Continuavano a chiamarlo .. “comunista”

A volte, mentre esprimo le mie visioni sulla crisi climatica e magari rompo le scatole ad amici e conoscenti che vorrebbero rilassarsi parlando di donne, calcio o vacanze , mi sento apostrofare con “ecco il solito comunista” . Sicuramente si tratta, nella maggior parte dei casi, di bonarie prese in giro. Comunque, un fondo di verità c’è sempre, anche negli sfotto’ . Comunista ? Magari al tempo della scuola e senza nemmeno capirne interamente il significato, ma oggi non mi riconosco nella definizione. Se penso al socialismo reale non credo sarei stato a mio agio nei paesi dove veniva applicato. E per quello che ho studiato della loro economia, lo sviluppo era basato sullo sfruttamento delle risorse naturali esattamente come nel capitalismo. Alla Natura poco importa che i mezzi di produzione siano in mano a privati o allo Stato. Invece, se ci si riferisce alla mia critica verso un modello dove “avere = essere” , allora posso capire, ma resto dell’idea che il termine non sia corretto. È possibile dividere le nostre abitudini in “destra” o “sinistra” come faceva ironicamente una vecchia canzone di Gaber ? Ad una persona di “destra” non importa se respira polveri sottili mentre passeggia ? È contenta se i propri figli nuotano dell’immondizia ? Ovviamente sono domande retoriche. Il pianeta è la nostra casa ed a tutti dovrebbe interessare mantenere la propria abitazione nelle migliori condizioni possibili, lasciandola integra per i propri figli. Al limite possiamo discutere sulle “ristrutturazioni” da fare. Queste classificazioni in fascisti, comunisti o democristiani, probabilmente fanno parte del nostro retaggio culturale di italiani come la pasta, l’espresso e il patriottismo ostentato (solo) quando gioca la nazionale. Negli anni il contesto sociale è profondamente cambiato, ma forse, per alcuni aspetti, siamo ancora il paese di Don Camillo e Peppone. Non ho mai letto i libri di Guareschi , però ho amato i film con Gino Cervi e Fernandel fin da piccolo. Devo ammettere che da bambino avevo una leggera preferenza per il sindaco forse perché, essendo cresciuto in una famiglia di operai, sentivo una maggiore affinità. Tuttavia il mio principale tifo è sempre andato all’amicizia dei protagonisti, così diversi e così simili. Ho sempre creduto nell’amicizia e ci credo ancora. Non giudico le persone dalla croce messa sopra un simbolo e so benissimo che , al di là delle battute di rito, gli amici mi ascoltano senza giudicare. Quindi continuerò a prendermi di buon grado del comunista (rompiballe) , anche se sono quello che non si ritrova in nessun partito (alle ultime elezioni, ahimè, non ho neppure votato) ; quello che non sopporta i tifosi della propria squadra; quello che manda i soldi a Legambiente, ma non compila il modulo per diventarne socio. Sono uscito molto male anche dalla mia esperienza di sindacalista . Oltre alla diffusa (e malcelata) ambizione dei militanti più attivi di “smettere di lavorare” , non so ancora se mi faceva più ridere o infuriare vedere quelli che ai Congressi prendevano la parola esordendo con un anacronistico “compagni”, per poi tornare a sedersi ed a chattare su Facebook infischiandosene degli interventi successivi. Alla faccia dell’interesse collettivo prima dell’individualismo ! Naturalmente ci sono anche persone che credono sul serio in ciò che fanno. Ed io credo in quelle persone, ma non sento il senso di appartenenza alle sigle o ai simboli. Non più . Questo è un mio limite, ma anche una forza. Sono sempre stato libero nelle mie idee e spero di continuare ad esserlo.

SOS : la Terra brucia !

