienti. Tutti siamo dentro ad un “frullatore” nel quale giriamo insieme al denaro e dal quale è difficile uscire senza essere visti come una specie di eremita sociale. Non è possibile rifiutare tutto, a prescindere dalla disponibilità economica. Anche chi è più agiato si trova all’interno del sistema e non è completamente libero nelle proprie scelte. Conosco professionisti affermati i quali mi ripetono che lavorare 12/13 ore al giorno è un’esigenza NON dovuta all’ avidità, ma alla sopravvivenza professionale. Rallentare non è concesso. Rinunciare a qualcosa equivale ad essere buttati fuori dal Mercato e dover rinunciare a tutto. In molti cercano di dare un senso spendendo i propri soldi per accumulare oggetti superflui o per prendere un aereo ogniqualvolta si trovano ad avere qualche giorno libero. In questo modo si alimenta un pericoloso circolo vizioso. Anche l’inquinamento, se si vuole ricondurre tutto ad un discorso economico, ha un costo molto salato ed è in continua crescita. Greenpeace, in un recente rapporto, ha stimato i danni economici legati all’ uso dei combustibili fossili in 2900 miliardi di dollari (il 3,3% del PIL mondiale). Ogni giorno vengono “bruciati” 8 miliardi ed i Paesi che pagano il prezzo più alto sono la Cina, l’India e gli USA. Anche l’Italia non è messa bene : secondo i dati raccolti dalla ONG Epha ( Alleanza europea per la salute pubblica ) nel suo ultimo rapporto, tra le 10 città europee dove l’inquinamento atmosferico ha il costo pro capite più elevato, sono ben 5 quelle della penisola (Milano, Padova, Venezia, Brescia e Torino). In questa poco invidiabile classifica, il primato nazionale spetta al capoluogo lombardo che, nel resto d’Europa, è preceduto soltanto da Bucarest. Facendo una media, l’inquinamento atmosferico costa agli italiani 1535 euro a testa ogni anno. Questo costo è dovuto alle morti premature, alle cure mediche, alle giornate lavorative perse ed alle altre spese sanitarie causate dagli agenti inquinanti (leggi qui). Un classico luogo comune dice che il “progresso” non può fermarsi perché gli interessi economici in gioco sono troppo alti. I dati citati vanno proprio ad incidere sul benessere economico (oltre che fisico) delle persone e sarebbe opportuno che qualcuno cominciasse a preoccuparsi di tutelare questo benessere facendo procedere il “progresso” in modo diverso.  Naturalmente per le necessità di TUTTI gli esseri umani e non, come spesso accade, per quelle di pochi individui … sempre gli stessi. 

Il denaro spesso costa troppo. R.W. Emerson

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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