Non sono un appassionato di Social Network, non frequento Facebook (ho aperto la pagina collegata al blog usando il profilo di mia moglie). Non sono su Twitter, Instagram o altro. Questo non significa essere fuori dal mondo digitale. E’ troppo comodo usare lo smartphone per leggere articoli, vedere video e comunicare velocemente con i propri contatti. L’argomento mi interessa ed ho preso al volo il consiglio di guardare il documentario “The Social dilemma” di Netflix. Se mi chiedessero di sintetizzare il contenuto in una sola parola, lo definirei INQUIETANTE. Nell’ ora e mezza di durata si alternano la fiction, su una normale famiglia americana, con le interviste ad ex sviluppatori ed ex dirigenti “pentiti” di alcune delle più grandi aziende che operano su Internet. Finzione e realtà si intrecciano perfettamente con il preciso scopo di far riflettere lo spettatore su come è cambiato il nostro modo di pensare (e di agire) negli ultimi 15 anni. La prima frase che mi è arrivata come un pugno nello stomaco è stata: “se non paghi il prodotto che utilizzi, allora il prodotto sei tu”. Quando si dice social network (o social media), parliamo di colossi che fatturano miliardi di dollari ed i finanziatori sono gli inserzionisti che pagano per avere la nostra attenzione. Non si tratta di semplice pubblicità (dalla quale siamo sommersi ovunque), lo scopo è quello di capire cosa pensano gli utenti e in quale misura è possibile modificare le loro opinioni. La parola più usata dagli intervistati è MANIPOLAZIONE. L’obiettivo è quello di creare un rapporto di dipendenza delle persone con il proprio cellulare attraverso un meccanismo di gratificazione casuale (con notifiche, suggerimenti) tipico  delle slot machine. Il telefono, mai lasciato troppo lontano, viene così usato come un moderno ciuccio pronto a consolarci ogni volta che siamo annoiati, arrabbiati o in semplice astinenza. Con il continuo utilizzo, gli algoritmi imparano a conoscerci al punto da restituirci esattamente ciò che desideriamo. Le nostre ricerche sul Web dicono chi siamo e cosa vogliamo. Mettendo insieme i dati raccolti, le informazioni possono essere sfruttate commercialmente e …  politicamente. Le nostre idee possono essere indirizzate. Salta subito  all’occhio che digitando su Google un argomento come il “cambiamento climatico”, i suggerimenti proposti vanno da “è una bufala” a “stanno distruggendo il mondo”. È cosi che l’eccesso di informazione diventa disinformazione, facendo scomparire il concetto stesso di verità assoluta. Quello che non sapevo è che i risultati possono essere differenti a seconda di chi effettua la ricerca o dal Paese di provenienza. Ognuno tende ad isolarsi nelle proprie convinzioni ed a creare  il proprio gruppo di ascolto, ignorando le opinioni diverse. In questo modo trovano terreni fertili le fake news, le teorie complottiste e gruppi come i “Terrapiattisti” o i negazionisti Covid. Nel mezzo a tutta questa “fanghiglia”, politici scaltri (e con pochi scrupoli) riescono ad emergere, alimentando i tanti movimenti populisti che si sono rafforzati nel Pianeta. Alla base della democrazia dovrebbero esserci il confronto e la ricerca di un  compromesso che ci permetta di  progredire. Sarà difficile risolvere le drammatiche crisi dei nostri anni se ognuno resta immobile sulle proprie convinzioni. Lo scenario futuro non è molto rassicurante. Un esempio sono state le elezioni americane. Mai come negli ultimi dieci anni si sono evidenziate le differenze tra democratici e repubblicani, con un odio reciproco dilagante. L’ Uomo è da sempre un essere sociale, ma lo è sempre stato con dei limiti numerici. Questi limiti sono stati cancellati dai social e adesso non siamo più condizionati solo dall’ approvazione di una ristretta cerchia di persone. In molti aspettano con ansia di ricevere sempre più “like” (senza i quali l’ autostima diminuisce) ed i soggetti più sensibili  sono i giovani. Alcune statistiche che riguardano gli adolescenti e i preadolescenti (come l’aumento dei suicidi) fanno paura. Ad oggi non si conoscono gli effetti che la sempre maggiore astrazione dalla realtà potrà avere su questi ragazzi una volta adulti. Qualsiasi genitore si dichiarerebbe contrario ad una dipendenza dei propri figli; a  qualunque cosa possa impedire loro di ragionare con la propria testa o che li metta in continua competizione con modelli estetici irrealistici. Il fatto è che l’eccessivo utilizzo dei cellulari, in genere, non viene percepito come pericoloso. Spesso sento dire le frasi “lo fanno tutti” o “i tempi sono cambiati”. Mi rendo conto delle difficoltà (e presto ci sbatterò la testa), ma nessuno ha mai detto (anche in passato) che fare il genitore sia semplice.

Internet e i social, anche a detta degli intervistati, non sono stati creati per distruggerci. Se usati correttamente possono rappresentare una grande risorsa. Sarà necessaria una regolamentazione da parte delle istituzioni, ma anche un diverso modo di approcciarsi degli utenti. Dovrà avvenire una “rivoluzione”… o forse, come fece Truman (in “The Truman show“), basterà aprire la porta e vedere cosa c’è fuori.

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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