Nel mio piccolo vorrei distogliere l’attenzione dalla “solita” crisi di Governo a favore di quella che, a mio parere, dovrebbe essere la notizia principale dei TG, ogni giorno. L’Artico sta bruciando. Non stiamo parlando di un fenomeno ristretto, ma di decine di incendi visibili dallo Spazio che in 2 mesi hanno già incenerito un’area boschiva delle dimensioni di Piemonte e Lombardia. La zona è così estesa (dalla Groenlandia, alla Siberia, all’Alaska) che per i pompieri è impossibile contenere l’avanzata delle fiamme. Questi roghi senza precedenti (si crede da almeno 10000 anni !) , favoriti dalle temperature straordinarie registrate a giugno, porteranno ad una serie di circoli viziosi peggiorando ulteriormente la situazione climatica mondiale. Oltre alla distruzione di un’ampia regione di quello che viene definito il “secondo polmone della Terra”, con la combustione di legname saranno immesse nell’atmosfera enormi quantità di CO2 contribuendo all’aumento del riscaldando globale. Ma ciò che spaventa di più è quello che accade sottoterra. Molti degli incendi siberiani stanno bruciando terreni di torba ricchi di carbone che è rimasto imprigionato nel suolo per migliaia di anni. Queste sono anche le zone del Permafrost ( il terreno perennemente ghiacciato) che ha immagazzinato nel tempo milioni di tonnellate di gas serra come il metano. Per non parlare della fuliggine che, se trasportata dai venti nell’Oceano Artico, annerirà la superficie dei ghiacciai diminuendone la riflettività ai raggi solari e facilitando così lo scioglimento. Insomma, uno scenario tutt’altro che rassicurante. Questa emergenza mi ha ricordato lo scorso anno quando ho avuto modo (mio malgrado) di assistere all’incendio sul monte Serra nel Pisano , con le fiamme visibili a decine di chilometri. Già quello, nonostante le dimensioni notevolmente inferiori, sembrava una porta aperta sull’Inferno. In quel caso la natura dell’incendio era dolosa (nell’Artico lo è “solo” indirettamente) ed ha continuato a bruciare per diversi giorni distruggendo la vegetazione di una ampia parte del monte. Tornando all’attualità, in mezzo a tutte le notizie drammatiche, mi sono imbattuto in una che mi è sembrata un’ oasi nel deserto. In India un milione e mezzo di volontari hanno piantato negli scorsi mesi 6 milioni di alberi in 12 ore per combattere l’inquinamento (leggi qui). Leggendola ho pensato ad una delle prime cose che ho fatto con mia moglie quando siamo venuti ad abitare nella nostra casa: piantare un ulivo. Poi, alla nascita di nostra figlia, è stata la volta di un ciliegio. Potrei vantarmi dicendo che è dovuto al mio spirito “green” , ma in realtà volevamo solo avere qualcosa da associare a momenti felici. Come un tatuaggio, ma nel terreno. Adesso credo che non importa quale sia stata la motivazione, l’importante è aver fatto qualcosa di buono che resterà anche dopo di noi. L’albero è da sempre utilizzato come simbolo della vita ed in questa “battaglia climatica” può essere il nostro più efficace alleato. Piantare più alberi sarebbe un buon inizio per vincerla. Potrebbe essere una bella idea (per chi ha la possibilità) piantare un albero per ogni nuovo nato. E perché no, magari anche per ricordare una persona che non c’è più. Un contributo ecologico alla nostra “casa” . Ognuno è autorizzato a toccare ciò che vuole, ma a me non dispiacerebbe essere ricordato (spero tra 100 anni !!) guardando un bel pino invece di una fredda “costruzione” di pietra o marmo .

Povero ed affollato Pianeta Terra

( Di Gabriele Franchini )

