In passato ho sentito spesso frasi del tipo “se ogni cinese possedesse un’ auto, per il mondo sarebbe un disastro”. Quell’ ipotesi, oggi, è realtà. La Cina è una delle potenze economiche più importanti e l’immagine di un miliardo di cinesi che si spostano in bicicletta, ormai è “ingiallita” (nel senso di anacronistica). La Cina resta l’esempio più eclatante, ma ci sono molti altri Paesi, in forte sviluppo, che reclamano (giustamente) le comodità di cui il primo mondo gode da decenni. Nel XXI secolo ci sarebbero le conoscenze per rendere i trasporti più sostenibili, ma pare non ci sia la volontà per farlo. Il settore dell’ auto stenta ad operare quella transizione indispensabile ed i governi, un po’ ostaggi, un po’ complici, spesso elargiscono ingenti aiuti economici per la produzione di veicoli con motori non troppo diversi da quelli di 100 anni fa. In Italia, escludendo poche grandi città, non è semplice rinunciare al proprio mezzo privato. Nelle periferie capita che non ci siano trasporti pubblici adeguati per raggiungere i luoghi di lavoro, le scuole o per muoversi liberamente. Le piste ciclabili scarseggiano (anche se qualcosa si sta muovendo …) o non risultano ben delineate o sicure. Tutto ciò l’ho sperimentato sulla mia pelle anche se, con qualche seccatura, sono riuscito a “sopravvivere” per oltre un anno con una sola macchina in famiglia. L’occasione è capitata in modo rocambolesco: in un incidente (dalla dinamica imbarazzante, ma fortunatamente senza conseguenze per i passeggeri) ho causato alla mia auto danni superiori al suo valore di mercato. A quel punto ho preso la palla al balzo ed ho deciso di farne a meno. Mia moglie, con un certo scetticismo (e la promessa che mi sarei accollato interamente le conseguenze) è passata da “è impossibile” fino ad accettare la mia scelta e cosi ho iniziato ad usare la bicicletta per tutti gli spostamenti quotidiani. Inaspettatamente le pressioni più grandi le ho ricevute dai genitori. Una sera, dopo la cena, mio padre mi prese da parte con una faccia da funerale, tanto da aver temuto per la salute di qualche parente, dicendomi che alla mia età (??) dovevo stare attento agli sforzi – Pedalo 70/80 Km quando lo faccio per sport, non posso farne 10 per andare al lavoro ?  – e poi per le strade si respira un sacco di smog – Certo, se tutti usano la macchina ! – . Mio suocero fu più sottile, mettendo in mezzo la bambina “costretta” a prendere freddo e a bagnarsi. E’ capitato una volta che fummo sorpresi (nel chilometro scarso di tragitto) da un temporale improvviso e dovetti cambiarle scarpe e calzini che, prudentemente, tenevo di ricambio all’asilo. Saputa la notizia ci fu una mezza tragedia. Risultato: mio suocero “all’ improvviso” decise che la sua  auto non era più adatta alle esigenze (ed ai ben 8000 km l’anno da percorrere) e me la sono ritrovata in regalo (… dopo 5 anni funziona ancora benissimo). In quel periodo ho scoperto quanto sia dura modificare le proprie abitudini e soprattutto certe impostazioni mentali, specie per i meno giovani. Quest’ anno, dovendo cambiare l’ automobile di mia moglie, abbiamo deciso di andare su una ibrida. Ci siamo prima informati sugli incentivi statali e poi scontrati con la realtà. I contributi sono scarsi e con un budget limitato. In genere, lo stesso modello in versione benzina ha un prezzo inferiore, mentre per i veicoli  totalmente elettrici i costi sono ancora più elevati (oltre ai disagi per la poca diffusione delle colonnine di ricarica). Dunque, cercare di inquinare meno risulta essere un privilegio, ma questa non è una novità. La stessa cosa capita nei prodotti per la pulizia o l’ igiene personale. Quelli più ecologici costano il triplo rispetto ai “plasticoni” da supermercato. Nonostante tutto non ci siamo fatti scoraggiare e abbiamo acquistato la nostra prima ibrida.  Naturalmente non sono mancati gli “avvocati del diavolo” con le loro opinioni: “ho letto che le ibride non sono così ecologiche”; “le batterie costano un botto e sono delicate”; “ci  sono enormi interessi economici dietro al green”. Sono conscio di non viaggiare con un calesse trainato da cavalli e nemmeno con un veicolo futuristico ad idrogeno (infatti devo sempre fermarmi al distributore). TUTTO è business e TUTTO è soggetto a usura.  Però, dopo oltre tre mesi (e tre pieni !) posso affermare di essere contento della scelta. I Km in elettrico (su percorso urbano) raggiungono quasi il 60% e ci si dimentica di fare benzina. Questo dovrà pur essere un vantaggio per l’ambiente (?!). La prossima auto mi auguro che sia (finalmente) un’ elettrica o, ancora meglio, di non averne più bisogno. 

Pubblicato da paol1

@paoloandreuccetti1973

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1 commento

  1. Bravo Paolo.
    Aldilà della storia personale ciò che mi colpisce di più è che le scelte personali su cosa acquistare 1 contano davvero 2 possono fare la differenza 3 a volte fare una scelta a prima vista controcorrente non solo non è cosa impossibile, ma spesso comporta anche dei vantaggi più o meno immediati. È ovvio che un auto al giorno d’oggi è indispensabile (almeno 2 in famiglia) ma è vero che spesso se ne potrebbe fare un uso minore/migliore. Anche senza la tua scelta drastica.
    (solo a titolo di esempio: non è che il fatto che tu abbia una macchina ti impedisca di andare al lavoro in bici (magari ti evita di andarci sotto la pioggia etc etc)

    Matteo

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