Ad una persona come il sottoscritto che dall’età di 6 anni è socio del WWF Italia  (ora ne ho 46) e si appassionò ai temi ambientalisti da allora compilando un album di figurine promosso dallo stesso wwf con le specie animali in via di estinzione, vengono i brividi a pensare al decadimento ambientale del pianeta Terra in questi 40 anni. L’elenco delle distruzioni ambientali avvenute, delle minacce attuali e future è troppo lungo, ma in questa sede mi voglio soffermare su un tema, peraltro delicato e che può generare antipatia , in prima istanza, verso lo scrivente. Ebbene voglio enfatizzare come ad oggi la più grossa minaccia per il pianeta (da cui poi altre minacce sono la conseguenza) sia proprio la crescita enorme della popolazione mondiale, trainata in primis dai paesi in via di sviluppo e più in generale dal continente africano e dall’Asia. Cito un dato: la popolazione africana ad oggi è circa 1,3 miliardi ma nel 2050 è prevista a ben 3 miliardi e 4 miliardi nel 2100 ! Lo so che mi accuserete di essere misantropo, forse razzista, egoista, etc ma io invece voglio parlare di scienza, di ambiente e di numeri. Con una popolazione mondiale attuale di 7,5 miliardi di persone, già ad oggi sfruttiamo il nostro pianeta ben al di sopra delle sue capacità di rigenerare le risorse consumate. Non a caso il così detto “Earth OverShoot Day” cade ogni anno in anticipo ed in questo anno già al 29 luglio; quindi la popolazione umana dal 30/7/19 sta consumando ogni giorno più risorse di quelle rigenerabili nell’anno. Ne deriva un saldo negativo globale ambientale, da cui si spiega la crescente deforestazione specie nelle aree tropicali (quelle con più densità di biodiversità) il progressivo impoverimento dei mari, il crescente consumo dei suoli sia per urbanizzazione e cementificazione che per l’agroindustria ( a tal proposito ricordo che il Brasile, nazione al mondo con più alto tasso di biodiversità, è ormai per il 60% un enorme distesa di agricoltura estensiva, di monoculture, infischiandosene della salvaguardia di ambienti naturali e specie animali e chi volesse “sfidarmi” su ciò, venga a casa mia e dal mio Pc con il banale programma Google Earth posso dimostrarlo). Parimenti ben si vede come la foresta amazzonica sia stata distrutta per circa un 40% della sua estensione originaria. Mossa dal business della coltivazione di soia, frumento e dell’allevamento, a fronte della crescente domanda mondiale di risorse alimentari. In 40 anni una fetta di foresta amazzonica grande come l’Europa è stata rasa al suolo, sostituita da campi per agricoltura estesa ed allevamenti, con un’estinzione di biodiversità impensabile. Sono cifre da brividi. Ma ancora più brividi mi vengono pensando che tale distruzione ambientale (tornando al mio album di figurine di 40 anni fa,  tale massiva estinzione di specie animali e vegetali per colpa dell’uomo è di una gravità inaudita ed unico dalla creazione della terra ad oggi), è ancora un antipasto!!!!  Vi spiego: nel 2050 la popolazione mondiale è prevista a ben 10 miliardi di persone, quindi 2,5 miliardi in più (dati ONU, qualsiasi motore ricerca Google  vi espone ciò) e 11 miliardi nel 2100. Ergo: come farà il Pianeta Terra , già oggi in grave deficit, a sopportare una tale crescita di popolazione umana che , unita anche alle crescenti esigenze di sviluppo dei paesi poveri, creerà fabbisogni sempre maggiori di cibo, di energia, di nuove terre da coltivare (e foreste da disboscare), di fiumi da imbrigliare per creare dighe, di nuove strade ed infrastrutture ?? Ed a quali costi può avvenire se non con ulteriore ed esponenziale estinzione delle specie animali, della distruzione di ambienti naturali, con la fine dei territori incontaminati, con il progressivo scioglimento dei ghiacciai ? Non sono misantropo, credo nell’uomo, ma ritengo che quanto sopra esposto deve diventare un “monito” nell’opinione pubblica, credo anche che i paesi in via di sviluppo debbano prendersi le loro responsabilità; è vero che il ricco Occidente, i 500 milioni di europei ed i 400 milioni di americani, ha sottratto molte risorse all’ambiente, ma lo scenario sta cambiando e un continente come l’Africa che diventerà di 4 miliardi di abitanti (se il pianeta non collassa prima!!!) deve assumersi responsabilità, cosi come Cina ed India con altri 3 miliardi di esseri umani. Se un aereo sta perdendo quota rischiando di schiantarsi, i vari piloti non possono litigare sulle colpe passate, ma devono utilizzare il poco tempo rimasto per evitare la catastrofe. Concludo dicendo che serie politiche di controllo della crescita demografica del pianeta aiuterebbero ad evitare l’aggravarsi del problema e se ciò sembra da un lato “misantropia”, lo è solo in apparenza, perché salvare il pianeta ed evitare catastrofi vuol dire consentire di dare spazio a più generazioni future, anziché far distruggere tutto da questa generazione del primo secolo del duemila. 

Siamo in troppi o ci sono troppi ricchi ?

Leggendo l’articolo di Gabriele (che ringrazio) non posso non concordare con tutta la sua premessa e i dati forniti (che sono oggettivi). Però , gli ho detto che avrei aggiunto questo mio pezzo, in quanto ho un diverso punto di vista sulle conclusioni. Sono andato a ricercare il mio libro universitario di “Sociologia dell’ambiente” (Tempi storici Tempi biologici) perché è da quel periodo che ho cominciato a considerare il problema. L’impennata degli ultimi 150 anni visibile sul grafico dell’andamento demografico fa impressione . 
All’inizio pensai che la principale soluzione ai problemi del pianeta, potesse essere una diffusa politica di controllo delle nascite, soprattutto nei paesi del Terzo mondo. È indubbio che ognuno di noi abbia un’ impronta ecologica e l’impatto totale dell’Uomo ne è la somma . Un dato che mi ha fatto meditare , però, è la diversa influenza che hanno le varie nazioni . Ad esempio i consumi di uno svizzero , mediamente, sono 40 volte superiori a quelli di un somalo. Quindi , se il 10% della popolazione mondiale (la più ricca) è responsabile del 50% delle emissioni di gas a effetto serra, mentre il 50% più povero ne produce solo il 10%, non è solo un problema di numero, ma di stile di vita. Teoricamente, per ottenere il medesimo risultato, basterebbe “far sparire” i 140 milioni di individui più facoltosi a fronte di 3 miliardi dei più umili. Sarebbe un bel risparmio di fatica .. ma non credo che l’ONU approverebbe una simile risoluzione. Provocazioni a parte, questo dovrebbe far riflettere. Siamo sicuramente in tanti, ma troppi rispetto a cosa ? Se vivessimo in totale armonia con la Natura come facevano i Lakota Sioux prima dell’avvento dell’ Uomo Bianco, probabilmente potremo superare anche i 20 miliardi di individui (??). Se il modello è quello occidentale, con le nostre esigenze di energia sempre crescenti , questo pianeta è inadeguato. Peccato che al momento non ce ne sia uno di scorta . Ammesso che si possa contenere la popolazione di Africa e Asia, siamo certi che questo non diventerebbe un alibi per continuare a sperperare risorse e ad inquinare ? In quel caso avremmo semplicemente procrastinato il problema. Soltanto cercando di vivere in modo diverso potremo trovare l’equilibrio. Lungi da me colpevolizzare gli occidentali , ma una cosa che ho notato, parlando con le persone, è che generalmente , a prescindere dal reddito, quasi tutti si lamentano della propria disponibilità economica. Questo è dettato da ciò che si può fare ed avere o da quello che si vorrebbe ? E quanto di tutto ciò è indotto dalla società in cui viviamo ? Vorremmo avere sempre qualcosa in più , ma qual’ è il livello “adeguato” ? Ronaldo ? Berlusconi ? Bill Gates ? Se, per assurdo, le persone “normali” avessero tali possibilità, per la Terra sarebbe un disastro ! 
Le razzie agli ecosistemi operate dai paesi avanzati non giustificano quelli in via di sviluppo ad imitarli. Ma, a mio parere, sono quelli storicamente più ricchi ad avere un dovere morale verso l’Umanità . Dovrebbero tracciare la linea da seguire, limitando gli sprechi ed azzerando le emissioni inquinanti. In più, dovrebbero concedere ai paesi arretrati le risorse finanziarie e tecnologiche che gli permettano di creare le infrastrutture necessarie per una vita dignitosa dei loro popoli (adattando queste esigenze ai cambiamenti climatici in corso). 
In fondo il modo più efficace per avere un controllo delle nascite (la storia insegna) è la diffusione dell’istruzione e il miglioramento delle condizioni di vita. 
Secondo l’ultimo rapporto dell ‘ IPCC dell’ 8 agosto scorso, i cambiamenti climatici porteranno a fenomeni atmosferici estremi, siccità, carestie e di conseguenza nuove guerre. Tutto questo aumenterà a dismisura i flussi migratori e a quel punto non basteranno tutti i Salvini del mondo per fermarli (leggi qui).

Riciclo o riutilizzo ?

Per adesso sono ancora nella fase in cui mi passano mille idee in testa e non ho uno schema preciso su cosa scrivere di volta in volta . Così vado ad istinto. Ho ricevuto diversi consigli tra cui quello di non focalizzarmi soltanto sui grandi temi , ma parlare anche del quotidiano. L’assist me l’ha fornito qualche giorno fa mia figlia di 8 anni . Come sempre siamo andati ad una fontana con le nostre bottiglie di vetro, ma una volta riempite, il manico di uno dei portabottiglie in plastica si è spezzato . Sonia c’è rimasta male e mi ha chiesto cosa potevamo fare. Io tranquillamente le ho risposto che dovevamo buttarlo e lei se ne è uscita con un inaspettato “mi mancherà“. La scena mi è sembrata molto buffa e mi è scappato da ridere, poi ho minimizzato dicendole che sarebbe bastato andare in un negozio ed acquistarne uno nuovo. La mattina seguente, mentre facevo colazione, guardando questo oggetto di plastica (non riciclabile) continuavo a rimuginare. Spesso diamo delle risposte ai bambini senza immedesimarci nel loro modo di pensare . Ed io non ero soddisfatto dell’episodio del giorno prima . Così quando Sonia si è svegliata le ho detto : ” Sai cosa facciamo oggi ? Ripariamo il portabottiglie giallo “. Sul momento non ha capito, ma poi l’ha visto sul tavolo con gli attrezzi e le è uscito un sorrisone spontaneo . Abbiamo cominciato a studiare il “caso” , io con la mia assistente. Dopo, ho preso la cinghia di una vecchia borsina fissandola con 4 viti come manico. Il lavoro non era di una difficoltà proibitiva ed esteticamente il risultato non è il massimo ( come si vede in foto ) . Comunque è funzionale e una volta alzato il contenitore con le bottiglie dentro, Sonia mi ha guardato come se fossi un genio del fai-da-te (ed io, naturalmente, non ho detto nulla per modificare questa idea ..) . Di solito siamo un po’ troppo “brillanti” nel buttare le cose rotte o solo vecchie nel bidone . Anche se un oggetto ha un valore modesto, non significa sia giusto farne un rifiuto (che andrà in discarica o in un termovalorizzatore) . Uno dei problemi più grossi riscontrato nelle nostre città è proprio lo smaltimento dell’ immondizia . La raccolta differenziata porta a porta è stata un grande passo avanti e l’Italia ha una percentuale rilevante (incredibile !). Il problema è che mancano gli impianti di trattamento per rigenerare i materiali recuperati ( leggi qui ). Spesso sono le famiglie a non fare una buona differenziazione , magari seguendo la leggenda metropolitana del “che lo faccio a fare, tanto buttano tutto nello stesso posto“. Così siamo costretti a mandarne una grande mole all’estero ( sostenendo notevoli costi ) . Anche gli oggetti che vengono effettivamente riciclati hanno comunque un “costo ambientale” . Non è che una bottiglietta venga fusa per poi essere rimodellata come creta. Se ne possono ottenere articoli diversi, ad esempio una coperta. Ma le domande che dobbiamo farci sono : quanta energia servirà per completare questo processo ? E quanta acqua ? Altro fattore che rischia di diventare determinante nei prossimi anni . Quindi riciclare è bene, ma riutilizzare è meglio. Limitare al massimo il consumo dei prodotti “usa e getta”, utilizzare borracce per bere, borse per fare la spesa, acquistare prodotti alimentari sfusi e detergenti (per la casa o per l’igiene) “alla spina” ne sono buoni esempi. Insomma, un ritorno al passato, ma non per necessità economica : per consapevolezza . Concludo dicendo che non si può riparare qualsiasi aggeggio in casa, magari dopo una giornata di lavoro. Però, quando si ha un po’ di tempo .. . Io ho vissuto un bel momento padre-figlia. Ci siamo divertiti. In aggiunta nutro la convinzione che sia stato anche educativo. Probabilmente molto più di una qualsiasi paternale .

Greta, i gretini e una nuova speranza (seconda parte)

I leader politici che hanno ricevuto Greta (Thunberg) sono stati molto criticati, ma lo è stato soprattutto Papa Francesco. In questo caso faccio fatica a capirne i motivi. Il pontefice, dal primo giorno del suo insediamento, si è dichiarato sensibile alla causa ambientale . La sua enciclica del 2015 “Laudato si’ ” ( titolo in omaggio a S.Francesco ed il suo “Cantico delle creature“) parla esplicitamente di rispetto per l’ambiente ed auspica un cambiamento del nostro stile di vita. In più ha sempre sostenuto i giovani. Quindi : 2 + 2 .. . E chi ha storto il naso dicendo che “avrebbe fatto meglio ad ospitare i poveri” vorrei fosse più preciso. Il “capo mondiale dei poveri” o tutti quanti ? Secondo l’ultimo rapporto della FAO ci sono 820 milioni di persone nel mondo che soffrono la fame (leggi qui). Mi sembrano abbastanza indigenti , ma forse starebbero un po’ strettini in Vaticano. Chi sostiene queste opinioni non si rende conto che proteggere l’ambiente è difendere i più deboli . Invece, sono pienamente d’accordo con chi sostiene che Greta non sia una Santa . Certo che non lo è ! E perché dovrebbe esserlo ? Se i Santi fossero gli unici ad avere il diritto di essere ascoltati, allora ci sarebbero parecchie scene mute . E poi la storia insegna che non è una garanzia. Oltre ai numerosi martiri , sarà mai vissuto sulla Terra qualcuno più giusto di Gesù Cristo ? Eppure non mi risulta abbia avuto un grande ascolto in vita. Greta è una persona ed in quanto tale soggetta ad errori come tutti (siamo sempre indulgenti con noi stessi , ma pretendiamo da chi si espone che sia integerrimo). In più è una teen-ager e potrebbe avere dei “colpi di testa”. Ad esempio, se si innamorasse e decidesse di mollare tutto, cosa accadrebbe ? Sarebbe tutto cancellato ? Sono convinto di no . Ormai non guardo più i confronti elettorali in TV perché si sono ridotti ad una sorta di duello verbale tra 2 persone in cui prevale il più “forte”. Siamo abituati a mitizzare i singoli per il loro aspetto, carisma o potere, spesso mettendo in secondo piano le loro idee. Sono le idee che contano, non importa chi le sostiene. E tutti dovremmo appropriarci di quelle che riteniamo giuste e cercare di diffonderle. Ormai Greta non è più sola con un cartello. Ci sono migliaia di ragazzi (e non) che condividono la sua visione. Questa è una grande risposta per tutte le persone convinte che i giovani d’oggi (i millennials) siano solo bamboccioni buoni a giocare col cellulare. Gli adulti devono credere in questi ragazzi e nei propri figli. Ma soprattutto devono aiutarli . I gretini (che spesso vengono presi in giro per la facile rima) sono tutt’altro che stupidi ed hanno alzato la voce per farsi sentire. Non c’è un’età in cui si diventa persone. Lo si è da appena nati e loro hanno gli stessi diritti degli adulti di manifestare per il futuro (probabilmente ne hanno di più). Lo dico con un po’ di vergogna perché alle superiori non ero proprio un’attivista , ma vorrei poter tornare indietro con gli anni (oltre agli ovvi motivi) per essere un gretino .

Greta, i gretini e una nuova speranza (prima parte)

Detta così sembra il titolo di un film, invece si tratta di un “fenomeno” reale. Parlo di Greta Thunberg e dei ragazzi che la seguono. Greta è una ragazzina svedese che ha riscosso l’attenzione dei Media con un’iniziativa tanto semplice quanto efficace. Nel 2018 ha iniziato a scioperare da scuola ogni venerdì per stare seduta davanti al Parlamento del proprio paese, con in mano un cartello su cui era scritto “sciopero per il Clima”. In principio è stata un’iniziativa isolata, ma poi, grazie ad Internet, in poche settimane le sue immagini sono diventate “virali” tra i ragazzi di tutto il mondo ed hanno portato ad iniziative di protesta diffuse. Il movimento che ne è derivato ha assunto il nome di #Fridays for Future . Ovviamente questo repentino ed inaspettato successo di Greta ha generato le più disparate opinioni : chi vorrebbe santificarla, chi strumentalizzarla o chi denigrarla. Io non sono un maestro della suspense e quindi dico subito che a me , semplicemente, Greta piace. Ho provato a leggere varie ipotesi in proposito e ho trovato molta acredine sul suo conto. Questo mi ha fatto pensare che , in ogni caso, anche una sedicenne può far paura . Preferisco non citare Feltri che comunque ringrazio, perché mi fa sognare di poter diventare il direttore di una testata. Ma anche dai giornalisti si può leggere di tutto. C’è chi l’ha definita “un esperimento di ingegneria sociale” ed ipotizza sia manovrata dagli interessi della green economy che muovono miliardi di dollari (leggi qui). C’è chi vede con sospetto il legame tra la madre ed il WWF. Chi pensa che questa pubblicità (gratuita) sia servita per incrementare le vendite del libro “La nostra casa è in fiamme” . Io ho letto il libro e lo consiglio a tutti . Ha una semplicità disarmante nel parlare dei grandi temi del cambiamento climatico ed arriva dritto al punto. In realtà è scritto per la gran parte dalla madre di Greta e alterna le problematiche globali a quelle familiari in cui tutti si possono riconoscere. È possibile che sia stato creato tutto ad arte per vendere libri ?La madre di Greta (Malena Ernman) in patria è una famosa cantante d’opera (parliamo di una famiglia benestante) e non credo sarebbe saggio rischiare la reputazione per qualche diritto d’autore (che peraltro hanno dichiarato di devolvere in beneficenza). Inoltre, dei genitori infilerebbero in un simile tritacarne mediatico le propria figlie adolescenti e con disturbi di autismo (a Greta è stata diagnosticata la sindrome di Asperger, a Beata, la sorella, l’ADHD) ? Il mondo è pieno di persone senza scrupoli, ma da padre spero di no. Sulle teorie delle “onnipotenti” Onlus e dei “poteri forti” che vorrebbero sovvertire l’ordine economico mondiale e spostare fondi nell’industria del clima , mi chiedo : sul serio esistono poteri più forti dei colossi petroliferi che da decenni finanziano delle vere e proprie campagne di disinformazione utilizzando ossimori come “benzina verde” o “carbone pulito” (..) ? Beh, se anche così fosse, personalmente preferirei far arricchire chi inquina un po’ meno rispetto al contrario (ma questa è una provocazione).

Mammiferi o virus ?

“Desidero condividere con te una geniale intuizione che ho avuto durante la mia missione. Mi è capitato mentre cercavo di classificare la vostra specie. Improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi : tutti i mammiferi di questo Pianeta d’istinto sviluppano un naturale equilibrio con l’ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate , finché ogni risorsa naturale non si esaurisce . E l’unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo che adotta lo stesso comportamento, e sai qual’è ? Il virus . Gli esseri umani sono un’infezione estesa, un cancro per questo pianeta : siete una piaga. E noi siamo la cura. ” Questa non è mia, ma è tratta dal film Matrix del 1999. Ci troviamo in un ipotetico futuro post apocalittico dove gli esseri umani hanno dato prova del loro istinto autodistruttivo. Infatti, sono stati ridotti a schiavi dalle I.A (Intelligenze Artificiali) nella realtà virtuale denominata Matrix, appunto, e usati come semplice carburante (che ironia !). Il pezzo citato è parte del monologo dell’agente Smith (un programma di sicurezza) rivolto a Morpheus (capo della resistenza umana). La pellicola, che resta una delle mie preferite del genere è, a distanza di 20 anni, più che mai attuale. In particolare, però, all’epoca rimasi colpito da queste parole, nonostante non avessi ancora sviluppato le convinzioni attuali. Ricordo che mi restò impressa la crudezza del concetto, ma anche la sua logica. Pensai a come si potesse controbattere, ma il dubbio persistette. Dopo due decenni e la (presunta) maturità, direi che quel dubbio si è trasformato in una quasi certezza. Sono arrivato a pensare che gli esseri umani (di cui faccio parte) “non mi piacciono” o che “meritiamo l’estinzione“. Dico “quasi” perché poi vedo mia figlia mentre gioca o mi fa domande per soddisfare la sua curiosità, penso alle tante persone a cui voglio bene ed in cui credo ciecamente. Allora mi rendo conto che ho perso la fiducia nell’umanità e nella strada che ha intrapreso, ma non nelle singole persone. Ed è da queste che potrebbero partire nuovi stimoli. Una serie di comportamenti virtuosi messi in atto da poche persone, potrebbero far si che altri li seguano allargandosi a macchia d’olio. E da qui sviluppare una nuova coscienza sociale sensibile alla salvaguardia dell’ambiente. Questa dovrebbe (anzi, dovrà) essere quello di cui abbiamo bisogno : la cura.

A volte negare (non) si può

Pluralismo e libertà d’espressione sono principi indiscutibili in democrazia. Una categoria , però, che mi fa incazzare, è quella dei negazionisti. Questi, a mio parere, si limitano a ridicolizzare le idee altrui stravolgendo dei fatti, senza esprimere realmente le proprie. Ad esempio, i negazionisti dell’ Olocausto sostengono che tutto quanto ci è stato insegnato in proposito sia stato volutamente ingigantito a fini propagandistici. Mi sono sempre chiesto come si possa negare un comprovato avvenimento storico (relativamente recente) sul quale esistono migliaia di testimonianze con libri, foto, e filmati a documentarlo. In un classico dibattito televisivo, sentii un tizio (appartenente a qualche gruppo di estrema destra) perorare queste tesi con calcoli matematici sul numero di prigionieri nei Lager ed il tempo necessario ad areare le camere a gas (!!) . Avrebbe fatto più bella figura (si fa per dire) a dichiarare che Hitler “ha fatto bene” e magari suggerire agli attuali governi di seguire il suo esempio ed applicarlo agli indesiderati della nostra società (opinione che traspariva chiaramente) . Ma ovviamente non poteva dirlo . Oltre alla disapprovazione dell’opinione pubblica , avrebbe dovuto affrontare le conseguenze legali. La stessa cosa accade per i negazionisti dei cambiamenti climatici . Si può negare che Ronaldo sia il miglior calciatore del mondo, se preferiamo Messi, o che il gelato alla cioccolata sia migliore di quello alla crema. Ma come si possono negare dei dati oggettivi ? Come si può non ammettere che la temperatura globale stia aumentando, che i ghiacciai si sciolgano, che l’anidride carbonica presente nell’atmosfera e nei mari sia in crescita e che ogni giorno scompaiano centinaia di specie ? E, infine, come si può contestare che tutto questo sia di origine antropica (cioè dovuto alle attività umane) ? Il report dell’ IPCC ( Intergovernmental Panel on Climate Change) del 2018, cioè l’organo leader mondiale per la valutazione della scienza relativa ai cambiamenti climatici, parla chiaro sui rischi e le misure da mettere in pratica (http://www.ipcc.ch/report/sr15/). Questi sono dati facilmente reperibili e sui quali concorda la stragrande maggioranza della comunità scientifica internazionale (anche se qualcuno che ci dice “va tutto bene” lo si può trovare pure lì). A quei buontemponi , siano giornalisti, politici o dirigenti di multinazionali, che riprendono fiato ogni volta che in qualche zona del mondo arriva un po’ di freddo o il simpatico D.Trump, il quale a gennaio con un tweet ha preso in giro chi denunciava il cambiamento climatico commentando l’ondata di gelo negli Stati del Midwest , consiglierei di documentarsi meglio sulla differenza tra meteo e clima. Mi sembra ovvio, però, che queste posizioni non siano solo il frutto di ignoranza, ma di egoismi ed interessi personali. Quindi, sarò poco democratico, ma per queste “opinioni” non ho alcun rispetto.

Perché parlare di ambiente ?

Partiamo da un presupposto : l’ambiente non può essere un qualsiasi argomento politico per il quale si schierano i favorevoli ed i contrari. È di tutti . Stiamo vivendo la peggior crisi climatica dell’era moderna e la principale causa è il nostro stile di vita . Fino a un secolo fa nessuno avrebbe potuto prevedere una simile situazione, perché non era immaginabile che il bisogno di energia sarebbe aumentato in modo esponenziale e che avremmo fatto un overdose di combustibili fossili. Sarebbe stato come parlare di fantascienza. Ma oggi i dati ci sono, si conoscono le cause del problema e le soluzioni per scongiurarlo. Secondo uno studio dell’ONU ci restano circa 12 anni prima che l’aumento della temperatura globale porti a cambiamenti climatici irreversibili con drammatiche conseguenze per la vita sulla Terra (quindi anche la nostra) . Per evitare questo scenario, l’accordo di Parigi del 2015 ha stabilito che dovremmo ridurre le emissioni di CO2 progressivamente entro il 2020 (praticamente domani !) fino ad arrivare a 0 nel 2050 . Il tutto per contenere l’aumento delle temperature entro i 2° C (meglio se 1,5) rispetto all’epoca preindustriale. Queste notizie dovrebbero essere sufficienti per allarmare chiunque, dai governi all’ultimo dei cittadini. Invece, nulla. Ascoltando gli organi di informazione, del clima si parla (qualche volta) dopo le notizie finanziarie, la cronaca nera o gli scandali politici . Un po’ di più quando ci sono giornate particolarmente calde o nei casi di fenomeni atmosferici violenti . Allora si racconta dei danni o delle vittime, poi la spinta si esaurisce in pochi giorni. Ho visto persone “comuni” avere crisi isteriche per l’aumento dello spread , ma sull’inquinamento la preoccupazione non sembra così elevata. D’altronde, “se non se ne parla troppo , vuol dire che non esistono grandi pericoli”. Ma certo ! Così come le aziende alimentari ci parlano dei rischi sulla salute degli additivi che ingeriamo tutti i giorni o i produttori di telefonia ci spiegano gli effetti delle onde a radiofrequenza sul nostro cervello. Mi viene il dubbio che sugli argomenti riguardanti la “macchina dei soldi” si preferisca soprassedere o al limite edulcorare la realtà. È per questo che dovremmo cercare nuove forme di informazione. Anche chi pensa che prima o poi verranno inventate macchine miracolose come mega-aspirapolvere per ripulire l’aria e i mari, o che viaggeremo su auto ed aerei alimentati a succo di limone… beh, questa per molto tempo resterà fantascienza. Difficilmente la causa di un problema può esserne anche la soluzione. Ci troviamo nell’attuale contesto perché siamo andati troppo avanti ed avanzare ulteriormente non risolverà nulla. Probabilmente, dobbiamo fare un passo indietro.